Nel mese segnato dalla guerra in Iran, gli investitori italiani attivi si sono mossi meno di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi, di fronte a quella che è stata definita come la peggiore crisi energetica dagli anni Settanta. O almeno, questa è la fotografia scattata sui 135.000 utenti della piattaforma DEGIRO in Italia, una platea che detiene complessivamente 1,2 miliardi di euro di asset, in primis ETF (59,2%) e azioni (34,6%). A marzo, le masse investite si sono ridotte del 5,1%, una flessione relativamente moderata.
A fine mese gli utenti hanno alleggerito soprattutto i titoli tecnologici, per quanto le prime cinque azioni “in portafoglio” appartengano ancora al gruppo delle Magnifiche Sette, e acquistato invece titoli energetici come Eni, ora dodicesimo titolo in classifica con 5,5 milioni di euro investiti (+22,9% rispetto a fine febbraio).
“Sebbene si sia registrato un calo degli asset investiti, tali diminuzioni sono di natura più tecnica e derivano dal ribasso dei livelli di mercato”, ha dichiarato Federico Garavaglia, Country Head Italy di DEGIRO. “Nel complesso, si può affermare che, sebbene la guerra in Iran non abbia lasciato del tutto indenni i portafogli italiani, la stragrande maggioranza degli investitori ha mantenuto la propria posizione”.
“In passato, quando i mercati erano molto volatili, i clienti tendevano a farsi prendere dal panico e a liquidare i portafogli”, ha spiegato nel corso di un incontro con la stampa italiana Oliver Behrens, ceo di flatexDEGIRO (in foto). “Negli ultimi anni, invece, i clienti hanno iniziato a vedere queste fasi come un’opportunità”.
Un eccesso di compiacenza, di appetito per il rischio, o fiducia nel recupero di lungo periodo? La questione resta aperta tra gli economisti e la stessa Christine Lagarde ha osservato come i mercati siano rimasti relativamente calmi rispetto alla portata dello shock iraniano.
“Il rischio viene spesso ignorato proprio quando tutti sono investiti e si sentono a proprio agio. Può essere ignorato per un po’, ma prima o poi ritorna, spesso con un evento improvviso che funge da campanello d’allarme. Può essere qualsiasi cosa: un conflitto, uno shock, un evento inatteso. Non esiste uno scenario in cui il rischio scompaia per sempre”, ha aggiunto Behrens. “C’è poi un aspetto umano: tendiamo a essere ottimisti e a rimandare i rischi. Quando le cose vanno bene per molto tempo, le persone finiscono per sottovalutarli”.
Per il momento, il profilo dei clienti del broker si è mosso in modo piuttosto tattico nell’ultimo mese. Il settore dei materiali di base ha registrato cali significativi a marzo, complici le vendite su società minerarie come Collective Mining (−21%) e Kinross Gold (−20%), colpite dal ribasso di oro, argento e altri metalli preziosi. Sul versante opposto, il settore energetico ha visto un aumento del 12% del patrimonio investito.
Le azioni più detenute nei portafogli degli utenti italiani di Degiro:
| Rank | Company | Investment volume (EUR mln) | Change from previous month |
| 1 | NVIDIA CORP. | 21.8 | -6.0% |
| 2 | ALPHABET INC. | 15.5 | -9.9% |
| 3 | TESLA INC. | 13.1 | -11.5% |
| 4 | AMAZON.COM INC. | 10.4 | -3.6% |
| 5 | META PLATFORMS INC. A | 9.3 | -14.4% |
| 6 | ALIBABA GROUP HOLDING LTD | 9.2 | 14.9% |
| 7 | MICROSOFT CORP. | 8.5 | 2.4% |
| 8 | PALANTIR TECHNOLOGIES INC | 7.4 | 1.9% |
| 9 | APPLE INC. | 6.3 | -4.8% |
| 10 | INTESA SANPAOLO S.P.A. | 6.2 | -4.5% |
| 11 | BERKSHIRE HATHAWAY INC. B | 6.1 | -4.1% |
| 12 | ENI S.P.A. | 5.5 | 22.9% |
| 13 | PIRELLI & C. S.P.A. | 5.1 | -3.4% |
| 14 | PAYPAL HOLDINGS INC. | 5 | -5.3% |
| 15 | ASML HOLDING N.V. | 4.3 | -12.6% |
| 16 | ENEL S.P.A. | 4 | -7.8% |
| 17 | UNICREDIT S.P.A. | 3.9 | 0.0% |
| 18 | LEONARDO S.P.A. | 3.8 | -1.0% |
| 19 | BCA MONTE DEI PASCHI DI S | 3.7 | -2.4% |
| 20 | FERRARI N.V. | 3.6 | -18.6% |
Italia, i progetti di flatexDEGIRO: sì ai Pac, no ad attività di advice
L’attività comunicativa di DEGIRO, dopo la fusione con flatex e una fase di pausa, sembra essere ripartita. E una cosa appare già chiara: il modello del broker non rincorrerà la concorrenza di altre realtà native digitali (anch’esse tedesche) come Scalable Capital e Trade Republic. Non è previsto un percorso per diventare sostituto d’imposta né l’introduzione di conti remunerati. Sì, invece, al potenziamento del servizio clienti e, in prospettiva, all’introduzione di piani di accumulo per consentire agli investitori di costruire capitale nel tempo tramite versamenti periodici automatici.
A proposito del posizionamento di flatexDEGIRO, Behrens ha sottolineato come il focus della società differisca da alcuni competitor: “Trade Republic ha iniziato offrendo tassi di interesse sulla liquidità e solo successivamente ha cercato di spingere i clienti verso gli investimenti. Non è mai stato il nostro approccio. Loro sono probabilmente più accattivanti, ma hanno una visione diversa dell’accesso al mercato. Ad esempio, applicano spread su alcune asset class, come le criptovalute, che possono arrivare fino al 5% a seconda del mercato. Dall’esterno può sembrare economico, ma in realtà si tratta di una struttura di costo diversa, legata anche a ticket medi più piccoli rispetto ai nostri”.
Il cliente medio di DEGIRO detiene circa 26.000 euro (in Italia si scende attorno ai 10.000), con un volume medio per operazione di circa 5.000 euro nel 2025.
“Scalable Capital, invece, è partita offrendo solo investimenti, cioè prodotti in modalità più gestita e non trading puro. Poi si è resa conto dei limiti di questa strategia e ha cambiato approccio, introducendo anche il trading. Oggi, però, è appena in pareggio”, ha aggiunto il ceo. “Questa competizione è ancora in corso: resta da vedere chi riuscirà davvero a generare profitti con clienti retail che fanno operazioni molto piccole e frequenti. Le piattaforme devono essere in grado di sostenere questi costi”.
Per flatexDEGIRO, la questione della trasparenza dei costi merita infine una puntualizzazione: “Cerchiamo di fare quello che diciamo e di essere molto trasparenti sui prezzi”, ha concluso Behrens, “a volte questo è persino uno svantaggio, perché altri si presentano come ‘gratuiti’, ma tra gratuito e senza costi c’è una grande differenza: se paghi tramite spread o hai accesso limitato a un solo mercato, alla fine il prezzo lo paghi comunque. Il problema è che per molti utenti è difficile capirlo”.

