Azioni Usa vicine a record. E’ un maggio in cui conviene vendere?

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“Sell in May and go away” recita il detto di Wall Street: alcuni analisti sono convinti che nel 2024 valga la pena metterlo in pratica. Recessione latente e inflazione persistente potrebbero essere due fattori in grado di far inciampare un azionario molto “tirato”

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Al di là del vecchio detto “Sell in May and go away”, ci sarebbero ben altre ragioni per alleggerire il portafoglio di azioni americane in questo mese di maggio, in cui l’S&P 500 si è nuovamente avvicinato ai massimi storici. All’apertura di lunedì 13 maggio sarebbe stato necessario un ulteriore rialzo dello 0,59% per toccare nuovamente il record segnato lo scorso marzo.


Un appuntamento che molti analisti ritengono potenzialmente decisivo è ormai alle porte. Mercoledì, alle 14:30 italiane, usciranno i dati sull’inflazione americana di aprile, dai quali gli operatori proveranno a decifrare le tempistiche del primo taglio ai tassi d’interesse da parte della Fed, che già si è spostata avanti di mesi rispetto alle previsioni di alcune settimane fa.

L’inflazione come guida alle prossime mosse della Fed

Secondo un nuovo rapporto degli analisti di Stifel, una banca d’investimento, il calo dell’inflazione insufficiente potrebbe essere il fattore macroeconomico scatenante di una correzione per l’indice S&P 500 pari al 10% rispetto ai livelli di lunedì 13 maggio. La Fed, hanno affermato gli strategist, avrebbe già goduto fin qui di tutta la “disinflazione post-recessione che ci saremmo aspettati”. A marzo l’inflazione al consumo americana si è attestata al 3,5%, nettamente al di sopra del 2% che la Fed punta a raggiungere nel lungo periodo. Secondo le previsioni degli economisti sondati da Dow Jones e Wsj il tasso annuo dell’inflazione Usa scenderà leggermente, al 3,4%, mentre la Fed di Cleveland ha stimato un tasso stabile al 3,5%.

L’economia americana è ancora in crescita, nonostante il rallentamento del primo trimestre e un mercato del lavoro ancora forte sembra sostenere l’aumento delle retribuzioni e dei prezzi. “Di conseguenza, l’inflazione PCE di fondo del 2% che la Fed cerca è un’illusione”, hanno affermato gli analisti di Stifel, “ci aspettiamo che i tagli dei tassi della Fed saranno spostati ulteriormente, causando una correzione nei trimestri centrali per gli asset azionari”.

Al momento, le probabilità calcolate sulla base delle posizioni sul mercato dei futures indicano che gli investitori attribuiscono una probabilità vicina al 65% sul fatto che il primo taglio dei tassi Fed sarà a settembre. Per gli utili societari un costo del denaro che si mantiene elevato tende a ridurre i flussi di reddito futuri, in particolare per i titoli caratterizzati da un maggiore indebitamento – attivi tipicamente nei settori più innovativi.

Lo spettro della recessione

Altri osservatori sembrano prevedere una correzione per una ragione diametralmente opposta: la recessione che sempre meno gestori di fondi sembrano temere, potrebbe tornare una fonte di preoccupazione. “Abbiamo visto un rallentamento nei dati che iniziano a indicare che la recessione dell’economia potrebbe non essere così lontana come molti credono”, ha affermato l’economista David Rosenberg (Rosenberg Research), citando l’ultima lettura sull’occupazione negli Stati Uniti. Ad aprile i Non-farm payroll hanno indicato un aumento di 175mila posti di lavoro, meno del previsto (243mila) e in forte calo rispetto alle 315mila unità di marzo. “Non siate compiacenti”, ha affermato Rosenberg in una nota della scorsa settimana, “il mercato del lavoro sta cedendo, un rallentamento dell’attività dei servizi sta trascinando la crescita in tempo reale, e i segnali finanziari prospettici indicano ancora un prossimo rallentamento”.

Nel primo trimestre il tasso di crescita degli Stati Uniti è sceso dal 3,4% all’1,6%. I dati macroeconomici più recenti hanno offerto segnali ancora più decisi sul possibile rallentamento economico: ad aprile l’indice ISM servizi è entrato per la prima volta in contrazione, a 49,4 punti, per la prima volta dal dicembre 2022.

Per l’analista di lungo corso, Gary Shilling, noto per aver correttamente previsto lo scoppio della bolla immobiliare americana nel 2008, gli attuali livelli raggiunti dalla Borsa statunitense non possono essere sostenuti: “Tutta la speculazione che abbiamo avuto finora, è indicativa di un’eccessiva fiducia, e questo atteggiamento di solito viene corretto violentemente”, ha dichiarato in un’intervista a Business Insider, “penso che la scommessa sicura sia quella di una recessione che inizierà più avanti quest’anno, sempre che non ci siamo già dentro”.
Paradossalmente, i segnali di rallentamento economico, che potrebbero incoraggiare la Fed a tagliare i tassi, si sono tradotti in acquisti di azioni la scorsa settimana, seguendo lo schema noto come “le cattive notizie sono buone notizie”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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