Rialzo dei tassi Bce, Lagarde frena Nagel e getta acqua sul fuoco

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Il presidente della Bundesbank Nagel e quello della Bce Lagarde hanno espresso idee piuttosto diverse sul rialzo dei tassi, in due interviste

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La presidente della Bce, Christine Lagarde è tornata a commenti più da colomba, dopo le fughe in avanti sul rialzo dei tassi dell’olandese Knot e, da ultimo, del tedesco Nagel

I tassi “non risolverebbero nessuno dei problemi attuali”, ha dichiarato Lagarde ad una testata tedesca

Botta e risposta a colpi di interviste fra la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, e il neo eletto presidente della Bundesbank, Joachim Nagel. Il copione suona familiare visto che, nel gioco delle parti, il ruolo del governatore della banca nazionale tedesca resta quello del falco; nonostante l’addio prematuro di Jens Weidmann avesse fatto pensare ad un possibile ammorbidimento delle posizioni conservatrici della Bundesbank.

In un’intervista pubblicata l’11 febbraio da Redaktionsnetzwerk Deutschland, Lagarde è tornata a schiacciare il freno sulla possibile svolta restrittiva della Bce, che molti analisti hanno intravisto nell’ultima riunione del consiglio direttivo.

I tassi “non risolverebbero nessuno dei problemi attuali”, ha dichiarato la presidente della Bce, riprendendo il filo di alcune sue dichiarazioni-colomba di alcune settimane fa. “Al contrario: se agissimo troppo frettolosamente ora, la ripresa delle nostre economie potrebbe essere notevolmente più debole e i posti di lavoro sarebbero messi in pericolo”, ha aggiunto Lagarde, di fatto invitando gli operatori di mercato a raffreddare le attese sul rialzo dei tassi Bce – che alcuni osservatori indicavano già prima della fine dell’estate. La Bce, ha detto, “agirà se necessario”, ma “tutte le nostre mosse dovranno essere graduali”.

Appena due giorni prima, il 9 febbraio, i toni utilizzati da presidente della Bundesbank erano sembrati molto più risoluti. “Se il quadro (dell’inflazione) rimane invariato a marzo, sarò a favore della normalizzazione della politica monetaria”, aveva detto Nagel al settimanale Die Zeit.

“Il primo passo è quello di interrompere gli acquisti netti di attività nel corso del 2022. Poi i tassi di interesse potrebbero essere aumentati prima della fine di quest’anno”, aveva aggiunto Nagel, dando manforte al collega Klaas Knot, che presiede la banca centrale olandese e che aveva già indicato una tabella di marcia analoga.

In Germania, Paese tradizionalmente avverso all’inflazione, le ultime notizie hanno dato qualche conforto ai falchi: a gennaio l’inflazione è cresciuta a un ritmo meno sostenuto rispetto al record di dicembre (dal 1992), ha affermato Destatis l’11 febbraio. L’inflazione tedesca si è attestata al 4,9% a gennaio, confermando le attese degli economisti sondati dal Wsj; essa si trova al di sotto della media del +5,1% registrata nell’Eurozona.

Come affermato nell’ultima conferenza, Lagarde ha dichiarato che “l’inflazione potrebbe risultare più alta di quanto avevamo previsto a dicembre… lo analizzeremo a marzo, e poi decideremo da lì”. A marzo, infatti, le proiezioni della Bce sull’andamento dei prezzi saranno aggiornate: l’orizzonte di medio termine  dell’inflazione è l’elemento cruciale per le decisioni di politica monetaria. Se l’aumento dei prezzi a medio termine punterà oltre il target del 2% il ritiro del Qe potrebbe farsi più rapido, anticipando la prima finestra utile per aumentare i tassi.

Tassi Bce, la versione dei mercati

La scommessa dei mercati su una Bce più conservatrice sulla politica monetaria sembra essersi consolidata nel periodo successivo al meeting del 3 febbraio: da allora lo spread Btp-bund, che risente della riduzione degli stimoli monetari, si è allargato del 19,5%, passando da 138 a 165 punti (dato aggiornato all’11 febbraio).

Contemporaneamente, il rendimento del bund decennale, che tasta il terreno dei rendimenti considerati a rischio pressoché nullo, è passato dallo 0,042% allo 0,268% – una chiara anticipazione dell’effetto atteso del rialzo dei tassi Bcd. Fino a fine gennaio i rendimenti del bund erano ancora negativi – lo sono stati ininterrottamente dal maggio 2019. E’ evidente a tutti che qualcosa sta cambiando.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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