Ecco come la crisi ha cambiato il volto (diseguale) dell’America

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Un nuovo sondaggio di McKinsey & Company mostra il volto dell’America post-covid. Tra situazione finanziaria, opportunità economiche e ostacoli in vista. Per le donne e non solo

Le persone di colore hanno 4,5 volte di probabilità in più di affermare che la propria razza costituisca un ostacolo in termini di prospettive lavorative

Quanto al sentiment sull’attuale situazione finanziaria, il 26% degli americani la definisce “meno sicura” rispetto a 12 mesi fa

Le donne appartengono al gruppo con più probabilità di non essere sulla buona strada per raggiungere i propri obiettivi finanziari nel lungo termine

L’impatto devastante del covid-19 sulla salute e il benessere economico dei cittadini americani continua a sollevare un certo scetticismo su un futuro prospero e inclusivo. Secondo un nuovo sondaggio di McKinsey & Company condotto in collaborazione con Ipsos su un campione di 25mila soggetti nel cuore della primavera, solo il 32% ritiene che le retribuzioni ricevute dalla maggior parte dei lavoratori garantiscano loro una buona qualità della vita. Un “ottimismo” che cala ancor di più tra i cittadini a basso reddito: il 36% di coloro che guadagnano meno di 25mila dollari all’anno concorda sul fatto che la maggior parte degli americani abbia oggi l’opportunità di trovare un buon lavoro, contro il 56% di chi guadagna 150mila dollari o più.
Per non parlare poi delle donne che, rispetto agli uomini, hanno riportato una serie sproporzionata di sfide da fronteggiare, come la perdita di reddito, le disparità di responsabilità nella cura dei propri familiari e le esperienze discriminatorie. Un’ampia varietà di soggetti, inoltre, crede che la propria stessa identità abbia influito negativamente sulle prospettive lavorative. Le persone di colore, secondo il sondaggio, hanno 4,5 volte di probabilità in più di affermare che la propria razza costituisca un ostacolo in tal senso. Inoltre, sempre le donne hanno più del doppio delle probabilità degli uomini di dichiarare che il genere abbia influito negativamente sull’accesso alle opportunità.

Quanto invece al sentiment sulla situazione finanziaria, il 26% degli americani la definisce “meno sicura” rispetto a 12 mesi fa e il 18% esprime preoccupazione rispetto alla perdita della propria abitazione. Solo la metà di tutti gli intervistati dichiara di essere in grado di coprire le spese in tal senso per più di due mesi se loro stessi o qualcuno della famiglia dovesse perdere il lavoro. Il 34%, infatti, ha riportato una contrazione del proprio reddito o la perdita dell’occupazione nell’ultimo anno. E la precarietà economica non sembra essere distribuita in modo uniforme. Per esempio, solo il 36% degli americani che guadagnano 50mila dollari all’anno o meno dichiara di poter coprire le spese per più di due mesi e il 27% di coloro che guadagnano meno di 25mila dollari all’anno teme di perdere la casa. Per le donne, il 48% riferisce di poter coprire più di due mesi di spese (contro il 53% degli uomini). Inoltre, queste ultime appartengono anche al gruppo che con più probabilità non si trova sulla buona strada per raggiungere i propri obiettivi finanziari nel lungo termine.

Ma cosa possono fare i leader per colmare queste diseguaglianze? Secondo McKinsey sono otto le strade che potrebbero imboccare. In primo luogo, affrontare le questioni che colpiscono in modo sproporzionato la componente femminile della popolazione, come l’accesso all’assistenza all’infanzia. Basti pensare che, a causa della crisi, più di una donna su quattro sta valutando se lasciare il posto di lavoro o ridimensionare la propria carriera. In secondo luogo, promuovere l’equità razziale e raggiungere una crescita inclusiva, che potrebbe garantire un ulteriore reddito annuo pro capite compreso tra i 6.000 e gli 8.500 dollari. Affrontare le preoccupazioni sull’accesso alla formazione e all’istruzione, fondamentale per consentire un migliore adattamento alle esigenze della forza lavoro. Superare il divario urbano-rurale e le sfide nell’accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi legati alla salute mentale. E, infine, raccogliere dati più granulari, lavorando per la creazione di organizzazioni più inclusive.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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