Tre scenari per i mercati nel 2025: l’atterraggio è ancora lontano

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Una mano gira un blocco di legno dal numero 5 al numero 4, formando l'anno 2024 su uno sfondo azzurro.

Il 2025 non è più così lontano, ma cosa possono aspettarsi gli investitori? Ecco tre possibili scenari sapendo che tutti e tre avranno Donald Trump come protagonista

Indice

Gli investitori che speravano di tirare un sospiro di sollievo a partire da gennaio, dopo un anno pieno di incertezze e cambiamenti repentini – nonostante un mercato che ha toccato picchi inaspettati – potrebbero rimanere delusi. Il 2025 potrebbe essere un altro anno molto complesso per l’economia globale, caratterizzato da segnali contrastanti e dinamiche sempre più complesse. Lasciarsi alle spalle l’anno più elettivo di sempre, infatti, può togliere un po’ di incertezza politica, ma aprirne una ancora più ampia sulle decisioni economiche dei neo-eletti presidenti, Donald Trump in primis.

Arrivati verso la fine dell’anno è lecito chiedersi quanto le eccezioni potranno ancora durare. Ad esempio, per quanto ancora l’economia statunitense riuscirà a dimostrarsi forte, nonostante un’inflazione sopra target e il raffreddamento dei consumi?

Robeco, nel suo outlook 2025, ha disegnato tre possibili scenari, dal più luminoso, al più buio, per capire quale segreto potrebbe nascondere il mercato per il prossimo anno.

Scenario 1: Rallentamento, ma l’atterraggio è ancora lontano

Il ritorno al potere di Trump potrebbe avere un effetto altamente inflazionistico sul mercato statunitense, costringendolo a rallentare. Ma non solo, dazi sembra la parola preferita del tycoon e, in quest’ottica, “la possibilità di una svolta stagflazionistica derivante da politiche commerciali potrebbe rivelarsi una potente corrente trasversale in un’economia statunitense altrimenti resiliente”, spiega Peter van der Welle, Multi-Asset Strategist di Robeco. L’implementazione dei dazi insieme al contenimento dell’inflazione avranno un effetto diretto sull’inflazione interna, anche se il rafforzamento del dollaro potrebbe compensare questo meccanismo. In ogni caso, sia la politica fiscale che quella monetaria mantengono un assetto pro-ciclico. Le proiezioni indicano una crescita del Pil reale dell’1,7% e una lieve tendenza alla stagflazione a fronte di un’inflazione leggermente superiore al consensus.

Guardando al resto del mondo, invece, i consumi europei potrebbero avvicinarsi ad una modesta ripresa, grazie a un rinnovato impulso fiscale e lo stesso potrebbe valere per la Cina, anche se le misure di stimolo potrebbero non essere sufficienti ad annullare le spinte disinflazionistiche.

Scenario 2: Una nuova età dell’oro

In questo secondo scenario, le politiche di deregolamentazione di Trump potrebbero dare la spinta giusta all’economia statunitense, stimolando una disinflazione benigna. In una simile situazione, l’inflazione potrebbe scendere fino all’1,75%, consentendo alla Federal Reserve di tagliare i tassi per scelta, non per necessità. Ma non solo, sicuro del vantaggio tecnologico statunitense, il neo-eletto presidente potrebbe anche decidere di optare per toni più morbidi con la Cina, permettendole così di ridurre la sua produzione in eccesso e risvegliare il ciclo produttivo globale.

Insomma, crescita sostenuta dei consumi Usa, stabilità dei mercati energetici, inflazione sotto controllo e allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Forse più un sogno che una realtà

Scenario 3: Guerra dei dazi e ombre nere sul mercato

Come prima abbiamo analizzato la possibilità di un futuro ideale e di crescita, è necessario anche considerare l’altro lato della medaglia. Se Trump, dall’alto del suo tappeto rosso, decidesse di eseguire nel dettaglio il suo piano commerciale, la situazione potrebbe non essere così rosea. In un simile scenario, spiega l’esperto, “la guerra dei dazi potrebbe esplodere, peggiorando le pressioni stagflazionistiche, in quanto le tariffe sulle importazioni aumentano prezzi interni, gravando anche sui consumatori statunitensi. Ma non solo, Pechino non rimarrebbe in silenzio e potrebbe aumentare la sua retorica bellicosa nei confronti di Taiwan”.

In uno scenario così turbolento, con l’aumento dei dazi, nuove tensioni geopolitiche e un’elevata spesa militare, l’economia globale potrebbe cadere in una drammatica spirale stagflazionistica, con i mercati azionari e obbligazionari fortemente destabilizzati.

Guardando oltre ai possibili scenari, “i mercati azionari statunitensi manterranno la loro traiettoria ascendente dopo un anno di solide performance che hanno spinto le valutazioni dell’S&P 500 su livelli sempre più elevati. Tuttavia, il sentiment del mercato potrebbe mutare repentinamente con l’evolversi della narrazione macroeconomica, sottolineando l’importanza di una gestione diversificata e dinamica del portafoglio”, conclude van der Welle.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Quali sono i migliori investimenti in vista di un altro anno pieno di incertezze?

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