Dal salvataggio di Eurovita al nuovo risiko bancario
Nel primo articolo di un paio di mesi fa, che ha inaugurato la mia collaborazione con questa rubrica online, è stata descritta la traiettoria del tutto inedita definita dal “salvataggio” degli assicurati di Eurovita, con l’intervento della rete delle banche maggiormente coinvolte nella distribuzione delle polizze Ibip (investment-based insurance products) emesse dalla compagnia.
In un sistema economico bancocentrico quale quello italiano, il canale distributivo più impiegato ed efficace per la vendita delle polizze è sempre stato lo sportello – anche oggi in cui i due concomitanti fattori del processo di ulteriore consolidamento bancario e dello sviluppo della digitalizzazione dei servizi bancari e finanziari stanno conducendo a una drastica razionalizzazione delle filiali. Anzi, paradossalmente, oggi più che in passato.
Il nuovo risiko bancario tra Intesa Sanpaolo, Mps e Mediobanca
Come noto, il processo di concentrazioni bancarie, che ha interessato il nostro Paese a partire dal 1990 (attraverso le tre tappe normative de (i) la Legge Amato-Carli n. 218; (ii) l’emanazione del Testo Unico Bancario tre anni dopo e, a compimento della privatizzazione “a freddo”, (iii) il D.Lgs. n. 153/1999), sta conoscendo adesso una seconda stagione, combattuta a colpi di Opa ed Opas sui mercati finanziari domestici (e non solo, vedasi l’offerta di UniCredit su Commerzbank).
Mps, Mediobanca e Generali: il nodo delle partecipazioni
A circa trent’anni e più di distanza dalla privatizzazione delle tre grandi ex Bin (Credit, Comit e Banco di Roma) con la loro trasformazione in S.p.A., adesso le principali protagoniste dei processi di aggregazione sono le medio-grandi banche quotate: Mps, Mediobanca e Banco Bpm, per il consolidamento e l’emersione di nuovi campioni nazionali.
Tra gennaio e settembre dello scorso anno si è conclusa con successo l’acquisizione della partecipazione pari all’86,3% di Mps su Mediobanca, cosicché la quota che, a cascata (dal 15 settembre 2025), Mps detiene indirettamente in Assicurazioni Generali è pari al 13,186% (considerando anche la partecipazione potenziale dello 0,243% detenuta attraverso dei contratti di prestito titoli).
Ed ora la risanata Mps, in procinto di perfezionare la fusione per incorporazione di Mediobanca entro fine anno, è contesa tra la proposta di “merger of equal” avanzata da Bpm e l’Opas di Intesa Sanpaolo da 30,6 miliardi di euro, formulate tra domenica 7 e lunedì 8 giugno, a distanza di poche ore l’una dall’altra.
Da notare che Intesa Sanpaolo, a sua volta, attraverso alcune compagnie del gruppo, detiene il 3,127% di Assicurazioni Generali (secondo dati Consob, il flottante della compagnia è del 59,104%). L’8 giugno l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha dichiarato di considerare la quota in Generali “come una partecipazione meramente azionaria e niente di più”; è tuttavia indubbio che una partecipazione qualificata superiore al 16% di Generali sarebbe particolarmente rilevante, soprattutto in considerazione del fatto che Intesa Sanpaolo già detiene il controllo anche del secondo gruppo assicurativo italiano per raccolta complessiva, Intesa Sanpaolo Assicurazioni, attiva nei rami vita e danni.
L’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps e il ruolo di Unipol
Inoltre, maturando l’esperienza acquisita con l’integrazione di Ubi Banca, Intesa Sanpaolo ha ufficialmente comunicato che, in caso di successo della propria offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps, al fine di prevenire rilievi antitrust, cederebbe 635 filiali della banca senese ad Unipol (tenendo per sé i residui 625 sportelli).
I numeri dell’offerta di Intesa su Mps
La pubblicazione del documento di offerta di Intesa, con deposito in Consob, è avvenuta lo scorso 27 giugno. L’operazione riguarda tutte le azioni dell’istituto senese in circolazione, al netto delle 1.020.448 azioni già detenute da Intesa Sanpaolo, pari a un massimo di 3.037.397.735 azioni. Le azioni oggetto dell’offerta potranno essere incrementate fino a ulteriori 272.012.804 azioni Mps, che saranno eventualmente emesse a servizio del concambio della fusione di Mediobanca in Mps, qualora la fusione divenga efficace prima della chiusura del periodo di adesione all’offerta.
Cosa prevede il progetto industriale con Unipol e Bper
In termini industriali, il perimetro che Unipol rileverebbe includerebbe il brand Banca Monte dei Paschi di Siena, circa 2 milioni di clienti, 55 miliardi di euro di raccolta diretta, 42 miliardi di euro di impieghi netti alla clientela, meno di 20 miliardi di esposizioni ponderate per il rischio (“Rwa”), circa 3 miliardi di capitale primario di classe 1 (“Cet1”) e un book value di circa 4 miliardi; il corrispettivo cash indicato è “fino a” circa 3,5 miliardi di euro, finanziato attraverso l’aumento di capitale di Unipol Assicurazioni fino a 2,5 miliardi e risorse di cassa esistenti.
L’acquisizione si articolerebbe in due passaggi: in primo luogo, Intesa Sanpaolo acquisirebbe Mps e Mediobanca tramite Opas; successivamente, Intesa trasferirebbe ad Unipol la “nuova” banca Mps carve-out, libera da accordi assicurativi, Npl e contenziosi pregressi. Unipol, poi, proporrebbe a Bper (che, ad aprile scorso, ha perfezionato la fusione con la Banca Popolare di Sondrio) una combinazione tra Bper e tale banca, che assumerebbe la denominazione sociale di Banca Monte dei Paschi (senza Siena). Oggi Unipol detiene la partecipazione qualificata del 29,97% di Bper – considerata anche la quota detenuta attraverso derivati total return swap – e salirebbe progressivamente fino al 40% nella combined entity Bper -Mps carve-out.
Perché il risiko bancario ridisegna la bancassicurazione
Il razionale dell’accordo sarebbe duplice.
Per Intesa Sanpaolo, l’operazione consentirebbe di mantenere il controllo di Mediobanca e una parte degli sportelli Mps, ma di cedere un perimetro significativo di filiali (in considerazione della gestione dei predetti profili antitrust).
Per Unipol-Bper, l’obiettivo dichiarato sarebbe quello di creare un conglomerato bancario-assicurativo leader di settore, con una capitalizzazione di borsa di circa 40 miliardi di euro: al vertice vi sarebbe la seconda compagnia assicurativa del Paese, che rafforzerebbe il proprio controllo industriale su Bper e la propria capacità distributiva bancassicurativa, mentre la partecipata Bper, combinata con il perimetro Mps scorporato, diventerebbe il secondo gruppo bancario italiano in termini di finanziamenti diretti erogati e numero di filiali (secondo fonti Morningstar Dbrs).
Per la compagnia bolognese si tratterebbe di una nemesi, giacché in passato (2003) Mps era arrivata a detenere il 39% di Finsoe, che a sua volta possedeva la maggioranza assoluta (50,2%) del capitale sociale di Unipol.
L’arrivo delle autorizzazioni regolamentari (Bce, Antitrust, Consob ed Ivass) cui l’offerta è subordinata è previsto per il prossimo autunno.
Bancassicurazione: il Danish Compromise e le nuove strategie delle banche
Rammentando che il Danish Compromise, di cui all’art. 49 del Regolamento (Ue) 575/2013 (Capital Requirement Regulation o Crr), consente, in presenza di determinate circostanze, il trattamento prudenziale più favorevole per una banca che detenga una partecipazione significativa in una compagnia assicurativa (impresa di riassicurazione o holding assicurativa) senza la deduzione integrale della predetta partecipazione finanziaria dal Cet1 della banca, bensì trattandola, in termini di assorbimento del capitale regolamentare, quale Rwa, non può negarsi il contributo di tale disposizione all’integrazione tra banca e assicurazione.
In ogni caso, tale trattamento prudenziale, di per sé, non sarebbe probabilmente sufficiente a spiegare l’attuale, intenso sviluppo della bancassicurazione, senza il fondamentale concorso fornito ai ricavi bancari dalla vendita delle polizze assicurative allo sportello e dalle potenzialità offerte dagli accordi, tra banche e assicurazioni, anche nel settore del risparmio gestito.
Economie di scala e di complementarità costituiscono i fattori che la dottrina economica tradizionalmente individua quali determinanti dei fenomeni di concentrazione bancaria.
Empiricamente, Danish Compromise ed offerta di polizze allo sportello o via app (sfruttando il patrimonio informativo sulla clientela bancarizzata), con il presidio nella raccolta diretta dei premi, ridefiniscono oggi il comparto bancario-assicurativo italiano.

