La crisi energetica frenerà la transizione green?

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La crisi energetica in atto impone l’adozione di soluzioni immediate, che possono però allontanare gli obiettivi climatici. Come conciliare le esigenze del breve termine con le prospettive di lungo periodo?

Dibattito aperto sulla crisi energetica di oggi e gli obiettivi climatici di domani. L’urgenza di trovare soluzioni e rimedi nell’immediato contro le scarse risorse di gas sta infatti frenando l’abbandono dei combustibili fossili. Nei primi cinque mesi dell’anno, l’elettricità prodotta dal carbone è aumentata del 20% in Germania, secondo la Rystad Energy, una società di ricerca e business intelligence. Come affrontare al meglio questa emergenza, senza perdere di vista l’orizzonte di lungo termine? BNP Paribas Asset Management ha messo sotto la lente di ingrandimento la questione per capire come intervenire.

La risposta immediata

In risposta alle difficoltà e alle perturbazioni del mercato energetico mondiale, la Commissione Europea ha presentato il piano REPowerEU, con l’obiettivo di sviluppare sì le rinnovabili, ma non solo. Tra le soluzioni c’è anche quella di costruire nuove infrastrutture per il gas naturale liquefatto (LNG). “Si tratta – spiega Alexander Bernhardt, global head of sustainability research di BNPP AM – di un’opzione più sostenibile, dal momento che produce una quantità molto più bassa di carbonio” rispetto a quella del carbone. Tuttavia, è necessario misurare le emissioni di metano causate dal suo trasporto, molto spesso su lunghe distanze. Tenendo in considerazione tutti questi fattori, l’impronta di carbonio del gas naturale liquefatto risulta essere notevolmente peggiore sul clima, rispetto a quella prodotta dai gasdotti.

I politici europei definiscono la spinta alla diversificazione del gas e del carbone come una misura di ripiego. Tuttavia, si teme che il prolungamento delle centrali a carbone e l’investimento in nuove infrastrutture LNG possa mantenere la dipendenza dai combustibili fossili più a lungo di quanto sarebbe stato auspicabile.

Le rinnovabili per una sicurezza durevole

Se l’ambizione non è solamente quella di superare il prossimo inverno, ma avere uno sguardo più a lungo termine, le rinnovabili devono rimanere al centro del dibattito. “Dal punto di vista degli investimenti ESG, riteniamo sia importante notare che il finanziamento della capacità energetica pulita non contribuisce solo a raggiungere gli obiettivi climatici, ma è ora considerato una strategia chiave per migliorare la sicurezza energetica”, sottolinea Bernhardt, ricordando come il cambiamento climatico, la sicurezza energetica e l’inflazione siano tutti elementi interconnessi tra loro.

Insomma, affinché gli obiettivi climatici dell’Ue vengano rispettati e raggiunti, è importante che la misura di ripiego verso i combustibili fossili sia solo tale e non porti a un aumento a lungo termine del loro uso. Anche perché, precisa l’esperto, una maggiore produzione di energia pulita potrebbe eliminare la necessità di nuove infrastrutture per le importazioni di gas. A questo riguardo, gli investitori avranno sempre di più un ruolo chiave nel raddoppiare il sostegno fiscale e contribuire a spezzare il ciclo combustibili fossili-insicurezza-inflazione.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Domande frequenti su La crisi energetica frenerà la transizione green?

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