Crowdfunding: approvate nuove norme Ue. Ecco cosa cambia

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Via libera del Parlamento europeo alla nuova regolamentazione Ue per le piattaforme di crowdfunding. Le novità per portali e investitori

Il Parlamento europeo ha approvato una nuova regolamentazione volta ad “aiutare i servizi di crowdfunding a funzionare senza problemi nel mercato interno e a promuovere il finanziamento transfrontaliero delle imprese nell’Ue”

Stando alle nuove norme (che cominceranno ad essere applicate un anno dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale), i Paesi Ue saranno responsabili per l’autorizzazione e la supervisione dei portali di crowdfunding e verrà garantita più trasparenza per gli investitori

A detta di Giancarlo Giudici, direttore dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano,”l’approvazione del nuovo regolamento è una notizia estremamente positiva per il mercato”

Verso un’Europa più unita sul fronte del crowdfunding, un mercato finora caratterizzato da un quadro giuridico frammentato lungo i confini nazionali. Lunedì 5 ottobre 2020, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva l’accordo raggiunto con il Consiglio sulle nuove regole Ue per promuovere le piattaforme di crowdfunding e proteggere gli investitori. La regolamentazione prevede l’adozione di un unico insieme di regole per i fornitori di servizi di crowdfunding nell’Ue (Ecsp – European crowdfunding service providers, ndr) e fissa un totale di raccolta fino a 5 milioni di euro (invece del milione di euro proposto inizialmente dalla Commissione), calcolati su un periodo di 12 mesi per ogni proprietario del progetto in finanziamento (le società che intendono raccogliere capitali su un portale, ndr). “Le nuove regole mirano ad aiutare i servizi di crowdfunding a funzionare senza problemi nel mercato interno e a promuovere il finanziamento transfrontaliero delle imprese nell’Ue” evidenzia un comunicato ufficiale del Parlamento.
Nello specifico, la nuova legge prevede regole più severe a tutela degli investitori, al fine di proteggerli da possibili perdite. Parola chiave: “trasparenza”. Chi volesse raccogliere capitali su un portale dovrà infatti redigere e distribuire a tutti gli investitori e finanziatori che partecipano un foglio informativo sugli investimenti (Kiis) per ogni offerta di crowdfunding o per ogni piattaforma. Inoltre, i portali di crowdfunding dovranno fornire ai clienti informazioni chiare sui rischi finanziari e i costi che potrebbero emergere, compresi i rischi di insolvenza e i criteri di selezione dei progetti.  Non solo, ma i Paesi Ue saranno responsabili per l’autorizzazione e la supervisione dei fornitori di servizi di crowdfunding. Ogni provider dovrà infatti chiedere l’autorizzazione all’autorità nazionale competente (Anc) dello Stato membro in cui è stabilito. L’Escp sarà poi in grado di fornire i propri servizi anche a livello transfrontaliero tramite una notifica alle autorità estere dello Stato membro in questione. La vigilanza sarà svolta anche dalle autorità nazionali della concorrenza, mentre l’Esma (autorità Europea degli stumenti finanziari e dei mercati) coordinerà la cooperazione tra i Paesi Ue. Tuttavia, per vedere le nuove regole in azione bisognerà aspettare: le norme cominceranno infatti ad essere applicate un anno dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale Ue.

“L’approvazione del nuovo regolamento è una notizia estremamente positiva per il mercato” commenta a We Wealth Giancarlo Giudici, direttore dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, sottolineando che le nuove regole contribuiranno ad “abbattere le frontiere e le differenze normative all’interno dell’Unione; i portali potranno operare in più paesi e le imprese potranno raccogliere capitale su un mercato molto più ampio”.  “In Italia – conclude Giudici – il regolamento sarà sicuramente una spinta per arrivare a una regolamentazione più omogenea sulle piattaforme equity e su quelle lending”.

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