Tassi, Bce e Fed su sentiero divergente: cosa inserire in portafoglio

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27 Gennaio 2025
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La Fed si riunirà mercoledì e, con ogni probabilità, non interverrà sui tassi di interesse. Diverso il caso della Bce, che si avvia verso la quinta sforbiciata consecutiva. Quali implicazioni avrà questa divergenza sui mercati finanziari?

Il ritmo delle sforbiciate ai tassi di interesse “continuerà a dipendere dai dati”, ha dichiarato Christine Lagarde, la presidente della Banca centrale europea, al World economic forum di Davos la scorsa settimana. “In ogni caso, un movimento graduale è certamente ciò che mi viene in mente al momento”, ha aggiunto. Il tutto mentre oltreoceano il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha riacceso il dibattito sull’impatto delle sue politiche economiche sul costo del denaro. Più precisamente, l’idea è che possano innescare un aumento dell’inflazione, costringendo la Federal Reserve a mantenere un atteggiamento prudente sui prossimi tagli.

Fed, verso la decisione sui tassi di interesse

La prima a riunirsi quest’anno sarà proprio la banca centrale americana, mercoledì. “Il mercato sconta due tagli ai tassi di interesse da qui a fine anno, entrambi da 25 punti base”, racconta Antonio Montano, portfolio manager di Ver Capital Sgr intervenuto in occasione dell’ultima puntata di Weekly Bell, la trasmissione di We Wealth per fare il punto sui mercati finanziari e gli appuntamenti macroeconomici della settimana. “Il primo dovrebbe arrivare a metà giugno, mentre per il secondo occorrerà attendere la seconda metà dell’anno”, prosegue Montano. In altre parole, questa settimana la Fed non dovrebbe intervenire sul costo del denaro. Gli occhi degli investitori sono puntati sulle parole di Jerome Powell, alla ricerca di indizi sull’effettiva durata della pausa attesa. 

Le attese sulla riunione della Bce di gennaio

Diverso il caso della Bce, che si riunirà giovedì 30 gennaio. Le attese di molti analisti ruotano intorno a una sforbiciata da 25 punti base. Se fosse così, si tratterebbe della quinta consecutiva. A confermarlo è anche Davide Cingi, portfolio manager di Ver Capital Sgr, secondo cui sui primi due appuntamenti dell’anno dell’Eurotower ci sono pochi dubbi: due tagli da 25 punti base, uno a gennaio, appunto, e uno a marzo. “A quel punto ci avvicineremmo al famigerato tasso neutrale, che è un po’ un essere mitologico, perché tutti sanno che esiste ma nessuno sa quale sia davvero. Probabilmente tra il 2 e il 2,5%”, dichiara Cingi. “A marzo potremmo trovarci intorno al 2,5%, poi sul resto dell’anno diventerà una scommessa. Molto dipenderà non solo dai dati europei, ma anche dalle mosse di Donald Trump”, sostiene l’esperto.

Tassi: le strade di Bce e Fed resteranno divise?

La vittoria del miliardario alle elezioni presidenziali di novembre, come anticipato in apertura, ha di fatto riacceso le discussioni sull’impatto delle sue misure economiche sul costo del denaro. “Le strade di Bce e Fed si stanno già dividendo”, osserva Cingi. “Siccome i mercati guardano sempre al futuro, la divergenza tra le due banche centrali è già in parte scontata. Il vero tema sarà la magnitudo di questa divergenza, che dipenderà in buona parte dalle politiche statunitensi, non solo sul fronte dei dazi ma anche dell’immigrazione”, spiega.

Se Trump mantenesse le sue promesse su quest’ultimo fronte, sparirebbe una quota importante di lavoratori statunitensi, innescando una scarsità di manodopera (soprattutto in settori come l’agricoltura e le costruzioni) e un conseguente aumento dei salari e dell’inflazione. In un contesto come questo, la Fed potrebbe “non soltanto tenere i tassi di interesse fermi” ma “la prossima mossa potrebbe addirittura essere un aumento”, afferma Cingi. “Uno scenario estremo che avrebbe un impatto molto importante anche sulla Bce”, aggiunge.

Portafogli troppo esposti alle azioni?

Intanto, secondo l’ultimo sondaggio condotto da Bank of America a proposito di obbligazioni, l’esposizione riportata dai gestori è scesa ai minimi da ottobre 2022: il 20% netto dichiara di avere un sottopeso su questa classe di attivo. Ciò che ci si domanda, considerando le prospettive sopra descritte, è se i portafogli troppo esposti alle azioni sono al momento più vulnerabili. “Non necessariamente più vulnerabili, ma sicuramente più volatili”, osserva Cingi. “Essersi posizionati sull’azionario nell’ultimo biennio sicuramente è stata una scelta corretta. Il punto è su quali settori e aziende”. Le imprese americane oggi scontano multipli più elevati rispetto a quelle europee, si parla di uno sconto del 40%. “Quindi si potrebbe scommettere sul mercato europeo in maniera controintuitiva, considerando una crescita stimata più bassa ma valutazioni più attraenti”, suggerisce l’esperto.

Dove investire nel mondo del credito

All’interno del mondo del credito, Cingi suggerisce infine di posizionarsi agli estremi. “Innanzitutto, costruirsi una quota di portafoglio molto sicura sui governativi, che in Europa garantiscono ancora buoni rendimenti”, dice l’esperto. “Poi, valutare i Treasury Usa, che rendono attualmente oltre il 4%. Suggerirei di saltare gli investment grade, che sono un po’ più rischiosi e rendono meno, mentre ci si potrebbe collocare non solo sugli high yield ma anche sui corporate loan europei”, conclude Cingi.

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