Pianificare la pensione: cosa chiedono i risparmiatori al consulente

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Alberto Battaglia
14.3.2022
Tempo di lettura: 5'
Secondo un nuovo sondaggio, il 56% dei clienti si dice più preparato alla pensione grazie al consulente, ecco perché

Il 62% degli americani ritiene che l'advisor sia fondamentale per il successo della pianificazione previdenziale il 59% per il successo degli investimenti in senso più generale

E' quanto si apprende da un nuovo sondaggio condotto negli Stati Uniti dall'Insured Retirement Institute, con l'American Equity Investment Life Insurance e la Eagle Life Insurance Company

La sensazione di poter trascorrere la pensione in una condizione economica soddisfacente tende a dividere chi ha già lasciato il lavoro da chi si avvicina all'età del pensionamento: in quest'ultimo gruppo, infatti, prevale la sfiducia sul fatto che la pensione pubblica possa essere sufficiente a coprire le necessità finanziarie di questa fase della vita. Per tutti, però, la figura del consulente finanziario è ritenuta quella più importante nella pianificazione previdenziale: per il 73% degli americani, infatti, si tratta di una figura professionale affidabile. E' quanto si apprende da un nuovo sondaggio condotto negli Stati Uniti dall'Insured Retirement Institute, con l'American Equity Investment Life Insurance e la Eagle Life Insurance Company (nel quale sono stati intervistati 2mila soggetti con almeno 100mila asset in risparmio previdenziale, suddivisi fra pensionati e soggetti che distanti fino a 15 anni dal previsto pensionamento).



Dall'indagine si evince che il 62% degli americani ritiene che l'advisor sia fondamentale per il successo della pianificazione previdenziale il 59% per il successo degli investimenti in senso più generale. Il 56% sostiene di essere più preparato alla pensione grazie al consulente, contro il 15% che afferma di non aver riscontrato miglioramenti da questo punto di vista. Sei intervistati su dieci chiedono al consulente non solo di selezionare i prodotti d'investimento adeguati, ma anche di spiegarli in modo da descriverne il ruolo nella strategia d'investimento. Solo il 6% delega tutto al consulente, senza interessarsi attivamente.



Un deciso 72% dice, inoltre, che la professione del consulente debba essere molto regolamentata e quasi quattro intervistati su dieci, nonostante i benefici sopra descritti, crede che i consulenti finanziari siano troppo costosi.

"Prepararsi e gestire i rischi del pensionamento, come esaurire le risorse finanziarie ed essere colpiti da significative spese sanitarie, può essere complesso, impegnativo e francamente scoraggiante anche quando i mercati sono generalmente favorevoli", ha detto Frank O'Connor, Vicepresidente Iri, "ma il rischio di rimanere senza denaro durante il pensionamento è stato evidenziato negli ultimi tempi a causa dell'estrema volatilità del mercato che complica le decisioni di investimento. I pensionati e i quasi-pensionati si rivolgono spesso ai consulenti finanziari per un aiuto e sono più propensi a guardare ai loro consulenti per informazioni e assistenza nella scelta dei prodotti finanziari rispetto ad altre fonti".

Consulenti, l'importanza del brand e del passaparola


Quantomeno negli Stati Uniti, il consulente finanziario risulta decisamente più importante di amici e parenti nella selezione degli investimenti: il 47% degli intervistati reputa molto importante il consiglio dell'advisor nella scelta dei prodotti finanziari, mentre un più contenuto 37% dice lo stesso del suggerimento della propria rete di relazioni non professionali. Più importante di tutto nella scelta di un investimento, però, è la solidità finanziaria della compagnia (73%) e la sua reputazione (72%).

A monte, però, il consulente finanziario viene scelto con larga maggioranza, proprio grazie al consiglio di parenti ed amici: questo avviene in sei casi su dieci, mentre il consiglio sul luogo di lavoro conta molto meno (12%) così come le ricerche su internet (11%) o la pubblicità (3%). Per i consulenti autonomi, poi, essere scelti diventa più complicato se si tiene conto del fatto che l'81% degli intervistati reputa molto o in qualche modo importante l'appartenenza del consulente a una società dal nome riconoscibile. Questo, calato nella realtà italiana, potrebbe essere considerato un vantaggio strategico per le reti che fanno riferimento a grandi gruppi bancari o assicurativi.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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