Longevità e investimenti: il ruolo della consulenza secondo Pimco
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Scopri di piùLongevità, inverno demografico e nuove sfide per il risparmio: Adriano Nelli (PIMCO) spiega perché la consulenza finanziaria diventa centrale per costruire portafogli resilienti e sostenere il reddito nel lungo periodo
Longevità crescente, inverno demografico e un sistema previdenziale sotto pressione. È dentro questa cornice che si muove oggi il risparmio degli italiani E proprio da qui parte la riflessione di Adriano Nelli, Responsabile per l’Italia di PIMCO, intervenuto a margine di Consulentia 2026.
Il punto non è solo vivere più a lungo, ma far sì che il patrimonio sia in grado di accompagnare questa maggiore aspettativa di vita. In un Paese segnato da una base occupazionale ridotta e da una forte concentrazione della ricchezza, con oltre il 60% detenuto dal 10% più ricco, il tema diventa inevitabilmente quello della pianificazione. È qui che entra in gioco la consulenza finanziaria, ma non come semplice guida nella selezione degli strumenti, piuttosto come leva per attivare una maggiore consapevolezza sugli orizzonti temporali. Perché investire nel lungo periodo non significa solo assumere più rischio, ma soprattutto adattare le scelte alla fase della vita.
Nella fase di accumulo, spiega Nelli, ha senso esporsi maggiormente agli attivi rischiosi: il tempo aiuta ad assorbire la volatilità e rende meno rilevante la sequenza dei rendimenti. Ma è nella fase di decumulo che si gioca la partita più delicata. Qui l’obiettivo cambia: non più crescita, ma stabilità del reddito e conservazione del capitale. Un’allocazione troppo esposta all’azionario in questa fase può rivelarsi critica. Se i primi anni coincidono con una correzione dei mercati, il combinato tra ribassi e prelievi può erodere rapidamente il patrimonio. È il cosiddetto rischio di sequenza, spesso sottovalutato ma decisivo nella sostenibilità della rendita.
Da qui il ritorno di centralità del reddito fisso. Dopo anni compressi dalle politiche monetarie, oggi le obbligazioni di alta qualità offrono rendimenti ai massimi degli ultimi 10-15 anni, sia in termini nominali sia reali. Un contesto che consente di costruire portafogli più resilienti, con flussi di reddito più prevedibili. Non solo, in uno scenario ancora incerto, questi livelli di rendimento rappresentano anche un punto di partenza favorevole: esiste infatti una correlazione storicamente solida tra rendimento iniziale e risultato finale di un portafoglio obbligazionario.
Il tema, quindi, non è scegliere tra crescita e difesa, ma costruire percorsi coerenti con il ciclo di vita dell’investitore. Perché la longevità degli asset, oggi, passa prima di tutto dalla capacità di adattarli nel tempo.
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