Giovani consulenti: un ponte tra economia reale e finanza

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In uno scenario in cui oltre 1.700 miliardi restano immobilizzati sui conti correnti degli italiani, i consulenti finanziari svolgono un ruolo fondamentale nel trasformare quest’ingente mole di liquidità in progetti industriali. E i giovani potrebbero rappresentare una leva indispensabile per facilitare il dialogo con gli imprenditori

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Anasf: “Il nostro impegno deve essere quello di trascinare nel perimetro dell’attività tutti quei giovani talenti che altrimenti sceglierebbero di allontanarsi dall’Italia”

Nei prossimi 20 anni assisteremo a un passaggio di mano di circa 800 miliardi di euro dalla generazione dei boomer alla generazione dei millennial

In Italia il tema del passaggio generazionale resta un tabù: solo il 17% lo ha affrontato, contro una media europea del 34% e picchi del 42 e del 50% per Usa e Uk

In uno scenario in cui oltre 1.700 miliardi giacciono infruttiferi sui conti correnti degli italiani, i giovani consulenti potrebbero rappresentare un “ponte” tra economia reale e finanza. Grazie anche a nuove prospettive e competenze complementari che facilitano il loro dialogo con gli imprenditori. Ma urge un ricambio generazionale. E, secondo Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti intervenuto in occasione del convegno inaugurale della seconda tappa digitale di ConsulenTia 2021, anche un intervento del governo.
“I giovani ci sono e sono anche molto entusiasti, hanno idee chiare sul loro futuro rispetto a una professione estremamente impegnativa e sfidante”, spiega Luigi Conte, presidente di Anasf. “Il vero problema si lega a una questione nazionale, di un invecchiamento demografico ben più ampio di quanto non si riverberi sulla professione stessa. Il nostro impegno deve essere quello di trascinare nel perimetro dell’attività tutti quei giovani talenti che altrimenti sceglierebbero di allontanarsi dall’Italia. Un vero peccato, perché tanti potrebbero rendere servizio in un’attività che ha una sua dimensione, non solo in termini economico-finanziari ma anche in termini sociali”, aggiunge.

Fondamentale, secondo Massimo Ungaro della VI commissione finanze della Camera dei deputati, è dunque il tema del ricambio generazionale, di un accesso semplificato dei giovani alle professioni, introducendo lauree abilitanti e professionalizzanti ed evitando praticantati “infiniti e non retribuiti adeguatamente”. “I consulenti finanziari svolgono un ruolo fondamentale in un Paese come il nostro, con un risparmio gigantesco e delle forme ancora piccole di canalizzazione di questo risparmio verso l’economia reale. Ma è indispensabile anche un’adeguata educazione finanziaria. Come Parlamento, dobbiamo far sì che gli italiani divengano sempre più risparmiatori consapevoli e investitori”, interviene Ungaro.

Passaggio generazionale: in Italia resta un tabù

Stando ai dati presentati da Nicola Ronchetti, fondatore e ceo di Finer, nei prossimi 20 anni assisteremo inoltre a un passaggio di mano di circa 800 miliardi di euro dalla generazione dei boomer alla generazione dei millennial. Ma in Italia il tema del passaggio generazionale resta un tabù: solo il 17% lo ha affrontato, contro una media europea del 34% e picchi del 42 e del 50% per Stati Uniti e Gran Bretagna. Se si considera poi il mondo delle aziende (con le pmi che impiegano l’82% dei lavoratori italiani e rappresentano il 92% del tessuto imprenditoriale tricolore), solo una su due dichiara di aver risolto questa problematica. Un tema non banale, secondo Ronchetti, considerando che contemporaneamente l’età media degli imprenditori sta crescendo di anno in anno, in linea con i trend demografici.

Ma perché occorrono nuove leve? Perché puntare sui giovani in questo contesto? “Innanzitutto perché sono onnivori: da un lato sono più propensi all’utilizzo dei social network ma dall’altro sono anche attenti lettori e professionisti estremamente curiosi. Inoltre, il 57% dei consulenti under 40 è molto più ottimista sul proprio futuro, su quello della propria professione e della propria mandante da qui a cinque anni, contro il 32% dei colleghi più senior. E, come è naturale, dedicano un terzo del loro tempo alla ricerca di nuovi clienti (per la controparte si parla del 16%, ndr)”. Di conseguenza, aggiunge l’esperto, sono proattivi, stimolano il passaggio generazionale e godono di competenze che facilitano il loro dialogo con gli imprenditori. “Oggi siamo a 1.740 miliardi che giacciono infruttiferi sui conti correnti e il compito dei consulenti finanziari è complementare a quello delle banche. Le banche devono gestire un’ingente massa di crediti deteriorati e sostenere l’economia nella ripartenza ma, al contempo, i consulenti hanno il compito di trasformare questa grande massa di liquidità infruttifera in progetti industriali. È indubbio che, lavorando in squadra, il ruolo dei giovani sia un ruolo assolutamente determinante”, dichiara Ronchetti.

Tofanelli: “Il governo intervenga con azioni mirate”

“In questo momento siamo tutti molto consapevoli della necessità di non poter più rinviare un dovere. Non possiamo tradire le aspettative, i giovani hanno bisogno di essere affiancati realmente”, continua Tofanelli. Solo nel settore della consulenza, rivela, il 30% degli under 30 ha partecipato all’esame di abilitazione, ma gli scritti all’albo rappresentano l’1,8% e i soggetti che riescono a trovare un impiego sono “realmente pochi”. “Dobbiamo lavorare sull’affiancamento nei primi periodi di attività, perché si tratta di un mestiere importante, sempre più vicino ai giovani talenti. Parliamo di tecnologie, digitalizzazione dei processi, sostenibilità. Tematiche in linea con i bisogni dei millennial. Dobbiamo riuscire a mettere a terra il punto. Lo facciamo noi come industria, lo fanno i consulenti, lo stanno facendo il mondo accademico e quello politico. Ma ci aspettiamo che anche il governo intervenga con azioni mirate e specifiche”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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