- La guerra in Medio Oriente ha determinato un rialzo dei rendimenti dei fondi ed Etf specializzati sulle commodity energetiche e sulle compagnie petrolifere.
- Tra le migliori strategie settoriali si trovano quelle sulle risorse naturali e le fonti rinnovabili, mentre hanno deluso i finanziari.
- I fondi e gli Etf sui titoli di Stato hanno risentito del cambio delle prospettive sui tassi di interesse e dei timori di inflazione.
La guerra in Medio Oriente ha ridisegnato in un mese la classifica dei migliori Etf e fondi per performance nel primo trimestre. In cima sono balzati gli strumenti specializzati sulle commodity energetiche (+70,6% al 26 marzo), soprattutto Etf sul gas naturale e il petrolio.
Sempre nelle prime posizioni troviamo le strategie azionarie specializzate sulle compagnie energetiche (+35,2%).
Prima dell’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran lo scorso 28 febbraio, le migliori performance si trovavano, invece, tra gli azionari specializzati sulla Corea e tra quelli sui metalli preziosi. I primi hanno beneficiato della posizione di primo piano dell’industria corena nella fornitura di componenti indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. I secondi sono stati spinti dai record dell’oro e di altri metalli preziosi.
Flussi in aumento sugli Etf energetici, soffrono i fondi sull’azionario Corea
L’aumento del prezzo del petrolio e del gas naturale ha attratto flussi verso gli Etf sull’oro nero, che, secondo le stime di Morningstar, hanno raccolto 180 milioni di euro nella sola prima settimana di guerra, rispetto ai 101 milioni di euro della settimana precedente. A questi si aggiungono i flussi diretti verso gli Etf azionari sul settore energetico, che sono stati di 797 milioni di euro nello stesso periodo, in aumento rispetto ai 113 milioni di euro della settimana precedente.
Per contro, i fondi e gli Etf specializzati sulla Borsa coreana hanno accusato un duro colpo dopo lo scoppio della guerra in Iran, per la sua dipendenza dalle forniture di petrolio e gas naturale dai Paesi del Golfo.
Tra i migliori fondi nel primo trimestre troviamo anche quelli che investono sulla regione dell’America Latina, in particolare il Brasile, che non è solo meno toccata dalla crisi in Medio Oriente, ma comprende Paesi ricchi di materie prime e petrolio.
Fondi ed Etf sulle energie alternative tra i migliori del 2026
A livello settoriale, si registrano rialzi significativi sia per i fondi e gli Etf che investono in risorse naturali (+11,4%), sia per quelli sulle utilities (+9,8%). Da segnalare anche i prodotti sui titoli delle fonti rinnovabili che hanno avuto cicli rialzisti e ribassisti negli ultimi anni, ma nel 2025 hanno sovraperformato i mercati azionari globali, grazie all’accelerazione della domanda di energia elettrica, al miglioramento dei fondamentali e alla stabilizzazione dei tassi di interesse.
La fase positiva è proseguita nella prima parte del 2026 (+8,3%). La guerra in Iran ha riacceso il dibattito sulle energie alternative per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Lo stesso Consiglio europeo, nella riunione del 19 marzo scorso, ha sottolineato come la transizione energetica rimanga “la strategia più efficace per conseguire l’autonomia strategica dell’Europa”.
Etf e fondi in rosso: calano private equity e azionario India
Sul fronte opposto, le strategie più penalizzate nel primo trimestre sono state quelle sul private equity quotato (-17,6%) e sulla Borsa indiana (-14,7%). Le tensioni geopolitiche e i timori di inflazione creano un ambiente difficile per il settore del private equity, che – spiega il team strategico di DJE Kapital – “risente pesantemente delle incertezze derivanti dal segmento del private credit e mostra segnali di debolezza sempre più evidenti, rendendo estremamente complesso, nelle condizioni odierne, il raggiungimento di exit di successo per gli investitori”.
I fondi e gli Etf sul mercato azionario indiano avevano avuto un inizio 2026 negativo, proseguendo la tendenza già vista l’anno precedente. I ribassi si sono accentuati dopo lo scoppio della guerra in Iran per la dipendenza dal petrolio dell’area del Golfo. In precedenza, la Borsa indiana era stata penalizzata dal delundente andamento degli utili, in seguito al ciclo restrittivo dei tassi di interesse nel 2024 e agli sforzi del governo per ridurre il disavanzo pubblico. Questi fattori hanno pesato sulla crescita economica nel 2025.
Mostrano il segno meno anche gli azionari Usa large cap growth, che hanno perso oltre il 6% nel primo trimestre. Questa categoria è esposta ai titoli tecnologici, che hanno deluso nel periodo a causa dei timori che gli sviluppi dell’intelligenza artificiale possano impattare in modo drammatico su alcune industrie come quella del software.
Tra i fondi e gli Etf settoriali con le peggiori performance nel primo trimestre ci sono anche quelli specializzati sui beni di consumo e sui titoli finanziari. Questi ultimi escono da tre anni di forti rialzi.
Guerra in Iran: in rosso anche i fondi e Etf sull’azionario italiano
Le strategie specializzate sui singoli Paesi europei mostrano una tendenza prevalentemente negativa. Le peggiori performance riguardano l’azionario francese e tedesco, ma anche i fondi sull’equity italiano sono in rosso nel primo trimestre, dopo tre anni di risultati solidi (-5,4%). La crisi in Medio Oriente si è ripercossa su Piazza Affari e ha penalizzato soprattutto i titoli dei beni di consumo, che hanno pagato le aspettative del mercato di una contrazione del potere d’acquisto dei consumatori a causa di una possibile risalita dell’inflazione spinta dal caro petrolio. Anche i bancari hanno sofferto per i timori di un deterioramento del credito e di una contrazione degli investimenti prodotta dal peggioramento dei fondamentali dell’economia.
Etf obbligazionari e titoli di Stato: come cambiano le attese sui tassi Bce
Il reddito fisso è stato avaro di soddisfazioni per gli investitori. Tra le principali categorie di fondi ed Etf in euro, le migliori sono state quelle degli obbligazionari indicizzati all’inflazione e dei bond a lungo termine, entrambi sopra la parità.
Le strategie sui titoli di Stato hanno avuto un inizio d’anno positivo per poi scendere in territorio negativo a marzo, a seguito alla revisione delle attese sulle future mosse della Banca centrale europea dopo l’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran. I mercati hanno, infatti, cominciato a scontare la probabilità che i tassi di interesse possano salire nel 2026, anziché scendere a fronte di un aumento dell’inflazione.
Da inizio marzo, i rendimenti delle obbligazioni sono saliti e i prezzi sono scesi, in quanto le due variabili si muovono in direzioni opposte. Si è anche registrato un appiattimento della curva dei rendimenti, con gli yield dei titoli a breve termine che hanno segnato aumenti più significativi rispetto a quelli a più lunga durata. Questa situazione viene spesso considerata un segnale che il mercato inizia a prezzare la stagflazione, che è un mix di inflazione e stagnazione economica.

