I gestori globali hanno nettamente ridotto l’esposizione ai bond, scesa ai minimi dall’ottobre 2022, per aumentare quella sui mercati emergenti – oggi l’asset class con la più alta percentuale di sovrappeso. Le azioni dei Paesi emergenti risultano in overweight per il 46% netto dei gestori (in crescita dal 27% di settembre), ai massimi dal febbraio 2021.
Nel frattempo, l’euforia resta su livelli elevati: la componente cash si è ridotta al 3,8% (dal 3,9% del mese scorso), toccando i minimi dal dicembre 2024, si legge nell’ultimo sondaggio globale di Bank of America, il più rialzista dallo scorso febbraio.
Per gli investitori, il livello di liquidità in portafoglio è un indicatore cruciale di potenziale inversione di tendenza: quando la quota scende sotto il 4% – come avviene ininterrottamente da luglio – il cruscotto inizia a lampeggiare, anche se il “sell signal” forte scatta solo sotto il 3,7%.
Il sottocampione di gestori europei mostra un calo ancora più netto della liquidità, dal 3,5% al 2,9%.
Mentre regna l’ottimismo, cresce al contempo la cautela sulle valutazioni azionarie globali: per il 60% degli intervistati, i mercati sono “sopravvalutati”, un nuovo record.
Nel frattempo, l’oro torna a essere l’investimento più gettonato (43%), superando i titoli delle Magnifiche Sette (39%).
In questa fase, i gestori globali appaiono decisamente più fiduciosi sull’andamento dell’economia: uno su tre ritiene che non ci sarà alcun rallentamento (no landing), ai massimi da marzo, mentre il 54% prevede un atterraggio morbido (soft landing). Solo l’8% scommette su un atterraggio duro.
Sul fronte dei rischi, per la prima volta nella storia del sondaggio la maggioranza considera la bolla azionaria dell’intelligenza artificiale come principale rischio di coda (33%), in forte aumento rispetto all’11% del mese scorso.
E, sempre per la prima volta, la maggioranza assoluta (54%) ritiene che i titoli legati all’AI siano effettivamente in bolla.
Completano il podio dei rischi più temuti la “seconda ondata d’inflazione” (27%) e la possibilità che la Fed perda indipendenza, con conseguente svalutazione del dollaro USA (14%).
Sul fondo, cresce anche la preoccupazione per il sistema del private equity e del private debt, segmenti molto espansi negli ultimi anni: il 57% dei gestori li indica come la fonte più probabile di un evento di credito sistemico, una quota più che raddoppiata rispetto a settembre, ben superiore al 19% che teme un problema legato ai Treasury USA.
Gestori europei: più ottimismo sulle azioni di casa
Nel campione europeo, il comparto bancario torna in cima alle preferenze settoriali: il 21% prevede che il settore finanziario sarà il miglior performer dei prossimi 12 mesi (in aumento dal 19% di settembre), seguito da industriali e materiali (18% ciascuno).
I settori meno acquistati al momento sono cura della persona, media e alimentari & bevande.
Rispetto alle allocazioni storiche, utility, costruzioni e banche sono oggi i comparti europei che raccolgono il maggior consenso.
A livello macro, una quota prevalente del 25% degli investitori europei ritiene che il venir meno degli effetti restrittivi della stretta monetaria e il rafforzarsi dei venti favorevoli legati all’allentamento dei tassi rappresentino il principale fattore positivo per la crescita globale.
Inoltre, il 68% dei gestori europei prevede per le azioni del Vecchio Continente un rialzo moderato nei prossimi mesi, in aumento rispetto al 52% dello scorso anno.
Secondo il sondaggio BofA, “il 57% degli investitori europei ritiene che la sottoperformance strutturale dell’Europa sia destinata a terminare, grazie alla politica fiscale tedesca, all’aumento della spesa per la difesa e a una maggiore integrazione europea”, in crescita rispetto al 52% del mese precedente.

