Seema Suchak, responsabile della ricerca settoriale ESG, e Matthieu Chateau, analista ESG, con il contributo degli analisti degli investimenti azionari Wahid Butt e Anna Zandi, analizzano per Capital Group il settore europeo delle costruzioni con un approccio cautamente costruttivo. Nonostante il possibile allentamento delle normative europee sulle emissioni in un contesto di incertezza macroeconomica, nel lungo periodo le aziende capaci di adottare per tempo un approccio attento alla decarbonizzazione potrebbero trovarsi in una posizione di vantaggio competitivo.
Cauto ottimismo a fronte di ingenti programmi di spesa
Dopo i due anni peggiori dalla pandemia, il settore europeo delle costruzioni si avvia verso una possibile ripresa graduale. La Germania ha predisposto un fondo infrastrutturale da 500 miliardi di euro – lo Special Fund for Infrastructure and Climate Neutrality – distribuito su dodici anni e destinato, tra le altre aree, alle infrastrutture di trasporto ed energetiche, alla digitalizzazione e alla transizione climatica.
Queste prospettive sono favorevoli per la domanda di cemento e acciaio. Secondo i dati della European Cement Association, CEMBUREAU, e della European Steel Association, nell’UE oltre un terzo del cemento viene utilizzato nelle opere di ingegneria civile, mentre il settore delle costruzioni assorbe oltre un terzo della domanda di acciaio.
Anche l’elettrificazione contribuisce alla domanda di cemento e acciaio. Molti prodotti siderurgici sono infatti essenziali per la realizzazione di sistemi di energia rinnovabile, come gli acciai inossidabili avanzati utilizzati nei pannelli solari.
Le politiche dell’UE influenzano le prospettive
Numerosi governi europei hanno introdotto politiche volte a rendere più stringenti i requisiti di efficienza energetica. Non mancano, tuttavia, le sfide dettate dall’incertezza macroeconomica.
Un esempio è rappresentato dal sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’EU Emissions Trading System, o EU ETS. Il sistema stabilisce un tetto alle emissioni e impone alle imprese di acquistare delle “quote”, ciascuna delle quali conferisce il diritto di emettere una tonnellata di CO₂ equivalente.
Di fronte alla volatilità registrata negli ultimi mesi sui mercati energetici, alcuni Paesi europei hanno chiesto di eliminare l’ETS o di limitare il forte aumento dei prezzi del carbonio. Imputare ai produttori europei l’intero costo della CO₂, senza applicare un costo analogo alle importazioni, rischierebbe infatti di favorire il trasferimento della produzione al di fuori dell’UE. Per contenere questo rischio, una parte delle quote è stata finora assegnata gratuitamente.
Dal 2026, tuttavia, le quote gratuite vengono progressivamente ridotte parallelamente all’introduzione del Carbon Border Adjustment Mechanism, o CBAM. Il meccanismo prevede che anche gli importatori sostengano gradualmente un costo legato alle emissioni incorporate nei prodotti introdotti nel mercato europeo, in linea con quello sostenuto dai produttori dell’UE nell’ambito dell’ETS.
Le ipotesi di un possibile indebolimento dell’EU ETS hanno penalizzato negli ultimi mesi il sentiment nei confronti dei titoli europei del settore cementiero, ma secondo gli esperti la reazione del mercato potrebbe essere eccessiva. L’UE, invece di abbandonare la direzione intrapresa, sta introducendo correttivi volti a proteggere le industrie più vulnerabili, anche attraverso misure destinate a contenere eventuali picchi dei prezzi del carbonio.
“Con la riduzione delle quote gratuite, l’aumento dei prezzi del carbonio assorbirà una quota crescente dei costi totali di produzione e determinerà un’accentuazione della curva dei costi”, afferma Anna Zandi. “Insieme al CBAM, questo scenario sosterrà il potere di determinazione dei prezzi dell’industria cementiera e favorirà il consolidamento del settore, man mano che gli impianti maggiormente inquinanti usciranno dal mercato”.
Le principali politiche europee in materia industriale, commerciale e climatica
Parallelamente, l’Unione ha avviato politiche volte a rafforzare la competitività economica e la decarbonizzazione. “Abbiamo assistito a piccoli passi dell’UE a sostegno dei produttori europei, attraverso l’introduzione di dazi sulle importazioni di acciaio e di imposte sul carbonio applicate alle importazioni di acciaio, cemento e altri materiali”, afferma Wahid Butt.
Alcuni esempi sono il Net-Zero Industry Act, che mira ad aumentare la capacità produttiva di tecnologie pulite all’interno dell’UE, il Competitiveness Compass, che definisce le modalità con cui l’Unione può ridurre le proprie dipendenze dall’estero e il Carbon Border Adjustment Mechanism, che impone progressivamente agli importatori di sostenere un prezzo del carbonio in linea con quello pagato dai produttori europei nell’ambito dell’EU ETS.
Opportunità per i pionieri della decarbonizzazione
In tale scenario potrebbe crearsi un vantaggio di lungo periodo per i pionieri della decarbonizzazione. Nel 2025 è arrivato sul mercato europeo evoZero® di Heidelberg Materials, il primo cemento con cattura del carbonio a emissioni quasi nulle disponibile commercialmente, prodotto grazie alla tecnologia CCS adottata nello stabilimento di Brevik, in Norvegia.
“I leader della decarbonizzazione beneficeranno probabilmente sia del miglioramento strutturale del mercato sia dei loro costi relativamente contenuti”, osserva Zandi.
Sul fronte dell’acciaio, i progressi nella decarbonizzazione si trovano in una fase iniziale, dal momento che non esiste ancora un acciaio a emissioni quasi nulle commercialmente sostenibile, mentre la domanda di prodotti siderurgici a minori emissioni rimane contenuta.
Per concludere, secondo gli esperti, le sfide geopolitiche, la volatilità dei mercati energetici e l’incertezza macroeconomica potrebbero rallentare nel breve periodo l’inasprimento delle regole e gli investimenti nella decarbonizzazione. Non sembrano tuttavia destinate a modificare la direzione di lungo periodo, creando potenziali opportunità per le aziende capaci di compiere per prime progressi concreti nella riduzione delle emissioni.

