Giovani imprenditori: ottimisti sul futuro, ma basta burocrazia

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I giovani guardano con ottimismo al proprio futuro professionale. Ma l’eccesso di burocrazia e l’impreparazione della classe politica incidono negativamente sulle sorti del Paese. Riccardo Di Stefano, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria: “Necessario investire su formazione, innovazione e digitalizzazione”

Indice

Il 71,9% si dichiara pessimista sulle sorti del Paese per il prossimo anno e il 61,6% rileva la burocrazia tra le principali problematiche dell’equazione

Quasi la metà del campione punta a investire nel 2021, focalizzandosi su formazione (41,3%), innovazione tecnologica (39,6%) e digitalizzazione (37,3%)

Di Stefano: “Se è vero che i giovani sono stati i primi a risentire della crisi economica, contiamo che siano anche i primi del Piano nazionale di ripresa e resilienza”

Nonostante le aspettative sull’Italia nel suo complesso non destino particolari ottimismi, i giovani imprenditori guardano con estrema positività al proprio futuro professionale. Ma l’eccesso di burocrazia, la crisi economica e le conseguenze sociali della pandemia non mancano di sollevare alcune preoccupazioni.

La burocrazia incide (in negativo) sul futuro del Paese

Secondo un’inchiesta condotta dall’Osservatorio 4.Manager e che ha coinvolto 2.230 imprenditori, manager e professionisti under 30, il 71,9% si dichiara pessimista sulle sorti del Paese nel 2021, contro un 51,4% delle previsioni negative legate ai prossimi tre anni. Il 63,3% rileva tra le principali problematiche dell’equazione l’impreparazione della classe politica, il 61,6% la burocrazia e il 45,8% l’instabilità e la conflittualità politica (legata alla crisi di governo che ha caratterizzato i primi mesi dell’anno). Di conseguenza, il 55,1% ritiene che bisognerebbe investire sul fisco, il 45,8% sulla riduzione della burocrazia e lo snellimento delle procedure, il 37,4% sull’istruzione e la formazione, e il 19,4% sulla sostenibilità e l’economia circolare.

Contrariamente alle attese sull’Italia, il 71,6% degli intervistati ha una visione abbastanza o molto positiva sul futuro delle proprie attività, una percentuale che sale al 79,1% se si considerano i prossimi tre anni. Nonostante si evidenzino difficoltà nell’investimento (33,4%), una bassa spinta all’innovazione (29%) e una scarsa digitalizzazione (27,3%), quasi la metà del campione punta a investire nel 2021, focalizzandosi proprio su formazione (41,3%), innovazione tecnologica (39,6%) e digitalizzazione (37,3%). E c’è chi si aspetta anche di incrementare il numero di assunzioni (40%), guardando con positività agli sgravi fiscali per l’assunzione di giovani e donne introdotti dalla legge di bilancio 2021.
“Noi giovani imprenditori, commercialisti, manager e professionisti in generale crediamo fortemente nelle nostre energie e nel sistema Italia. Ma è necessario investire su formazione, innovazione e digitalizzazione. Auspichiamo che questa strada sia condivisa anche da politici e cittadini. E se è vero che i giovani sono stati i primi a risentire della crisi economica dovuta alla pandemia, contiamo che siano anche i primi, e non gli ultimi, del Piano nazionale di ripresa e resilienza in fase di definizione”, interviene Riccardo Di Stefano, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, in occasione dell’evento digitale di presentazione dell’inchiesta nell’ambito del progetto Impatto Giovani.

Giovannini: le imprese sostenibili sono più resilienti

“I risultati dell’indagine mostrano come molti giovani imprenditori abbiano ben chiari quali possano essere i fattori di successo per le proprie attività. Dobbiamo riuscire a liberare quest’energia”, aggiunge Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili. “In Italia abbiamo investito poco negli ultimi 20 anni sul futuro del Paese in termini di istruzione ed educazione ma anche di supporto a chi, credendo nel futuro, faceva partire nuove imprese”, aggiunge. Con uno sguardo, non particolarmente positivo, sulle evidenze emerse sul fronte green. “Un dato che mi ha colpito un po’ sfavorevolmente è che circa il 20% dei rispondenti abbia indicato la sostenibilità come un fattore cruciale per il successo dell’impresa. Mi domando il perché di una quota ancora così bassa. Dati Istat mostrano come, a parità di altre condizioni, le aziende che optano per la sostenibilità abbiano fino al 15% di possibilità in più rispetto alla controparte. E sono anche più resilienti alla crisi”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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