Private equity: 2024 di ripartenze con il ritorno di mega deal in Italia

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Europa e Italia in controtendenza spingono la ripresa del mercato del venture capital e del private equity mentre gli Stati Uniti iniziano a rallentare

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Il vento sta finalmente cambiando e dopo un 2023 in ritirata, il primo semestre di quest’anno ha nascosto un movimento positivo per i settori del private equity e del venture capital, soprattutto in Europa, Italia inclusa.

Dall’analisi condotta da AIFI, in collaborazione con PwC Italia presentata il 16 settembre, sembra infatti che la raccolta complessiva nel bel Paese sia stata di 2.831milioni di euro, con una crescita del +43% rispetto al primo semestre del 2023. Nonostante questo, il numero di operatori che ha preso parte a questa raccolta sono scesi a 18, in lieve calo ma mantenendo il trend. Tra le fonti principali della raccolta sul mercato spiccano in particolare i fondi pensioni e le casse di previdenza che occupano il 24% della torta, un dato che cresce di anno in anno.

A fare la differenza secondo Innocenzo Cipolletta, presidente di AIFI, “è il ritorno degli investimenti di grandi dimensioni che portano l’ammontare a 4,5miliardi di euro”. In questo panorama a giocare un ruolo cruciale sono gli operatori internazionali che hanno una posizione sempre più strategica a supporto delle imprese italiane e dell’economia del Paese.

Crescita su tutti i fronti

A crescere non è stata solo la raccolta, ma anche l’ammontare investito. Basti pensare che si è passati dai 3.189milioni di euro del primo semestre del 2023 a quasi 4.500milioni quest’anno. Insomma, una crescita del 40%, positiva certo, ma ancora lontanissima dai risultati toccati nel 2022.

A far la differenza in questo primo semestre sono stati ben sette mega round, grandi assenti dell’anno precedente. Qui è chiaro il supporto di operatori internazionali che hanno investito quasi 3miliardi. In effetti, se si considerano solamente gli investimenti inferiori ai 150milioni, il dato del primo semestre del 2024 è perfettamente in linea con quello dell’anno precedente. Nonostante l’ammontare sia cresciuto, il numero di operazioni ha subito un caldo di circa il 14%, attestandosi a 299, distribuito in 227 diverse società.


Nello specifico, le operazioni di venture capital sono diminuite – in termine di numero – del 17% (193), mentre l’ammontare investito è salito fino a 494milioni di euro, con una crescita del 21%, testimoniando, appunto, una maggiore dimensione degli investimenti. Molto positivi anche i dati delle exit, che offrono agli investitori di riavere in mano molta liquidità da investire in nuovi progetti, dando nuova vita al mercato

Stabile invece è rimasta la zona di origine della raccolta: la Lombardia continua a essere la capitale del private equity e del venture capital italiano.

Cambio di rotta, ma ancora tanto su cui lavorare

Senza dubbio, spiega Cipolletta, “a spingere verso questo positivo cambio di rotta è stato il calo dei tassi di interesse, più in prospettiva che in atto. Ma nonostante il periodo promettente, è indubbio che l’Italia resti un paese con piccole e medie imprese che hanno bisogno di crescere e transitare ancora per le due trasformazioni di questo secolo: quella digitale e quella energetica”. In tal senso, proprio come ha ricordato anche Draghi durante il rapporto sulla competitività dell’Unione europea, saranno necessari sempre più capitali, fino a 800miliardi annui, per migliorare la posizione dell’Italia e dell’intera Europa. Chiaramente tutti questi fondi non potranno venire unicamente da denaro pubblico, ma molti dovranno essere capitali privati.

Private equity oltre i confini europei

Per quanto riguarda il panorama mondiale invece, il dato della raccolta è abbastanza stabile, senza particolari sconvolgimenti rispetto al 2023 con 380miliardi di dollari raccolti.
Guardando nella direzione degli investimenti, però, si vede una leggera flessione della raccolta. Si parla di una contrazione di circa il 6%, quindi non un dato tragico, ma che inizia a farsi sentire. Questo perché il mercato sembra diviso a metà: mentre in Europa gli investimenti, compresi i mega deal, stanno finalmente tornando, lo stesso non si può dire per il mercato nord americano. Sicuramente le turbolenze legate alle imminenti elezioni presidenziali statunitensi non stanno aiutando e, anzi, hanno spinto verso una leggera battuta di arresto.

di Matilde Sperlinga

Giornalista, in We Wealth si occupa di mercati, con un focus su geopolitica e venture capital. Laureata in Scienze Politiche e Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

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