I loans come via alternativa nell’obbligazionario, ecco perché

Con l’avvio della politica di allentamento monetario da parte della Bce, il mercato dei crediti emerge come un’interessante strategia alternativa per investire nel settore obbligazionario. Ver Capital ha condiviso le sue prospettive su questa opportunità

Ora che l’allentamento monetario, seppur a un ritmo più lento del previsto, si è avviato nell’Eurozona, con il primo taglio dei tassi annunciato lo scorso 6 giugno dalla Bce, ci si interroga se e come aggiustare il proprio portafoglio, soprattutto nella parte di reddito fisso. Lo abbiamo chiesto a Davide Cingi, portfolio manager di Ver Capital SGR, società di gestione del risparmio appartenente al gruppo Sienna IM.

Il taglio dei tassi della Bce, il primo dell’era Lagarde, cosa comporta per l’obbligazionario?

Il recente annuncio di politica monetaria da parte della Bce non ha generato scossoni sui mercati finanziari, che scontavano ampiamente la svolta. La nostra view, quindi, non cambia e rimane positiva sia per l’azionario, sia per l’obbligazionario. Tuttavia, bisogna considerare che siamo entrati in una nuova fase che può richiedere qualche riflessione strategica in più e anche qualche aggiustamento di portafoglio, soprattutto nella parte del reddito fisso. Ad esempio, crediamo sia il momento giusto per allungare in maniera moderata la duration e per guardare a quei segmenti obbligazionari meno influenzati dalle dinamiche dei tassi, come il mercato del credito privato, in particolare ci riferiamo ai Broadly Syndicated Loans (“BSL”).

Approfondiamo questa strategia alternativa, in cosa consiste e perché potrebbe essere più interessante?

In questo contesto di tassi, che rimarranno probabilmente più alti per più lungo tempo anche se decrescenti lungo la curva, vediamo favorevolmente l’asset class dei corporate loans europei. Si tratta della parte più liquida del private debt, perché riguarda asset che, sebbene siano tradati over-the-counter, risultano molto liquidi grazie alla size media elevata delle emissioni (>€1bn) e alla presenza delle banche di investimento e broker che fungono da market makers. Essendo un’asset class 100% a tasso variabile, le sorprese leggermente al rialzo o al ribasso riguardanti l’inflazione, i dati del lavoro o altri dati chiave che possono spostare molto il mercato azionario e in misura consistente anche l’obbligazionario, non impattano invece in maniera eccessiva i loans. Diretta conseguenza di ciò è una volatilità storicamente molto contenuta, a fronte di rendimenti decisamente attrattivi nell’attuale contesto di mercato: nel 2023 l’asset class ha infatti chiuso l’anno con un ritorno in doppia cifra (13.3%). Con l’Euribor che dovrebbe restare stabilmente sopra il 3% anche quest’anno, a cui si aggiunge uno spread medio nell’intorno dei 450 bps, investire in questo settore può quindi garantire rendimenti interessanti anche nel prossimo futuro.

Quali indicatori bisogna osservare per intercettare le migliori opportunità tra i loans?

Considerando che il rendimento dei loans deriva per la maggior parte dal coupon e non dai guadagni in conto capitale, è cruciale concentrarsi sul singolo emittente e condurre un’accurata analisi fondamentale. In particolare, gli indicatori da osservare più da vicino sono l’Ebitda su oneri finanziari e il flusso di cassa operativo su oneri finanziari, utili per comprendere se la società emittente sarà in grado di sostenere il servizio del debito nel medio-lungo periodo. Questo aspetto ha assunto una crescente importanza negli ultimi anni, perché se fino a 24 mesi fa il costo del denaro pari a zero rendeva sostenibile quasi ogni tipo di struttura finanziaria, oggi l’attuale livello dei tassi complica non di poco la situazione. Di contro, suggerisco di osservare meno i dati macro, che sono sì importanti ma generalmente non guidano i rendimenti dei loans, soprattutto nel lungo periodo e all’interno di un portafoglio attentamente selezionato dal gestore.

A quale tipo di investitore è adatta questa classe di attività?

Si tratta di strategie alternative e strumenti dedicati per lo più al mondo istituzionale. Esistono però alcune soluzioni accessibili agli investitori retail con patrimonio elevato: si tratta di fondi alternativi aperti a liquidità mensile che richiedono un taglio minimo di ingresso intorno ai 125mila euro. Inoltre la normativa ELTIF permette di costruire prodotti destinati anche ad una clientela di fascia più bassa, permettendole di prendere esposizione in via ancillare all’asset class dei BSL, con tagli minimi a partire da €10mila. Allocare una parte del proprio capitale su questa classe di attività può quindi risultare molto interessante, anche perché è una delle poche non solo in grado di proteggere il capitale da eventuali sorprese al rialzo dell’inflazione, ma addirittura di beneficiare da essa, grazie a un contesto di mercato caratterizzato da tassi di interessi strutturalmente più elevati rispetto a quanto siamo stati abituati nello scorso decennio.

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