Analizzare l’impero economico di Chiara Ferragni significa ripercorrere la storia di un fenomeno che ha trasceso il mondo digitale per diventare un case study finanziario di prim’ordine. Una parabola imprenditoriale che, dopo anni di crescita inarrestabile, ha subito una brusca e violenta inversione di tendenza, ponendo interrogativi cruciali sul suo valore attuale e sulle sue prospettive future. Per comprendere la portata del terremoto che ha scosso le sue finanze, è necessario partire dalle fondamenta del suo ecosistema societario e dai numeri che ne hanno decretato l’ascesa.
L’alba dell’impero: da “The Blonde Salad” alla nascita dell’imprenditrice digitale
Tutto ha inizio con un blog, “The Blonde Salad”, un progetto che si è rapidamente evoluto in una macchina da soldi e in un marchio globale. La sua capacità di monetizzare l’influenza digitale l’ha portata all’attenzione del mondo accademico e della finanza, tanto che già nel 2016 la prestigiosa rivista Forbes la inseriva nella sua lista dei trenta under 30 più influenti a livello globale, stimando all’epoca un fatturato per 9,5 milioni di dollari. Quello era solo l’inizio di una scalata che avrebbe visto il suo nome associato a contratti milionari e a un complesso reticolo di aziende.
La struttura societaria: analisi della holding e delle controllate
Al vertice della piramide troviamo la holding Sisterhood S.r.l., la cassaforte personale di Chiara Ferragni, da lei interamente controllata. Questa società ha il compito di gestire le partecipazioni strategiche nelle due braccia operative dell’impero: TBS Crew S.r.l. e Fenice S.r.l.. TBS Crew, acronimo dello storico blog, è il motore che per anni ha gestito l’immagine, i progetti di comunicazione e le attività di talent agency. Fenice, invece, è la società licenziataria del marchio “Chiara Ferragni Collection”, responsabile dello sviluppo e della commercializzazione di prodotti che spaziano dall’abbigliamento ai gioielli. Una struttura ben definita che, fino al 2023, ha prodotto ricavi e utili a ritmi impressionanti.
Le fonti di reddito: un ecosistema diversificato
Prima della tempesta, le fonti di guadagno di Chiara Ferragni erano un esempio di diversificazione ben riuscita. I suoi post su instagram, secondo diverse analisi di settore, potevano arrivare a valere cifre che oscillano tra i 72.000 euro e i 102.000 dollari per singolo contenuto sponsorizzato. A questi si sommavano i fatturati delle sue aziende. Nel 2022, TBS Crew registrava ricavi per circa 14,6 milioni di euro, saliti a circa 17,6 milioni nel 2023 con un utile di 4,4 milioni. Nello stesso periodo, Fenice S.r.l. vantava nel 2022 un fatturato di oltre 14 milioni di euro e un utile di 3,4 milioni. La holding Sisterhood chiudeva il 2022 con ricavi per 4,54 milioni di euro.
Il “Pandoro-Gate”: analisi finanziaria dell’impatto della crisi reputazionale
Lo scandalo legato all’operazione commerciale con Balocco, noto come “Pandoro-Gate”, ha agito da detonatore, innescando una crisi finanziaria e reputazionale senza precedenti. Le conseguenze sono state immediate e devastanti, come certificato dai bilanci depositati nel 2025. Il fatturato di TBS Crew per l’esercizio 2024 è crollato del 94%, precipitando da 17,6 milioni a poco più di 1 milione di euro, e trasformando l’utile milionario del 2023 in una perdita netta di oltre 2,2 milioni. Nella relazione sulla gestione, come riportato da diverse testate, l’azienda stessa riconduce il crollo alle “ripercussioni mediatiche” del caso, che hanno causato la sospensione di numerosi rapporti commerciali. Non meno drammatica la situazione di Fenice, che nel biennio 2023-2024 ha accumulato perdite per oltre 10 milioni di euro, azzerando di fatto il patrimonio. Il fatturato 2024, stimato da Fanpage in appena 2 milioni contro i 14 del 2022, ha innescato un’inevitabile austerity: il compenso di Chiara Ferragni in TBS Crew è stato dimezzato a 160.000 euro e, come riporta il Fatto Quotidiano, l’organico è stato ridotto.
Stima del patrimonio: quanto vale oggi Chiara Ferragni?
Calcolare oggi il patrimonio dell’imprenditrice è un esercizio complesso. Una parte significativa è immobilizzata nel superattico di CityLife, un bene di lusso intestato alla holding Sisterhood il cui valore è stimato tra i 10 e i 15 milioni di euro e attualmente affittato al calciatore dell’Inter Marcus Thuram per 35mila euro al mese. La liquidità e le riserve della stessa holding, pur intaccate, restano consistenti: a inizio 2025 Sisterhood disponeva ancora di circa 4,6 milioni di liquidità e di riserve per 25 milioni, accumulate dagli utili degli anni passati, che sono state fondamentali per coprire le perdite recenti. Per sostenere Fenice, la stessa Ferragni ha dovuto iniettare 6,4 milioni di euro tramite un aumento di capitale, salendo così al 99,8% della società.
Quale sarà il futuro dell’impero Ferragni?
Il futuro dell’impero Ferragni è oggi un’incognita. La strategia di rilancio passa necessariamente dalla ristrutturazione aziendale, che ha già visto la liquidazione della società Fenice Retail e la chiusura dei negozi fisici, e dal tentativo di ricostruire la fiducia dei partner commerciali e dei consumatori. I bilanci indicano che una parte significativa dei ricavi residui nel 2024 proviene dai mercati esteri, apparentemente meno influenzati dalla crisi reputazionale italiana. Le previsioni per il 2025, tuttavia, restano caute, con stime di ricavi in linea con l’esercizio appena concluso, come ammesso nelle stesse relazioni societarie. La sfida più grande sarà svincolare il valore delle aziende dal suo solo nome, dimostrando che il suo modello di business può sopravvivere e prosperare anche dopo la più grave crisi della sua storia.
