Mentre la fine del 2025 è stata caratterizzata da speculazioni, tra debacle societarie di alto profilo e ingenti emissioni di debito legate all’intelligenza artificiale, l’attenzione si sposta sul 2026. Alex Veroude, Global Head of Fixed Income di Janus Henderson Investors è chiaro: non bisogna confondere le singole crisi aziendali e le mutevoli dinamiche di offerta con la fine del ciclo del credito.
Il quadro economico resta sostanzialmente favorevole all’obbligazionario, ma l’imperativo per l’investitore è uno: costruire resilienza nel portafoglio.
Stati Uniti: tra feste nazionali e politica fed
Gli Stati Uniti si preparano a celebrare i 250 anni di indipendenza, e l’ottimismo non è solo a livello di festeggiamenti. Diversi fattori dovrebbero sostenere l’attività economica nel 2026:
- Benefici fiscali: consumatori e aziende sentiranno l’effetto degli sgravi fiscali previsti dal One Big Beautiful Bill Act.
- Deregolamentazione che può potenzialmente dare una spinta alle fusioni e acquisizioni.
- Politica Monetaria: si prevedono ulteriori tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve (Fed).
La Credibilità della Fed al bivio
Il mandato di Jerome Powell si avvia verso la fine nel 2026 e la Casa Bianca è favorevole a un presidente del “Team Trump”, che implicherebbe una politica monetaria tendenzialmente accomodante, compatibilmente con la crescita economica e il tasso di inflazione.
“Date le incertezze sulle prospettive a lungo termine, tendiamo a privilegiare titoli a scadenza più breve, con una gestione più tattica della duration e quindi della sensibilità ai tassi” afferma Veroude.
Altrove, la politica monetaria resta favorevole. La Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Europea probabilmente sospenderanno ulteriori tagli, mentre il Brasile vedrà riduzioni. L’unica anomalia notevole sarà la Banca del Giappone, che continuerà il suo processo di normalizzazione con probabili aumenti dei tassi.
L’onda d’urto del debito AI
Nel 2026 il mercato dovrà assorbire una quantità ingente di finanziamenti legati all’AI, in particolare per i data center.
Si prevede che le stime sulla spesa in conto capitale globale per le infrastrutture AI (fino a 3-4 trilioni di dollari entro il 2030) supereranno il cash flow interno delle aziende tecnologiche. Ciò richiederà massicci finanziamenti di debito, spingendo la tecnologia ben oltre la sua attuale quota del 7% nel mercato Investment Grade (IG) statunitense.
Secondo Veroude “possono emergere opportunità nei settori che beneficiano della spesa per l’AI, come i servizi pubblici, dove i ricavi sono stabili”.
Gli effetti sugli spread
Date le dimensioni dei finanziamenti AI ci si aspetta una pressione a rialzo sugli spread nel 2026, ma l’Europa potrebbe essere meno colpita rispetto agli Stati Uniti. In ogni caso gli obbligazionisti Investment Grade dovrebbero rimanere al sicuro, perché molti hyperscaler partono da una posizione di indebitamento netto bassa e hanno flussi di cassa operativi solidi.
“Nonostante la potenziale pressione a rialzo sugli spread societari nel 2026, i fondamentali sembrano solidi: la leva finanziaria è in linea con la media decennale e la copertura degli interessi è elevata sia per l’IG che per l’High-Yield. Le aspettative di utile per il 2026 sono positive, mantenendo contenuti i default” spiega Veroude.
Attualmente comunque, gli spread creditizi sono a livelli storicamente bassi per il credito societario, in questo contesto la gestione attiva diventa cruciale. Fino a quando i fondamentali reggono, il periodo di spread bassi potrebbe comunque continuare più a lungo.
Le opportunità di diversificazione in un portafoglio resiliente
In tale scenario, gli asset cartolarizzati, con spread più vicini ai livelli medi, continuano a offrire un rendimento interessante. CLO (Obbligazioni Garantite da Collaterale) AAA, ABS (Asset-Backed Securities), MBS di Agenzia e Credito Residenziale al momento non espongono ad un rischio eccessivo, grazie alle modifiche normative che potrebbero portare a potenziali riduzioni delle ponderazioni del rischio e ai fondamentali pressoché solidi.
A sua volta Il mercato del credito privato continua a espandersi, attirando istituzioni in cerca di potenziale di reddito e rendimenti corretti per il rischio. Anch’esso gioca un ruolo nella costruzione delle infrastrutture tecnologiche, ad esempio nel fintech.
I recenti fallimenti non sono segnali di problemi sistemici, ma piuttosto il risultato ritardato dell’aumento dei tassi su società eccessivamente indebitate e di una supervisione carente.
Per il 2026, il successo nel credito privato si baserà su: solida strutturazione delle operazioni, rigorosa supervisione e trasparenza.

