Il mercato ha continuato a vendere con decisione il titolo di Monte dei Paschi dopo il terremoto giudiziario che ha coinvolto l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, il presidente di Delfin Francesco Milleri e Francesco Gaetano Caltagirone: un calo superiore al 2% per un -6,6% totale dopo gli avvisi di garanzia per manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza. Oltre alle responsabilità penali, il mercato sembra intravedere il pericolo di conseguenze anche sull’assetto del management della nuova Mediobanca, il cui Cda, rinnovato dopo la scalata completata con successo da Mps, è espressione diretta di Siena.
Le intercettazioni al centro dell’indagine
A complicare ulteriormente il quadro sono stati gli stralci di alcune delle intercettazioni della Procura di Milano, pubblicate a mezzo stampa e che costituiscono una delle basi probatorie più importanti per sostenere la tesi dell’accusa: che Delfin e Caltagirone abbiano concordato, senza comunicare al mercato, la volontà di acquisire il controllo di Mediobanca superando complessivamente la soglia del 25% che avrebbe obbligato le due società a lanciare un’Opa. “Il vero ingegnere è stato lei, io ho solo eseguito l’incarico. Ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti per l’idea”, dice l’ad di Mps Lovaglio a Caltagirone, intercettato dagli inquirenti il 18 aprile, in scia all’aumento di capitale che avrebbe aperto la strada all’Ops su Mediobanca. Dieci giorni prima del lancio dell’Ops Lovaglio avrebbe poi avuto uno scambio molto acceso con un dirigente di Mediobanca, il cui management ha sempre osteggiato l’operazione senese. “Infatti facciamo così perché abbiamo il 35% in mano, abbiamo già il controllo, l’avete capito o no? Cioè, arriveremo al 60%, però abbiamo il controllo, regolatevi, se volete ancora continuare a farci problemi, a speculare, a inventare storie, a fare i bastardi della finanza, regolatevi: noi abbiamo il 35%, e questo è un messaggio vero”, si legge negli stralci usciti su MF. Si tratta di un altro tassello rilevante in quanto si presume che, prima ancora di aver lanciato l’Ops, esistesse un consenso fra Delfin e Caltagirone che allora controllavano, assieme, circa il 30% di Mediobanca.
Conseguenze potenziali su governance e vigilanza
Con intercettazioni di questo tipo, una concreta possibilità è che Lovaglio non possa avere più l’onorabilità sufficiente per mantenere il suo incarico in Mps e decida più o meno volontariamente di rassegnare le dimissioni. L’altro capitolo è poi quello della vigilanza, la quale ha il potere di limitare gli effetti della scalata compiuta su basi potenzialmente non rispettose della legge, imponendo nella nuova Mediobanca l’entrata di nuovi consiglieri indipendenti. Con la possibilità, ipotizza un operatore del settore raggiunto da We Wealth, che venga imposta una riduzione forzata delle quote da parte dei soggetti coinvolti nell’inchiesta. È molto difficile immaginare che, dopo quanto emerso da queste intercettazioni, la vigilanza resti inerte.

