Fra le banche italiane il dibattito sui tagli al personale è strettamente collegato alle filiali, alle sinergie di costo successive alle acquisizioni e ai cambiamenti delle abitudini della clientela. L’intelligenza artificiale, finora, ha soprattutto alimentato il confronto sugli investimenti tecnologici e sull’acquisizione delle competenze necessarie a creare nuovi ecosistemi. Ma la fase dei licenziamenti potrebbe essere più vicina di quanto sembri.
Un’analisi di Morgan Stanley, condotta su 35 gruppi bancari europei, indica che il settore bancario potrebbe dover tagliare il 10% dei propri occupati entro il 2030 — un impatto che costerebbe oltre 200mila posti di lavoro. E in Italia? Considerando come base i 262mila dipendenti censiti dall’ABI, si parlerebbe di circa 26mila posti di lavoro in meno nel giro di quattro anni. Tuttavia, il taglio del 10% dell’occupazione si concentrerebbe soprattutto sui gruppi bancari di maggiori dimensioni. Lo si intuisce dai ruoli professionali che, secondo l’analisi, risulterebbero più colpiti dall’AI: i cosiddetti “servizi centrali”, che comprendono le funzioni di back e middle office, oltre ai ruoli nel risk management e nella compliance.
Non lo sportellista, dunque, ma nemmeno le figure a diretto contatto con la clientela come private banker o investment banker — che non compaiono tra le professionalità più minacciate, almeno per ora.
L’intelligenza artificiale applicata alle banche interviene come un’alleata su una delle metriche più osservate dagli azionisti: il rapporto costi/ricavi. Per gli istituti, il profilo delle spese è strettamente legato al controllo della crescita del personale e all’adozione dell’AI. Secondo quanto riporta il Financial Times, a essere maggiormente impattati da questa evoluzione tecnologica sarebbero soprattutto gli istituti orientati al retail e quelli operanti in Paesi come Francia e Germania, dove i rapporti costi/ricavi restano elevati.
Non tutte le posizioni lavorative subiranno le stesse conseguenze. Come ha dichiarato a Fortune il professor Daniel Keum della Columbia Business School, “i ruoli nella consulenza e nell’investment banking resistono piuttosto bene all’automazione”, dal momento che queste attività lasciano pochissimo margine di errore: i clienti non tollerano nemmeno la minima imprecisione. In particolare, nell’M&A ogni operazione è diversa dall’altra, il che le rende più difficili da automatizzare. “La consulenza e il banking, in realtà, non se la stanno cavando male», afferma Keum. «Pensiamo alle questioni di compliance, dove anche un errore dell’1% non è tollerabile. Non può essere accettato. È per questo che molti compiti degli analisti in società come McKinsey e Bain sono automatizzati, ma il lavoro resta estremamente intensivo in termini umani”. Per Keum, i lavori più colpiti in ambito bancario saranno quelli nella contabilità e nel marketing.
La tendenza ad assumere meno, tra le grandi aziende, appare già evidente tirando le somme del 2025. Tra tutti i piani annunciati nel corso dell’anno ha fatto discutere la previsione di 14mila licenziamenti da parte di Amazon (a ottobre). In ambito logistico, anche UPS ha comunicato una riduzione di 34mila posti di lavoro operativi nei primi nove mesi del 2025, oltre a 14mila licenziamenti in posizioni prevalentemente manageriali.
Meta Platforms ha tagliato 3.600 dipendenti a inizio 2025 sulla base delle performance e ha successivamente ridimensionato anche la propria divisione AI, oltre ad aver annunciato nuovi tagli ai Reality Labs dedicati al metaverso, che colpiranno fino al 30% delle persone attualmente impiegate.
Per il momento, il settore bancario non è stato al centro dell’ondata di licenziamenti che oggi vengono già ricondotti all’AI. Ma il percorso potrebbe accelerare. “Possiamo già osservare cambiamenti nel settore dell’audit, del diritto e della consulenza, ma le banche non stanno ancora offrendo miglioramenti tangibili in termini di efficienza. Le strutture dei costi sono ampie… e questi nuovi e potenti strumenti non sono ancora stati pienamente implementati”, ha dichiarato al Financial Times Jason Napier, responsabile della ricerca sulle banche europee di UBS. “Chi ha ancora bisogno di essere convinto che l’AI cambierà in modo significativo i servizi finanziari dovrebbe dedicare più tempo a esplorare gli strumenti già disponibili”.

