Il 2024 è stato un anno sorprendente per i mercati, che hanno mostrato una nuova forza e trovato stimoli per crescere. A settembre, dopo l’attesissimo primo taglio dei tassi di interesse della Federal Reserve, i mercati erano euforici. Euforici sì, ma comunque realistici: il sogno di tornare a tassi zero nel breve periodo si è definitivamente dissolto. Anzi, alla luce della crescita del mercato e della recente rielezione di Donald Trump, è probabile che la velocità dei tagli sia inferiore rispetto alle aspettative di qualche mese fa.
Guardando al mercato del credito, secondo gli esperti di Man Group, questo sembra trovarsi in un braccio di ferro tra rendimenti interessanti e spread ristretti. L’elezione del tycoon ha alimentato un notevole rally per il settore, ma i mercati investment grade statunitensi hanno toccato il minimo storico di 73 punti base.
Cosa aspettarsi per il 2025?
Sicuramente gli investitori dovranno abituarsi a convivere in un contesto di tassi alti più a lungo, una sfida che potrebbe avere un impatto significativo sui fondamentali delle aziende. Analizziamo le prospettive per i principali settori del credito.
Investment grade: tra dazi e deregolamentazione
Sebbene i dettagli della politica repubblicana per i prossimi quattro anni non siano ancora chiari, sicuramente alcune tematiche avranno un impatto rilevante sul mercato del credito. Tra queste, i dazi rappresentano un rischio significativo. Le promesse elettorali di Trump di imporre dazi fino al 60% per la Cina e al 25% per Messico e Canada potrebbero essere viste come tattiche negoziali, ma i rischi rimangono.
“Da oltre un anno sottopesiamo pesantemente il settore automobilistico e i produttori in generale a causa della sopravvalutazione dei settori ciclici. L’esito per i servizi è meno chiaro, ma continuiamo a privilegiare i titoli finanziari, soprattutto in Europa”, spiegano gli esperti di Man Group.
Un altro tema cruciale è quello della deregolamentazione, che potrebbe influenzare fortemente il comparto investment grade negli Stati Uniti. Il nuovo governo sembra propenso a indebolire le norme antitrust, aprendo scenari di maggiore concentrazione di mercato.
“A questo punto del ciclo, riteniamo prudente mantenere un basso beta creditizio rispetto ai mercati più ampi, concentrandoci su titoli capaci di offrire un carry di rendimento superiore ai benchmark”, aggiungono gli esperti.
High yield: fondamentali solidi e politiche migratorie
In un contesto di tassi alti prolungati, solitamente aumentano le insolvenze nel credito sub-investment grade. Tuttavia, il 2025 potrebbe rappresentare un’eccezione grazie a diversi fattori. L’economia statunitense continua infatti a dimostrarsi resiliente, compensando i maggiori costi di finanziamento, mentre i fondamentali del credito rimangono solidi.
Secondo gli esperti di Man Group, un aspetto spesso trascurato ma cruciale riguarda le politiche migratorie. “L’immigrazione è stata uno dei principali fattori di crescita della forza lavoro statunitense, e misure più severe potrebbero rappresentare venti contrari per la crescita nei prossimi 12 mesi”. Mentre il mercato statunitense affronta questi rischi, quello europeo potrebbe offrire maggiore stabilità.
Infine, è importante notare che una parte significativa del mercato high yield, in particolare i titoli BB, viene scambiata con uno spread inferiore a 300 punti base. Quest’area, caratterizzata da scarsa convessità, potrebbe essere da evitare per il momento.
Debito dei Paesi emergenti: geopolitica e inflazione
Mentre l’economia statunitense celebra una crescita sostenuta, i mercati emergenti affrontano sfide significative. La minaccia di tariffe più alte e un dollaro forte potrebbero innescare un atterraggio duro per molte economie in via di sviluppo. I dazi e il deprezzamento delle valute locali aumentano l’inflazione e riducono il margine di manovra per le banche centrali locali.
Questo significa che i mercati emergenti devono essere esclusi dai portafogli? Non necessariamente. La selezione accurata è fondamentale. “Complessivamente, l’EM FX si è indebolito del 6,2% nel 2024 in termini nominali. Questo, insieme al calo dell’inflazione, ha contribuito a correggere la sopravvalutazione di alcune valute a più alto rendimento, come il peso messicano, il peso colombiano e il real brasiliano”, spiegano gli esperti.
Nonostante la contrazione di 17 punti base dello spread del JP Morgan Emerging Markets Bond Index, arrivato a 302 punti base, è importante considerare l’impatto dell’inclusione del Venezuela, un Paese in default, che distorce il dato complessivo. Senza questo elemento, lo spread si attesterebbe a 242 punti base.
Guardando al 2025, è certo che l’aumento della volatilità dei tassi core, segnali di inflazione negli Stati Uniti, il rischio di una guerra commerciale e le tensioni geopolitiche continueranno a influenzare significativamente i mercati emergenti.
Conclusione
Il 2025 si preannuncia come un anno di grandi sfide per il mercato del credito, tra tassi alti, rischi geopolitici e cambiamenti normativi. La selezione accurata degli investimenti e una gestione prudente saranno cruciali per navigare un contesto complesso e ricco di opportunità.
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