Caro banker addio: perché un investitore lascia il proprio consulente

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Non rispondono al telefono e non si fanno mai sentire: ecco le principali ragioni per cui gli investitori decidono di lasciare il proprio consulente

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In un matrimonio, nessuno sceglie il proprio consorte con l’aspettativa di lasciarlo per qualcun altro. Allo stesso – quando si parla di investimenti – nessun investitore si mette nelle mani di un consulente, sapendo che prima o poi si arriverà a una rottura. Eppure, talvolta, anche le più promettenti storie d’amore, arrivano a una fine. Quali sono le principali ragioni che portano un investitore a mettere alla porta il proprio consulente? Spectrem Group in una recente indagine ha cercato di dare una risposta. 

La premessa – per fortuna dei consulenti – è una: i tradimenti non avvengono spesso. Dalla ricerca emerge infatti che solo il 7% degli investitori ha cambiato il proprio consulente finanziario negli ultimi cinque anni, un ulteriore 7% lo ha abbandonato per mettersi in proprio, e solo il 4% ha pensato di dare il ben servito al proprio consulente ma poi non l’ha fatto. Seppur dunque si tratti di un fenomeno contenuto, per i soggetti interessati si tratta certamente di un evento significativo 

 

Attenti al telefono… 

 

Il motivo principale che spinge un investitore a licenziare il proprio consulente è che questi non risponde tempestivamente alle telefonate. I consulenti che non rispondono tempestivamente alle telefonate trasmettono il messaggio che il cliente non conta o non è importante. Cosa significa esattamente “tempestivo”? Il 37% degli investitori si aspetta una risposta entro due ore o meno. Un altro 18% si aspetta una risposta entro tre-cinque ore. Poco più di un terzo degli investitori si accontenta di aspettare una telefonata di risposta il giorno successivo o più tardi. 

 

…e ad essere proattivi 

 

Il secondo motivo più comune per cui un investitore vorrebbe licenziare il proprio consulente è che quest’ultimo non è stato proattivo nel contattarlo. La comunicazione non può limitarsi a rispondere alle chiamate dell’investitore, ma deve includere anche una comunicazione proattiva, in cui il consulente fa il primo passo. Come in ogni relazione, la comunicazione è fondamentale e non può avvenire solo in risposta alle comunicazioni altrui. 

 

Buone idee e performance 

 Non sorprende, poi, che il terzo motivo più comune per cui gli investitori licenziano il proprio consulente sia il fatto che quest’ultimo non fornisce loro buone idee e consigli. Uno dei motivi principali per cui un investitore assume un consulente è che questi possiede conoscenze e competenze che l’investitore non ha, per cui è fondamentale che il consulente fornisca idee e indicazioni valide. Questo non significa che ogni consiglio o guida sia perfetto e altamente redditizio, ma solo che la guida è adatta a ogni singolo investitore. Ad ogni modo, la performance è importante: il 23% degli investitori cambierebbe il proprio consulente se questo registrasse una performance inferiore a quella del mercato azionario complessivo e il 19% cambierebbe se registrasse perdite nell’arco di cinque anni. Le perdite nell’arco di due anni porterebbero il 18% degli investitori a licenziare il proprio consulente.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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