Pagamenti digitali: cosa succede se l'Italia dice addio al cash

Rita Annunziata
2.3.2022
Tempo di lettura: 5'
In arrivo un prototipo dell'euro digitale nel 2023. Pagamenti digitali pronti a sfondare il tetto dei 300 miliardi di euro

La Banca centrale europea punta a sviluppare un prototipo dell’euro digitale nel 2023. Poi partirà una fase pilota di almeno due anni

Colao: “Stiamo lavorando a una piattaforma (il cui nome provvisorio è IDPay) per l’erogazione di tutti i benefici sociali, bonus o voucher, direttamente in digitale”

Nel primo semestre del 2021 si parla di una crescita dei pagamenti digitali del +23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente

Negli ultimi giorni si sono moltiplicati i video di lunghe code agli sportelli bancomat, da Mosca a San Pietroburgo. Cittadini che tentavano di prelevare denaro contante, anche alle luci dell'alba, dopo l'annuncio dello stop ai pagamenti Swift. Questo perché le banconote sono percepite come “l'unico strumento sicuro e affidabile anche nelle circostanze più drammatiche”, spiega Piero Cipollone, vicedirettore e membro del Direttorio della Banca d'Italia in occasione dell'evento “Contanti addio, il futuro digitale dei pagamenti” organizzato dall'Ansa. Ma qual è il ruolo delle valute digitali in questo contesto? E a che punto siamo in Italia quando si parla di transazioni contactless?

Euro digitale: prototipo in arrivo nel 2023


“La Banca centrale europea, ma non solo, sta lavorando a un progetto di Central bank digital currency (una tipologia di valuta digitale emessa da una banca centrale o da una banca commerciale, ndr)”, racconta Cipollone. “Un progetto che non nasce in risposta al Bitcoin. Ma perché le attitudini dei cittadini stanno spingendo verso una riduzione dell'uso del contante nelle transazioni. Il cash, tuttavia, rappresenta uno strumento importantissimo per dare fiducia a tutta la catena del valore dei pagamenti. Lo abbiamo visto in Russia. Appena si è posto il problema delle sanzioni, si sono moltiplicate le file davanti agli sportelli. Questo perché è l'unico strumento di pagamento che costituisce una passività di una banca centrale. E il fatto che sia una passività di una banca centrale restituisce un'enorme sicurezza e fiducia, anche in situazioni più drammatiche”.
La Central bank digital currency, aggiunge Cipollone, punta a tal proposito a mantenere proprio questa fiducia dei cittadini sull'intero sistema. Il progetto, spiega, è partito ufficialmente lo scorso 14 luglio. “Nei prossimi due anni investigheremo su quali saranno le caratteristiche dell'euro digitale, il livello di privacy e le modalità di pagamento. Alla fine del 2023 arriveremo a un prototipo che potremo affidare alle mani dei cittadini e partirà una fase pilota di almeno un paio di anni”, conclude Cipollone.

Colao: “Circa 500 milioni per la formazione”


In questo contesto, interviene il ministro dell'Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, l'Italia sta spingendo non solo verso una semplificazione del rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini ma anche verso una maggiore competitività delle piccole e medie imprese tricolori. “La terribile fase che abbiamo vissuto finora ha spinto tutti a capire che esistono degli strumenti facili che, francamente, non hanno controindicazioni”, osserva Colao. “So che c'è un movimento di persone, anche in sede politica, che lotta per difendere il diritto all'uso del contante. Ma, fermo restando che questo diritto resterà, qual è il beneficio? Pagare attraverso strumenti digitali è più comodo, più sicuro e più trasparente”.

Verso la piattaforma IDPay per bonus e voucher


Certo, quando si parla di digitalizzazione del Paese, la forbice sociale resta ampia. Ma tra gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non solo, assicura Colao, è stato previsto un “massiccio piano di formazione alle competenze digitali” orientato a sostenere proprio quei segmenti della popolazione definiti “digitalmente vulnerabili”. Si parla di investimenti che sfiorano i 500 milioni di euro, destinati a programmi che coinvolgeranno università, terzo settore e volontari. “Stiamo inoltre pensando a una piattaforma (il cui nome provvisorio è IDPay) per l'erogazione di tutti i benefici sociali, bonus o voucher, direttamente in digitale. Per le iniziative relative alle competenze partiremo subito. Per tutte le iniziative di digitalizzazione, invece, l'idea è che entro la seconda metà dell'anno andremo avanti con una serie di sperimentazioni o di lanci”.

Pagamenti digitali: quota 300 miliardi nel 2021


I numeri raccolti dall'Osservatorio innovative payments della School of management del Politecnico di Milano, intanto, confermano questa accelerazione. Nel primo semestre del 2021 si parla di una crescita dei pagamenti digitali del +23% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, per un valore complessivo di 145,6 miliardi di euro (dai 118 miliardi del 2020). Fanno da traino i pagamenti contactless con un +66% (da 31,4 a 52,1 miliardi) e quelli da smartphone con un +108% (da 1,3 a 2,7 miliardi di euro). Le stime sull'intero 2021, invece, si aggirano intorno ai 300 miliardi di euro di transato. “Il contante resta per ora lo strumento maggiormente utilizzato, ma se a fine 2020 valeva il 51% del transato e l'80% delle transazioni già nei primi sei mesi del 2021 abbiamo registrato un calo sia in termini di operazioni (-3%) sia in termini di valori (-6%). E se confrontiamo questi dati col 2019 si parla di una decrescita intorno al -25 e -20%”, racconta il direttore dell'osservatorio Ivano Asaro.

“I cittadini finali manifestano purtroppo ancora dei timori rispetto alla sicurezza dei pagamenti elettronici, quando invece sono più sicuri, ci sono dietro dei sistemi creati ad hoc e con un'esperienza di cybersecurity di livello avanzatissimo. La comunicazione è un fattore fondamentale, perché sono bombardati da fake news”, aggiunge Asaro. “Poi c'è tutto il mondo degli esercenti e degli imprenditori. Secondo una recente ricerca del Polimi, gli esercenti sono convinti che il contante non abbia nessun costo. Ma non è vero. Rappresenta uno svantaggio sia per il sistema paese che per l'esercente stesso, se si vanno a calcolare tutti i costi nascosti di rischio furti, rischio errori o di tempo necessario al conteggio finale. Ultimo tema quello degli incentivi: più che le sanzioni sono quelli che fanno la differenza”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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