Per gli investitori interessati al mondo obbligazionario ma, allo stesso tempo, a rendimenti elevati, i titoli high yield si dimostrano spesso un’alternativa interessante, ancora di più negli ultimi anni. Guardando solo allo scorso anno, nel 2024, queste obbligazioni hanno registrato rendimenti elevati, con una crescita significativa sia negli Stati Uniti che in Europa. Fondamentali delle società solidi, bassi tassi di default e una forte domanda da parte degli investitori in cerca di rendimenti elevati sono stati, senza dubbio, i tre ingredienti del loro successo. Ora che gli spread si stanno restringendo, questo trend positivo è destinato a finire?
Che sia chiaro, i bond high yield non saranno mai investimenti a rischio zero: dal momento che sono strettamente legati alle condizioni economiche e finanziarie delle imprese, di fronte a una recessione o una crisi significativa, il rischio di volatilità e di default continua ad essere presente.
Rispetto al passato, però, le obbligazioni high yield si stanno trasformando, ridefinendo il loro ruolo nel panorama degli investimento a reddito fisso. La qualità del settore continua a registrare un miglioramento. I dati evidenziano come la quota di bond con rating BB sia aumentata sensibilmente sia negli Stati Uniti che in Europa: “In Europa, il 66% del mercato aveva un rating BB alla fine del 2024, mentre negli Stati Uniti oltre il 50% del mercato aveva questo rating. Un decennio fa, il rating medio di entrambi i mercati era pari a una singola B. Ciò evidenzia una tendenza costante al miglioramento della qualità del credito che si è verificata nel tempo”, spiegano gli esperti di Insight Investment, società di BNY Investments, specializzata nel reddito fisso. Insomma, se nel passato si parlava di questi come titoli ‘junk’, oggi le società high yield hanno dimostrato una notevole capacità di recupero e i cambiamenti strutturali del mercato potrebbero giustificare spread più bassi di quelli storicamente osservati.
Prendiamo come esempio il mercato statunitense: sebbene la leva finanziaria – che misura il livello di indebitamento di una società rispetto agli utili, agli interessi e alle svalutazioni – sia aumentata rispetto a 3,98, ovvero i minimi toccati nel 2023, questa continua a collocarsi ben al di sotto della media di lungo periodo che si attesta a 4,3. Infatti, dopo un periodo molto stressante e di indebitamento, come quello pandemico, con la riapertura delle economie e la ripresa dei ricavi, i profitti delle aziende si sono ripresi, spingendo al ribasso la leva finanziaria. Allo stesso tempo, la riduzione della leva finanziaria ha permesso alle imprese di godere di una copertura degli interessi molto sana.
Insomma, ovunque si guardi, che sia al rating, alla leva finanziaria o alla copertura degli interessi, la qualità del credito è nettamente superiore. Questo mix virtuoso si è tradotto in una riduzione dei tassi di default. Guardando ai dati, “negli ultimi 25 anni il tasso medio di insolvenza a 12 mesi per i titoli high yield statunitensi è stato del 3,4%, mentre dopo la crisi finanziaria globale del 2008 è stato del 2,5%. Alla fine del 2024, il tasso di default si è attestato all’1,5% negli Stati Uniti e all’1,8% a livello globale, entrambi ben al di sotto della media di lungo periodo”, sottolineano gli esperti di Insight Investment. Sembra che oggi più che mai, i mercati ad alto rischio siano diventati più resistenti, rendendoli potenzialmente più interessanti anche rispetto ai titoli di Stato. Basti pensare che negli ultimi vent’anni, gli indici high yield hanno generato rendimenti negativi in solo sei di questi. Rendimenti che poi sono stati ampiamente compensati nell’anno immediatamente successivo.
Mentre la posizione del mercato high yield si rafforza e i rendimenti diventano sempre più interessanti, cambia anche il tipo di investitore che decide di aggiungerli al portafoglio. Fino ad una decina di anni fa, questi titoli erano, per lo più, acquistati da clienti retail. Oggi, invece, oltre il 47% della base di investitori è istituzionale; gran parte di questa opta per allocazioni di lungo termine, contribuendo così alla stabilità del settore.
Se l’elevato livello dei rendimenti, la migliore qualità del credito, il basso livello di default e un track record ventennale di rendimenti positivi non bastassero, il mercato high yield offre anche una profonda diversificazione settoriale. I titoli finanziari, che dominano il mercato investment grade, rappresentano una quota inferiore nell’universo high yield, riducendo il rischio di concentrazione in settori altamente regolamentati. Questo aspetto è particolarmente rilevante per gli investitori alla ricerca di una maggiore esposizione a settori ciclici, spesso caratterizzati da rendimenti più elevati.
Tutti questi aspetti fanno ben sperare nel settore: “ci fanno ritenere che i flussi di investimento istituzionali continueranno a confluire verso questa asset class. Di conseguenza, riteniamo che gli spread high yield possano rimanere ben ancorati, a meno che non si verifichi una recessione significativa o una crisi di mercato”, concludono gli esperti di Insight Investments.

