Banche, il digitale porta benefici ma il consulente resta

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Gli effetti positivi della digitalizzazione dei servizi bancari sono diversi: dall’efficienza alla trasparenza, dall’allargamento della gamma di offerta al contenimento dei costi. Eppure, il consulente continua a mantenere un ruolo di primo piano. Perché? Ne parliamo con Marco Giorgino del Politecnico di Milano

La digitalizzazione può portare non solo a una trasformazione dei processi distributivi e operativi ma anche a una ridefinizione del modello di business

“Gli effetti positivi possono essere molteplici, purché gli investimenti siano sempre gestiti con responsabilità e razionalità”, spiega Giorgino

Nell’attuale contesto di emergenza sanitaria, le tecnologie digitali diventano fondamentali sia per la parte di valutazione del merito creditizio che per quella di monitoraggio

In un periodo in cui le tecnologie digitali si trasformano in abilitatori di relazioni permettendo agli istituti di credito di restare vicini ai propri clienti e, allo stesso tempo, di garantire la sostenibilità del sistema, l’importanza della digitalizzazione dei servizi bancari fa sentire ancor di più il proprio peso. A che punto siamo in Italia e cosa sta cambiando per gli investitori in termini di costi e di servizi? Ne parliamo con Marco Giorgino, ordinario di Financial markets and institution della School of management del Politecnico di Milano.
“Dopo qualche ritardo rispetto ad altri paesi europei ed extraeuropei – spiega – ora anche in Italia la situazione è diventata molto interessante e vivace. E credo che il covid-19, pur nelle difficoltà, potrà accelerare questo percorso. Molti sono gli ambiti di applicazione, dal mondo dei pagamenti a quello del lending e della gestione del risparmio, a quello del rischio e dei controlli. La digitalizzazione deve portare a una trasformazione non solo dei processi distributivi e operativi, ma a una vera e propria ridefinizione del modello di business”.

Secondo Giorgino, la digitalizzazione dei servizi bancari può avere infatti dei risvolti particolarmente positivi per la clientela, purché “gli investimenti siano sempre gestiti con responsabilità e razionalità”. In questo contesto, le tecnologie digitali aiutano l’investitore a informarsi, selezionare le opportunità di investimento e monitorare l’andamento del proprio portafoglio, generando di conseguenza non solo efficienza e trasparenza ma anche un ampliamento della gamma di offerta e un contenimento dei costi. Eppure, il consulente resta comunque un punto di riferimento fondamentale.

Marco Giorgino, ordinario di Financial markets and institution della School of management del Politecnico di Milano
“Nessuno deve sentirsi in grado di operare in autonomia solo perché lo strumento digitale glielo permette quando non ha capacità e competenze per farlo – spiega Giorgino – Credo che nella gestione dei soldi ci voglia sempre l’assistenza professionale di un consulente qualificato”. La digitalizzazione viene intesa, dunque, come un fattore da integrare a quello umano, “non come elemento sostitutivo”.

L’emergenza epidemiologica, inoltre, sembra aver reso ancora più rilevante il completamento del percorso degli istituti di credito verso la digitalizzazione. Secondo Giorgino, la tecnologia è oggi fondamentale per rendere più veloci ed efficienti i processi creditizi, sia per la parte di valutazione del merito creditizio che per quella di monitoraggio. “Vogliamo banche più leggere sotto il profilo dei costi, più veloci ed efficienti sotto il profilo dei processi, più vicine ai clienti sotto il profilo della capacità di profilarli e di identificare le loro necessità, più innovative nel proporre prodotti e servizi che soddisfino sempre di più e meglio le esigenze del mercato. Per tutto questo, le tecnologie digitali sono fattori fortemente abilitanti”, aggiunge Giorgino, che conclude: “Big data, intelligenza artificiale, machine learning devono sempre più entrare nel modello di funzionamento delle banche”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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