Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa

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La soglia di accesso scenderà a 100 milioni di euro nel 2028, ma il vero valore dell’adempimento collaborativo va oltre i benefici fiscali. Il sistema di controllo del rischio può diventare un investimento organizzativo utile anche per le imprese che resteranno fuori dal regime.

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Come noto, esiste una soglia dimensionale individuale (non di gruppo, per intenderci) per poter accedere al cosiddetto adempimento collaborativo, ovvero a un istituto di “tutoraggio” delle imprese, da parte dell’Agenzia delle Entrate, nello svolgimento dei propri obblighi fiscali; questa soglia nel 2026 è stabilita a 500 milioni di euro, e fra due anni scenderà (drasticamente) a 100 milioni di euro.

Immaginando un grafico, è evidente la forma di scivolo piuttosto ripido, segno che il sistema è in fase di accelerazione e, almeno potenzialmente, ampia diffusione.

Così si auspica, posto che a gennaio 2026 le imprese ammesse erano (solo) 220 (fonte Agenzia delle Entrate).

Verso un nuovo paradigma fiscale?

Peraltro, se dovessi fare una previsione “futuristica”, direi che l’adempimento collaborativo è in realtà una fase evolutiva transitoria, destinata a sfociare in un netto cambiamento di paradigma: dal modello di autoliquidazione delle imposte (frutto della riforma dell’inizio degli anni Settanta), alla liquidazione effettuata di nuovo dall’amministrazione finanziaria, grazie però a uno strumento potentissimo che risponde al nome di intelligenza artificiale: in mezzo, una sempre maggior condivisione di informazioni, e di scelte, con l’amministrazione finanziaria, che “collabora” con il contribuente per il corretto assolvimento delle imposte.

Mettendo da parte la palla di cristallo, va rilevato come l’adempimento collaborativo rappresenti una sorta di punta dell’iceberg, dove la parte sommersa è rappresentata da una profonda opera di (ri)organizzazione dei processi aziendali di carattere amministrativo.

Per accedere all’istituto in parola occorre infatti porre in atto una profonda revisione dell’organizzazione aziendale (in campo amministrativo), finalizzata essenzialmente a identificare i rischi fiscali e a porli sotto controllo in modo adeguato.

Il controllo del rischio fiscale

Va sottolineato che il rischio fiscale non è che una ramificazione del rischio imprenditoriale (chi non lavora non sbaglia mai), e la sua gestione non può non coordinarsi con quella di altri rischi presenti in azienda.

Ne risulta un tessuto complesso, articolato, che può degenerare nella cultura della forma fine a sé stessa (perdendo di vista le priorità sostanziali), oppure promuovere il metodo e la “scientificità” per porre sotto controllo e ridurre/risolvere i problemi: molto dipende dallo spirito con cui si guidano queste attività.

Sorge spontanea la domanda: tutta questa fatica, quali vantaggi porta?

Svariati: termini di accertamento ridotti a quattro o tre anni, dimezzamento delle sanzioni con sospensione della riscossione, nessuna notizia di reato per i rischi comunicati tempestivamente, risposte in 45 giorni (anziché 60) agli interpelli, esonero dalla garanzia per ottenere rimborsi fiscali, e altri ancora (di minore rilevanza).

Il nodo delle imprese escluse

Il punto che mi preme sottolineare è però un altro: la soglia (a venire) dei 100 milioni significa attualmente in Italia una impresa su 1.000 (fonte Istat): e le altre 999?

Concentrandosi sulle medie imprese (per le piccole è forse sufficiente un consulente fiscale scrupoloso), ritengo che l’adozione di un sistema di controllo del rischio fiscale, improntato ai dettami dell’Agenzia delle Entrate, porti comunque con sé un “investimento organizzativo” in grado di migliorare i processi aziendali, a partire da quelli amministrativi.

Certamente il tempo da dedicare e gli sforzi da profondere sono elevati, ma il miglioramento organizzativo delle imprese italiane (la creatività non manca, l’organizzazione un pochino di più) rischia di essere (o forse lo è) un passaggio obbligato per aumentare la competitività delle imprese stesse rispetto a quelle straniere.

Domande frequenti su Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa?

Quando si investe in Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa con un capitale limitato?

Iniziare a investire in Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.

Quali sono i rischi principali associati a Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa?

I rischi associati a Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa?

Le prospettive future per Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.

Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa?

La valutazione della performance degli investimenti in Adempimento collaborativo: dal fisco un’occasione per riorganizzare l’impresa richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Aldo Bisioli

Laureato in Economia aziendale con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, dal 1997 svolge l’attività presso lo studio Biscozzi Nobili, in qualità di socio dal 2003. È iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano dal 1992. Revisore contabile dal 1999, ora Revisore Legale. Specializzato in fiscalità d’impresa.

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