Private credit 2026: deflussi, crescita secondari e lettura della Bce

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Porta semiaperta illuminata come metafora di liquidità e accesso nei mercati di private credit

I 7 miliardi di dollari di redemption di fine 2025 segnano il primo vero stress test di liquidità per il private credit dopo un lungo ciclo di crescita. Le analisi della Bce indicano che il rischio oggi riguarda la liquidità dei veicoli, non la qualità del credito. Mentre alcuni investitori riducono l’esposizione, altri – come Ares – raccolgono 7,1 miliardi di dollari sui secondari, cambiando il quadro per wealth manager e family office nel 2026

Indice

Private credit nel 2026: stress di liquidità, non crisi di credito

Il private credit entra nel 2026 in una fase di ricalibrazione, non di inversione. I 7 miliardi di dollari di deflussi registrati a fine 2025 dai principali fondi globali segnalano una tensione sulla liquidità, ma non indicano – allo stato attuale – un deterioramento sistemico della qualità del credito.

È questa la distinzione cruciale per wealth manager e family office: il rischio oggi riguarda soprattutto la liquidità, non il credito.

Il grafico a barre mostra il valore patrimoniale netto dei fondi del mercato privato, la polvere secca e il CAGR dal 2010 al 2023 per regione e tipologia di fondo, con Europa e Nord America in testa. Si prevede che il credito privato continuerà a crescere fino al 2026.

Il primo grafico della Bce mostra una crescita marcata dei private markets negli ultimi dieci–quindici anni, sia in termini di asset under management sia di dry powder.

Questa espansione spiega perché il settore stia affrontando il suo primo vero stress test di liquidità: non una crisi strutturale, ma una verifica della tenuta dei veicoli dopo un lungo ciclo di afflussi. I deflussi di fine 2025 vanno quindi letti come una reazione fisiologica di un mercato cresciuto rapidamente.

I deflussi di fine 2025: cosa indicano davvero

Secondo il Financial Times, fondi gestiti da Ares, Blackstone, Barings, Blue Owl, Oaktree e Hps hanno registrato un aumento delle richieste di rimborso nell’ultimo trimestre del 2025, per un totale stimato di circa 7 miliardi di dollari. Il dato arriva dopo anni di forti afflussi, sostenuti da tassi elevati e dalla struttura a tasso variabile del private credit, che ne aveva rafforzato l’attrattività rispetto al credito quotato.

Il cambio di sentiment riflette una combinazione di fattori: alcune bancarotte ad alta visibilità, l’avvicinarsi di un ciclo di taglio dei tassi e il ritorno di interrogativi sulla trasparenza delle valutazioni nei mercati privati.

Jamie Dimon, Ceo di JPMorgan Chase, ha sintetizzato il clima con una frase diventata emblematica: «Quando vedi uno scarafaggio, probabilmente ce ne sono altri». Una dichiarazione che ha contribuito ad alimentare prudenza, soprattutto sul fronte della liquidità dei fondi.

Il punto chiave secondo la Bce: disallineamento tra attivi e liquidità

Le analisi della Banca centrale europea offrono una chiave di lettura più strutturale. Nel Financial Stability Review di maggio 2024, la Bce evidenzia che il private credit europeo presenta fondamentali ancora solidi, con tassi di default contenuti, ma mostra vulnerabilità legate alla liquidità dei veicoli.

Tre grafici a barre e ad area: (a) quote di fondi di credito privato dell'area dell'euro per paese; (b) CLO in circolazione negli Stati Uniti e nell'area dell'euro (2014-2024); (c) quote di prestiti senior di CLO statunitensi per tipo e rating, con una visione delle tendenze del credito privato nel 2026.

Una quota rilevante dei fondi di private credit è strutturata come open-ended, con finestre di rimborso che non sempre riflettono la reale liquidabilità degli attivi sottostanti. Ne deriva un potenziale disallineamento tra liquidità promessa e liquidità effettiva, che può emergere in fasi di stress anche senza un peggioramento della qualità del credito.

Il messaggio della Bce è chiaro: il rischio principale oggi non è la solvibilità dei debitori, ma la capacità dei fondi di assorbire shock di liquidità senza innescare dinamiche pro-cicliche.

Nel Focus del Financial Stability Review 2025, Francoforte aggiunge che la crescita dei private markets e le loro interconnessioni con banche e investitori istituzionali rendono il tema rilevante anche sul piano sistemico, pur in un contesto ancora più contenuto rispetto ai mercati pubblici.

Il ruolo crescente dei secondari: una risposta strutturale da Ares

In questo contesto si inserisce la raccolta di 7,1 miliardi di dollari da parte di Ares Management per il suo primo grande fondo di private credit secondaries, con la partecipazione di Mubadala per circa 1 miliardo. L’operazione indica che il mercato non si sta ritirando, ma sta evolvendo per rispondere al tema della liquidità.

Come ha dichiarato Blair Jacobson, co-presidente di Ares, l’obiettivo è offrire «soluzioni di liquidità e flessibilità in un mercato in rapida crescita».

Per investitori sofisticati come i family office, il mercato secondario diventa così uno strumento strutturale di gestione del rischio, non solo una leva tattica.

Implicazioni operative per wealth manager e family office

Alla luce dei dati di mercato e delle analisi della Bce, il private credit nel 2026 richiede un approccio più selettivo e strutturato rispetto al recente passato.

L’asset class continua a offrire diversificazione e potenziale di rendimento, ma non può più essere trattata come un’esposizione passiva.

Le analisi della Bce mostrano che l’ingresso dei private markets nel mix di finanziamento delle imprese è associato a un peggioramento di alcuni indicatori di rischio, come la riduzione dell’interest coverage ratio e l’aumento del leverage, oltre a una riorganizzazione delle esposizioni bancarie.

Il messaggio è netto: il private credit modifica il profilo di rischio delle aziende e le loro interconnessioni con il sistema finanziario, rendendo centrali governance e liquidità.

Per wealth manager e family office europei, la priorità diventa valutare con attenzione la struttura dei fondi, i meccanismi di liquidità, la duration degli attivi e il ruolo dei mercati secondari, integrando il private credit in una strategia di portafoglio coerente con il profilo di liquidità complessivo del cliente.

Il quadro finale non è né allarmisticoeuforico: il private credit resta una componente rilevante dei private markets, ma entra in una fase più matura, in cui governance, liquidità e selezione del gestore pesano quanto il rendimento atteso.

Domande frequenti su Private credit 2026: deflussi, crescita secondari e lettura della Bce

Qual è la principale preoccupazione nel settore del private credit nel 2026?

La principale preoccupazione nel 2026 è lo stress di liquidità, non una crisi di credito generalizzata. I deflussi di fine 2025 indicano una tensione sulla liquidità, ma non un deterioramento sistemico della qualità del credito.

Cosa indicano i deflussi di 7 miliardi di dollari registrati a fine 2025?

I deflussi di 7 miliardi di dollari registrati a fine 2025 dai principali fondi globali segnalano una tensione sulla liquidità nel settore del private credit. Tuttavia, questi deflussi non implicano necessariamente un deterioramento della qualità del credito.

Qual è il punto chiave evidenziato dalla BCE riguardo al private credit?

Secondo la BCE, un punto chiave nel private credit è il disallineamento tra attivi e liquidità. Questo disallineamento contribuisce allo stress di liquidità osservato nel settore.

Qual è il ruolo dei mercati secondari nel contesto del private credit?

I mercati secondari stanno assumendo un ruolo crescente come risposta strutturale alle sfide del private credit. Ares evidenzia questa tendenza, suggerendo che i secondari offrono soluzioni per la gestione della liquidità.

Quali sono le implicazioni operative per wealth manager e family office nel private credit?

Per wealth manager e family office, l'implicazione operativa principale è la necessità di concentrarsi sulla gestione del rischio di liquidità. La distinzione cruciale è comprendere che il rischio attuale riguarda principalmente la liquidità, non la qualità del credito.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale
Foto di Elisabetta Fabris, autrice We Wealth esperta di wealth managemen

di Elisabetta Fabris

Scrive di Wealth Management per We Wealth. Con esperienze nei mercati finanziari e un background in Finance presso Bocconi, si occupa di finanza raccontando mercati e private capital con uno sguardo ai trend che stanno ridisegnando la gestione patrimoniale.

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