Mentre il mercato azionario sembra destinato a incertezza e volatilità, muovendosi giornalmente in base alle decisioni – spesso imprevedibili – di Donald Trump, il comparto obbligazionario offre una solida alternativa. La profonda incertezza politica sembra sia arrivata per restare, almeno nei prossimi mesi, e questo sta impattando con forza vari settori economici visti come intoccabili. Eppure c’è un settore che mantiene la sua solidità: il mercato high yield statunitense che, dopo un rendimento dell’8,2% nel 2024, continua a godere di fondamentali solidi e società sane.
I dazi fanno paura, ma non a tutti
Ad oggi, uno dei temi più rilevanti del 2025 è senza dubbio quello dei dazi statunitensi e, indirettamente, l’effetto che avranno sul mercato. In tal senso, il comparto dell’high yield statunitense spicca per un livello di isolamento non comune, che dovrebbe proteggerlo dagli effetti delle tariffe. In effetti, questo settore ha un focus fortemente domestico: il 90% dell’indice US High Yield è infatti composto da società Made in US e meno del 15% dei ricavi dipende dal resto del mondo.
Che sia chiaro, nessun segmento del mercato offre mai una certezza o una protezione completa dai rischi politici e commerciali. Infatti, le tariffe potrebbero, indirettamente, portare a un calo della fiducia delle imprese e dei consumatori, con potenziali effetti inflazionistici.
Portafoglio bilanciato con un focus globale, ma non solo
In generale, quando si pensa al portafoglio di investimento perfetto, questo è ben diversificato sia per settore che per geografia. In alcuni casi, però, è evidente che un singolo Stato possa offrire performance decisamente più interessanti, e in questi casi potrebbe essere più vantaggioso concentrarsi su di esso. Questo è il caso del mercato high yield statunitense. Come spiega Alvaro Però Gala, investment director di Capital Group, “ciò avviene perché pur essendo più che triplicato dal 2012, l’high yield europeo (il più grande mercato high yield sviluppato al di fuori degli Stati Uniti) rappresenta ancora solo una quota ridotta dell’universo d’investimento complessivo, che continua a essere dominato dagli Stati Uniti”.
Oggi, il 70% del mercato globale delle obbligazioni corporate high yield è costituito da bond denominati in dollari americani. Guardare a questo segmento, ignorando gli Stati Uniti, sarebbe un rischio enorme per il portafoglio. Anche perchè, confrontando il mercato statunitense, con quello globale, è evidente una profonda correlazione. L’unica differenza sta nelle aziende che fanno parte del settore: se negli Stati Uniti questo è ben diversificato, con esposizione ai beni di cosnumo ciclici, all’energia, ai beni strumentali e alla tecnologia, il resto del mondo ha un focus quasi verticale sui titoli bancari.
Inoltre, l’universo high yield statunitense si trova, in parte, anche a sconto. “Quando si mettono a confronto gli indici, vale anche la pena notare che l’indice high yield USA include emissioni denominate in USD di società non statunitensi, per una quota che, al momento, rappresenta il 13% dell’indice. La scarsa familiarità con questi emittenti non USA può far sì che tale emissione attragga spesso un premio rispetto alle obbligazioni nazionali, offrendo agli investitori una potenziale fonte di rendimento aggiuntiva”, spiega l’esperto.

