Polizze, la vendita comincia dal chatbot. Le compagnie si adeguano

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Buon compleanno ChatGPT, investire nell'AI. Primo piano dello schermo di uno smartphone che mostra l'interfaccia dell'app ChatGPT. L'opzione "Nuova chat" è visibile in alto, insieme a una sezione intitolata "Esempi" in basso, su uno sfondo con toni viola e scuri.

Il 51% dei consumatori prevede di usare l’AI generativa per scoprire prodotti assicurativi nei prossimi tre anni. Le compagnie iniziano così a strutturare polizze e contenuti perché siano leggibili e raccomandabili dai chatbot, senza però sostituire il consulente: il 67% dei clienti vuole ancora una guida umana nelle decisioni d’acquisto.

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Essere citati fra i risultati di ChatGPT non è più solo l’obiettivo di testate giornalistiche o portali editoriali. Anche le compagnie assicurative stanno iniziando a ragionare su come costruire prodotti e, soprattutto, informazioni sui prodotti che possano essere letti, interpretati e raccomandati dai chatbot.

Il motivo è semplice: il 51% dei consumatori prevede di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale generativa per scoprire prodotti nei prossimi tre anni, secondo il nuovo World Life Insurance Report 2027 di Capgemini. E se una quota crescente della ricerca iniziale si sposta dai motori di ricerca tradizionali agli assistenti AI, cambia anche il modo in cui una compagnia deve rendere visibile la propria offerta.

“Man mano che gli strumenti basati sull’AI diventano il primo punto di ricerca per consumatori di ogni tipo, si apre una nuova opportunità per le compagnie assicurative”, si legge nel report. “Quando un consumatore interroga un assistente AI sulle assicurazioni vita, lo strumento non restituisce un semplice elenco di link: sintetizza le informazioni e formula raccomandazioni dirette”.

Meglio, dunque, mettere a punto prodotti che abbiano le caratteristiche “giuste” per convincere Claude o ChatGPT? La risposta che emerge dal report è più sottile: non si tratta tanto di progettare una polizza “per l’algoritmo”, quanto di fare in modo che prodotto, condizioni e materiali informativi siano sufficientemente semplici e strutturati da poter essere compresi anche da un modello linguistico.

A giudicare da una delle citazioni dei manager intervistati da Capgemini, il cambiamento è già cominciato. “Stiamo semplificando prodotti e materiali affinché l’AI possa interpretarli più facilmente”, ha dichiarato Giancarlo Bosser, chief life officer Italy di Generali. “Gli assicuratori non parlano più soltanto ai clienti: si presentano anche ai modelli linguistici, che influenzano sempre più il modo in cui i prodotti vengono descritti e compresi”.

Insomma, se il primo punto di accesso alla polizza non è più necessariamente un’agenzia, il sito della compagnia o Google, ma una conversazione con un chatbot, diventa importante avere un prodotto che funzioni anche in quel nuovo canale conoscitivo.

Capgemini arriva infatti a individuare nella leggibilità da parte dell’AI una vera e propria capacità distributiva. “La possibilità che i prodotti di una compagnia compaiano in queste raccomandazioni non dipende dalla spesa pubblicitaria o dalla notorietà del marchio, ma dall’architettura dei contenuti”, si legge nel report: conta cioè che le informazioni siano presentate in una forma che i motori di intelligenza artificiale possano leggere, interpretare e raccomandare con sufficiente affidabilità.

Da qui la necessità, secondo Capgemini, di strutturare meglio le informazioni di prodotto, arricchirle con dati semantici e contenuti leggibili dalle macchine e ottimizzarle per essere individuate dai motori generativi. Una sorta di passaggio dalla Seo alla “Generative Engine Optimization” applicata anche alla distribuzione assicurativa.

Il fenomeno non significa però che il consulente sia destinato a scomparire. Anzi: il 67% dei consumatori continua a desiderare la guida di un advisor quando deve valutare il prezzo di una polizza e decidere se acquistarla. La direzione indicata dal report è quindi quella di una distribuzione in cui l’AI acquista peso nella fase di ricerca e orientamento, mentre l’essere umano conserva un ruolo centrale nel momento della decisione. Capgemini parla esplicitamente di “potenziare, e non sostituire” i consulenti attraverso insight prodotti dall’AI, dati unificati sul cliente e suggerimenti sulla “next best action”.

Del resto, sotto questo profilo l’industria è ancora molto lontana da una trasformazione completa. Solo il 18% delle compagnie dispone oggi di una strategia e di una roadmap unificate per il customer journey e appena il 33% ha implementato anche solo parzialmente sistemi di orchestrazione dell’AI.

Il problema viene prima dell’AI: le polizze sono ancora difficili da capire

Farsi capire dall’intelligenza artificiale, però, non è l’unico problema delle compagnie vita. Prima ancora dei chatbot c’è un ostacolo più tradizionale: farsi capire dai clienti. Ed è una questione rilevante perché la domanda potenziale non sembra mancare. Il 47% dei consumatori intervistati da Capgemini sta valutando attivamente l’acquisto di una soluzione vita, ma l’interesse spesso regge fino alla sottoscrizione. Tra coloro che cercano informazioni, il 38% giudica i contenuti troppo concentrati sulla vendita anziché sulla comprensione, il 37% li considera troppo tecnici o pieni di gergo e il 34% incontra difficoltà nel confrontare le diverse opzioni o nel capire le differenze fra un prodotto e l’altro.

A questo si aggiunge un problema più generale di trasparenza: il 30% dei consumatori indica la mancanza di chiarezza sulle coperture e sui termini della polizza come un ostacolo significativo all’acquisto, mentre il 35% ritiene le polizze troppo costose o non economicamente accessibili.

Le conseguenze sono tutt’altro che marginali: più del 40% dei consumatori conclude la propria ricerca ancora confuso, incerto o non convinto e uno su quattro decide di non procedere all’acquisto.

Farsi capire dal cliente e dal chatbot richiedono alcuni interventi comuni: in entrambi il linguaggio va sfoltito, le caratteristiche del prodotto devono diventare più chiare e costi, coperture e benefici devono diventare più confrontabili.

Ma nel momento in cui l’AI entra nel circuito della distribuzione le conseguenze di una fumosità eccessiva possono essere ancora più estese: non solo far desistere clienti potenzialmente interessati, ma anche impedire alla polizza di entrare fin dall’inizio fra le alternative che l’AI gli propone.

Domande frequenti su Polizze, la vendita comincia dal chatbot. Le compagnie si adeguano

Come influenzerà l'introduzione dei chatbot nel processo di vendita delle polizze le strategie di investimento delle compagnie assicurative?

L'integrazione dei chatbot nella vendita di polizze potrebbe portare a una maggiore efficienza operativa, liberando risorse che le compagnie potrebbero reinvestire in strategie di investimento più innovative. Questo potrebbe tradursi in un'allocazione di capitale più dinamica per ottimizzare i rendimenti.

Quali tipi di polizze saranno prioritariamente interessate dall'adozione dei chatbot per la vendita?

È probabile che le polizze più standardizzate e con processi di sottoscrizione più semplici siano le prime ad essere gestite tramite chatbot. Questo potrebbe includere polizze vita, infortuni o danni semplici, facilitando un accesso più rapido agli investimenti sottostanti.

In che modo i chatbot potrebbero modificare l'interazione tra clienti e compagnie assicurative riguardo agli aspetti finanziari delle polizze?

I chatbot potrebbero fornire informazioni immediate su rendimenti attesi, costi e opzioni di investimento, rendendo il processo decisionale più trasparente per il cliente. Questo potrebbe stimolare una maggiore consapevolezza finanziaria e una partecipazione più attiva nella gestione dei propri investimenti.

Quali sono le potenziali implicazioni dei chatbot sulla gestione del rischio e sulla diversificazione degli investimenti delle compagnie assicurative?

L'analisi dei dati raccolti dai chatbot potrebbe permettere alle compagnie di comprendere meglio le preferenze di rischio dei clienti, influenzando la progettazione di prodotti assicurativi con profili di investimento più mirati. Ciò potrebbe portare a una maggiore diversificazione dei portafogli in base alle esigenze del mercato.

Si prevede che l'uso dei chatbot per la vendita di polizze possa influenzare i tempi di risposta per le richieste di informazioni sugli investimenti?

Sì, l'adozione dei chatbot dovrebbe accelerare significativamente i tempi di risposta per le domande relative agli investimenti e ai rendimenti delle polizze. I clienti potranno ottenere chiarimenti in tempo reale, migliorando l'esperienza complessiva e la velocità di accesso alle informazioni finanziarie.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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