Portafogli: gli asset su cui puntare nel 2026

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Un uomo con gli occhiali, in una camicia azzurra, è seduto a una scrivania in un ufficio moderno. È concentrato su un portatile, tiene una penna e un quaderno accanto a sé. Un monitor mostra un grafico a linee con dati finanziari. Grandi finestre sono sullo sfondo.

Nel breve periodo gli investitori hanno più di un motivo per attendersi mercati ancora forti: ecco perché, e cosa potrebbe andare storto

Indice

Articolo tratto dal numero di We Wealth del gennaio 2026


Gli investitori entrano nel 2026 con il pedale dell’acceleratore schiacciato a tavoletta, con i livelli di liquidità in portafoglio più bassi mai registrati a livello globale (3,3%) e con la convinzione che l’economia rallenterà solo dolcemente, o non rallenterà affatto. Solo il 3% dei gestori sondati da Bank of America a inizio dicembre vedeva infatti all’orizzonte un atterraggio duro.

Aspettative così elevate e livelli di cash così contenuti hanno però un rovescio della medaglia: eventuali cattive notizie rischiano di colpire mercati azionari che nel 2025 sono andati nettamente meglio del previsto, in particolare in Europa e nei mercati emergenti. Il quadro che emerge è quello di mercati ancora sostenuti da crescita e politiche accomodanti, ma con valutazioni elevate e una minore capacità di assorbire sorprese negative rispetto al passato.

Un buon punto di partenza per guardare al 2026 è ricordare cosa abbia spiazzato gli investitori nell’anno appena concluso. Da un lato, un nuovo anno record per l’oro e la debolezza del dollaro; dall’altro, uno scenario “run it hot”, con un’economia che corre e un’inflazione lasciata scorrere più liberamente. Una combinazione che aiuta a rendere più sostenibili i debiti pubblici — a partire da quello statunitense — ma che ha allontanato gli investitori dalle obbligazioni a lunga scadenza, uno dei segmenti di mercato “sconfitti” del 2025. Queste dinamiche hanno finito per prevalere anche sull’effetto atteso dei dazi Usa, che molti economisti avevano immaginato come un fattore di rafforzamento del dollaro.

Europa e Stati Uniti: crescita resiliente, ma con incognite politiche

L’altro elemento di sorpresa del 2025, più vicino a casa nostra, è stato lo stimolo fiscale del governo tedesco. In Europa “la ripresa degli investimenti è stata sostanzialmente sottovalutata”, ha scritto Sylvain Broyer, Chief Economist EMEA di S&P Global Ratings, ricordando come gli investimenti complessivi dovrebbero ora contribuire per circa mezzo punto percentuale alla crescita del 2025, quasi quanto la spesa dei consumatori. Tuttavia, “questa sorpresa positiva riflette in parte investimenti pubblici più sostenuti nei Paesi che continuano ad attingere ai fondi del NextGeneration EU, come Spagna e Italia”, condizioni che potrebbero non ripetersi nel 2026. Per questo, avverte Broyer, “è prematuro guardare al 2026 con grande ottimismo”, dato che “l’aggiustamento verso un nuovo equilibrio post-shock — modellato dai dazi statunitensi, dalla penetrazione delle importazioni cinesi e da valute più forti — è ancora pienamente in corso”.

Sul fronte delle politiche monetarie, la forza dell’economia e l’attesa di nuovi tagli da parte della Federal Reserve — ad aprile e a settembre, secondo i prezzi di mercato osservati a fine anno — sono tra i pilastri su cui si costruiscono le aspettative per il 2026. Al contrario, per la Banca centrale europea si prevede una fase di stabilità. Questa combinazione continua a favorire il comparto tecnologico negli Stati Uniti, sostenuto dall’entusiasmo per i potenziali guadagni di produttività legati all’intelligenza artificiale, e quello bancario in Europa, dove i margini dovrebbero stabilizzarsi su livelli ancora elevati rispetto al periodo pre-Ucraina.

Secondo Goldman Sachs, i principali fattori di sostegno alla crescita statunitense nel 2026 arriveranno da altre leve. In primo luogo, il freno esercitato dai dazi sull’economia Usa — stimato in circa 0,6 punti percentuali di Pil nella seconda metà del 2025 — dovrebbe attenuarsi nel nuovo anno, in assenza di ulteriori inasprimenti. In secondo luogo, “i tagli fiscali introdotti con il One Big Beautiful Bill Act del 2025 porteranno nelle tasche dei consumatori circa 100 miliardi di dollari aggiuntivi in rimborsi fiscali, pari a circa lo 0,4% del reddito disponibile annuo”. Fattori che, secondo la banca d’affari americana, potrebbero spingere la crescita oltre le attese di consenso.

“In questo contesto riteniamo che l’azionario possa continuare a offrire rendimenti positivi e solidi anche nel 2026, dopo due anni particolarmente forti”, scrive Goldman Sachs nel suo outlook. “A livello geografico, nel nostro scenario centrale vediamo ancora margini di buona performance per i mercati emergenti e per il Giappone”. La diversificazione settoriale, aggiungono gli analisti, dovrebbe includere non solo i temi più innovativi, ma anche “comparti ciclici più tradizionali o settori difensivi dalle valutazioni più contenute, come la sanità”.

Più prudente, invece, la valutazione sul credito. “Il profilo rischio-rendimento appare meno attraente”, avverte Goldman Sachs. Se è vero che “i rischi legati alla duration potrebbero restare contenuti se l’inflazione continuerà a migliorare”, è altrettanto vero che, “dato il profilo fiscale, sarà difficile vedere un calo significativo dei rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza in assenza di un indebolimento economico”.

Con una crescita ancora robusta e tassi di disoccupazione su livelli storicamente bassi, l’ottimismo degli investitori appare dunque, per ora, giustificato. Cosa potrebbe andare storto, allora? “Permangono diversi rischi al ribasso, anche se la loro materializzazione potrebbe richiedere tempo”, ha scritto Morningstar DBRS nel suo December update sul debito sovrano. Le tensioni commerciali potrebbero intensificarsi, sebbene la risposta al protezionismo statunitense sia finora rimasta limitata e mirata; allo stesso tempo, “i conflitti continuano a rappresentare una potenziale fonte di shock sulla fiducia e di volatilità delle materie prime”. Pertanto, conclude l’agenzia di rating, “il quadro di breve periodo è relativamente solido, ma le correzioni inevitabili potrebbero frenare la crescita nel medio termine e ridurre la capacità di reazione di alcuni Paesi in caso di shock avversi”.

In sintesi, il 2026 si profila come un anno ancora favorevole per i mercati, ma meno indulgente verso errori di valutazione, anche perché gli investitori hanno posizionato la barra delle attese molto in alto.

Domande frequenti su Portafogli: gli asset su cui puntare nel 2026

Qual è il livello di liquidità globale nei portafogli degli investitori all'inizio del 2026?

All'inizio del 2026, i livelli di liquidità in portafoglio a livello globale sono ai minimi storici, attestandosi al 3,3%. Questo indica una forte propensione degli investitori a impiegare i propri capitali.

Quali sono le aspettative degli investitori riguardo all'andamento dell'economia nel 2026?

La maggior parte degli investitori, secondo un sondaggio di Bank of America a inizio dicembre, si aspetta un rallentamento economico dolce o addirittura nessun rallentamento nel 2026. Solo il 3% dei gestori intervistati prevedeva un 'atterraggio duro'.

Quali aree geografiche sono menzionate per la loro crescita resiliente nel 2026, nonostante le incognite?

L'articolo menziona Europa e Stati Uniti come aree con una crescita economica resiliente per il 2026. Tuttavia, queste prospettive sono accompagnate da incognite di natura politica.

Qual è la fonte delle informazioni sui livelli di liquidità e sulle aspettative economiche degli investitori per il 2026?

Le informazioni sui livelli di liquidità e sulle aspettative economiche degli investitori per il 2026 provengono da un sondaggio condotto da Bank of America all'inizio di dicembre. L'articolo è tratto dal numero di We Wealth di gennaio 2026.

Quale sentimento generale caratterizza l'approccio degli investitori all'inizio del 2026?

Gli investitori entrano nel 2026 con un atteggiamento molto ottimista e proattivo, descritto come 'con il pedale dell'acceleratore schiacciato a tavoletta'. Questa fiducia si riflette nei bassi livelli di liquidità detenuti.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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