I gestori di fondi globali restano in modalità rialzista, con una componente di liquidità in portafoglio che rimane ridotta al 4,1%, nonostante il piccolo rialzo dal 3,9% rilevato da Bank of America a maggio. Il rischio resta quindi quello di un livello di ottimismo che, storicamente, può anticipare possibili correzioni. Dietro la facciata, però, continua a perdere centralità l’allocazione verso le azioni europee, il cui sottopeso netto è passato dal 4 al 15% tra i gestori sondati a giugno, la visione più negativa dal dicembre 2024.
L’altro grande cambiamento rispetto alla rilevazione di un mese fa è che adesso i gestori non si limitano più a paventare i rischi di una seconda ondata di inflazione, ma iniziano anche a mettere in conto nuovi rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve: la quota di fund manager che si aspetta almeno un aumento dei tassi nei prossimi 12 mesi è salita dal 16 al 40%, mentre solo il 28% attende tagli, contro il 50% rilevato a maggio.
È un cambio di aspettativa che ha una sua coerenza interna, soprattutto se si considera quanto il rischio di una bolla AI sia tornato a salire nelle preoccupazioni dei gestori: è indicato come principale tail risk dal 28% del campione, in forte aumento rispetto al 5% di due mesi prima, e si colloca al secondo posto dietro la seconda ondata inflazionistica, citata dal 34%. Cresce, in parallelo, anche la previsione di tassi a breve più elevati: un altro segnale coerente con l’ipotesi che a un’inflazione più persistente possano seguire condizioni monetarie più restrittive.
Plebiscito, poi, quando si tratta di definire quale sia il principale trade in atto: “long global semiconductors” continua a vincere, con un consenso salito dal 73 all’80%, massimo storico del sondaggio. Mentre le previsioni macro rimangono fortemente orientate verso un’economia globale ancora in grado di crescere, la quota di sovrappesi in portafoglio sulle azioni globali è scesa dal 50 al 38% netto dei gestori, che hanno tagliato anche la componente tecnologica dal 33 al 26%. In termini di settori, il sovrappeso più consistente rispetto alle allocazioni storiche va a utility, commodity e materials.
Sondaggio europeo: la pace torna, l’inflazione resta
Nel frattempo, il campione sondato in Europa assume una postura più guardinga. Un saldo netto dell’11% degli investitori europei si aspetta ora un’accelerazione della crescita europea nei prossimi dodici mesi, in miglioramento rispetto al mese precedente, quando un saldo netto del 16% prevedeva invece un rallentamento. Anche il rischio recessione sembra allontanarsi: la quota netta di investitori che non vede una recessione in Europa all’orizzonte sale all’82%, dal precedente 61%.
Il rischio più temuto dai gestori del Vecchio Continente è però quello di una crescita accompagnata da prezzi ancora troppo orientati al rialzo. Nel sondaggio europeo, il 43% dei gestori si aspetta nei prossimi mesi uno scenario “higher for longer”, cioè una combinazione di crescita robusta e inflazione persistente; un altro 39% continua invece a prevedere stagflazione, quindi crescita debole e inflazione ancora elevata. La pace riduce il rischio geopolitico, ma non cancella il problema dei prezzi.
Nel breve termine prevale infatti la prudenza sulle prospettive immediate delle azioni europee: il 39% degli investitori si aspetta ribassi nei prossimi mesi, contro il 36% che vede rialzi, per un saldo netto negativo del 4%, la lettura più debole da settembre 2024. Sull’orizzonte a dodici mesi, però, lo scenario cambia segno: un saldo netto del 71% prevede rialzi per l’azionario europeo, mentre un saldo netto record del 93% si aspetta un miglioramento degli utili forward a dodici mesi.
Sul piano settoriale, l’orientamento europeo è meno ciclico rispetto ai mesi precedenti: un saldo netto del 25% degli investitori si aspetta una sottoperformance dei titoli ciclici rispetto ai difensivi nei prossimi mesi, il dato più negativo da dicembre 2023. Le banche restano comunque fra i settori più presenti nei portafogli europei: nel ranking dei sovrappesi settoriali, il comparto bancario è secondo soltanto all’healthcare e si mantiene davanti alla tecnologia.
Il settore più promettente in Europa, secondo il sondaggio, è però proprio l’healthcare: il 25% degli investitori lo indica come il comparto destinato a performare meglio nei prossimi dodici mesi. Seguono gli industriali, scelti dal 18% del campione, poi financials e tecnologia.
All’estremo opposto, i settori meno amati sono auto, media e retail, che risultano i maggiori sottopesi nei portafogli europei. Il caso dell’auto è particolarmente indicativo: il comparto è tra i più penalizzati nelle allocazioni, ma anche tra quelli percepiti come più sottovalutati.

