Le condizioni che hanno dato il via all’espansione dei biocarburanti negli anni Settanta sono tornate d’attualità. L’analisi di Pictet AM
Caro benzina, ci risiamo. L’esperienza della guerra in Ucraina ha nuovamente portato al centro dell’attenzione i prezzi dell’energia, la cui produzione si concentra in pochi Paesi. Questo rappresenta sempre un potenziale rischio in caso di conflitti, con strozzatura dell’offerta e conseguenti aumenti dei costi alla pompa. E’ uno scenario che ha riportato alla mente dei meno giovani le crisi petrolifere degli anni Settanta e, non a caso, anche oggi si torna a temere la stagflazione: un raro evento in cui l’economia si contrae mentre i prezzi di beni e servizi salgono. Ed è proprio l’esperienza degli anni Settanta ad aver gettato le basi affinché il Brasile diventasse una delle economie cruciali nella produzione di carburanti alternativi – che non richiedono l’estrazione di gas, petrolio o carbone.
Biofuel: un prezioso alleato contro il climate change
Dop lo choc petrolifero della guerra del Kippur l’esigenza dei leader brasiliani fu quella di contenere i costi legati ai combustibili fossili: per riuscirci una strada era quella di valorizzare le risorse più abbondanti nel Paese. La canna da zucchero era ed è una di queste e, non a caso, è diventata uno dei principali ingredienti del bioetanolo, un combustibile che con piccole modifiche al motore può diventare compatibile con i propulsori tradizionali. Il bioetanolo brasiliano ha costi particolarmente concorrenziali e il Paese ne è il secondo produttore al mondo, dietro agli Stati Uniti. I biofuel sono accomunati dal fatto che parte della propria composizione ha una provenienza vegetale, animale o micro-organica. Per tale ragione sono considerati come prodotti da fonti rinnovabili. Inoltre, rispetto al combustibile fossile, bruciare biodiesel o bioetanolo produce molte meno emissioni serra. Si tratta, dunque, di alleati per nella lotta al cambiamento climatico. Già nel 2018 il 25% del sistema dei trasporti brasiliano si muoveva bruciando combustibili alternativi a quelli tradizionali. Entro la fine di questo decennio, come ha raccontato Federico Buffa nella sesta puntata del podcast Pictet AMMercati Emergenti – In viaggio con Federico Buffa, l’obiettivo brasiliano è di portare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili almeno al 45%. La metà di questa percentuale sarà rappresentata dai biocarburanti. Secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’Energia (Iea), la produzione globale di biocarburanti, dopo la contrazione del 2020, ha rapidamente ripreso, e superato, i livelli pre-covid. In questo mercato, il Brasile pesa per 35,6 miliardi di litri annui di solo bioetanolo. Nel 2022 la Iea stima una crescita annua del 7% nella produzione globale di biocarburanti. “Nonostante non siano il frutto di una tecnologia nuova, i biocarburanti hanno ancora ampi margini di crescita”, scrive Pictet, “merito di emissioni ridotte e costi alla pompa minori rispetto ai combustibili fossili”.
Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.
Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).
Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.
Domande frequenti su Biofuel, cosa ci può insegnare l’esperienza del Brasile
Qual è il principale rischio legato alla concentrazione della produzione energetica in pochi Paesi, come evidenziato dall'esperienza della guerra in Ucraina?
La concentrazione della produzione energetica in pochi Paesi comporta un potenziale rischio di strozzatura dell'offerta in caso di conflitti. Questo può portare a conseguenti aumenti dei costi alla pompa, come si è verificato in passato.
Quale scenario economico è stato riportato alla mente dalle recenti crisi energetiche?
Lo scenario economico riportato alla mente è quello della stagflazione, un evento raro caratterizzato da alta inflazione e stagnazione economica. Questo ricorda le crisi petrolifere degli anni Settanta.
In che modo l'esperienza del Brasile con i biocarburanti può essere rilevante per affrontare le attuali sfide energetiche?
L'esperienza del Brasile con i biocarburanti è presentata come un'opportunità per imparare e trovare soluzioni alternative. I biocarburanti sono considerati un prezioso alleato contro il climate change, suggerendo un potenziale ruolo nel mitigare le problematiche legate ai combustibili fossili.
Qual è il legame tra i prezzi dell'energia e la concentrazione geografica della produzione?
I prezzi dell'energia sono strettamente legati alla concentrazione geografica della produzione. Quando la produzione è concentrata in pochi Paesi, eventi geopolitici come conflitti possono destabilizzare l'offerta e causare aumenti significativi dei costi.
Quali sono le implicazioni finanziarie degli aumenti dei costi energetici?
Gli aumenti dei costi energetici, come quelli osservati alla pompa, hanno implicazioni finanziarie dirette sui consumatori e sull'economia in generale. Questo può contribuire a scenari economici complessi come la stagflazione.
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