Partire dalla percezione dell'industria per (ri)costruire la fiducia degli investitori

09 Gennaio 2020 · 3 min

Studiare il passato può aiutare gli investitori a prevenire il futuro? Secondo Ruggero Bertelli, professore associato dell’Università di Siena, è il primo passo da compiere per ricostruire una fiducia nella finanza come generatore di benessere, che dipende dalla percezione del valore dell’industria.

Qual è il punto di incontro tra finanza comportamentale e industria del risparmio gestito?

“La finanza comportamentale studia da tempo i comportamenti degli investitori e, soprattutto, gli errori che compiono quando fanno delle scelte in condizioni di incertezza. L’industria del risparmio gestito dovrebbe riuscire a fare un’architettura delle scelte che consenta all’investitore di prendere le decisioni giuste perché, lasciato da solo, commette degli errori. D’altra parte, investire è qualcosa di importante, i soldi devono essere investiti bene. Di conseguenza, l’industria del risparmio gestito complessivamente intesa, dal produttore al distributore, dovrebbe riuscire a costituire un sistema di architettura delle scelte che consenta di fare le scelte corrette soprattutto per il benessere dell’investitore, per la famiglia e per affrontare le sfide del futuro”.

Studiare il passato può aiutare a prevenire il futuro?

“Sicuramente l’industria ha commesso degli errori nel passato. Ha fatto in modo con il proprio comportamento di ridurre la fiducia che l’uomo della strada, l’investitore, la famiglia, ha nella finanza come generatore di benessere. Spesso si ritiene che la finanza in qualche modo danneggi l’investitore. Questo deriva anche da ciò che sentiamo dire alla televisione. Ora sappiamo che più i tassi sono bassi, più è difficile trovare i rendimenti, più occorre la fiducia. E la fiducia nell’investimento di medio-lungo termine significa dare fiducia a chi ti dà un consiglio circa l’investimento che devi fare, anche quando esso è rischioso, cioè richiede un orizzonte temporale lungo per essere portato a termine. Di conseguenza, guardare al passato vuol dire cercare di non ripetere gli errori e ricostruire una fiducia che passa essenzialmente attraverso la percezione dell’investitore del valore dell’industria. Ma c’è molto lavoro da fare in questo senso”.

Un investitore in grado di scegliere il meglio è un vantaggio o un ostacolo per il consulente?

“La finanza comportamentale insegna che, con l’accrescersi della cultura finanziaria dell’investitore si accresce l’esigenza di consulenza. L’investitore, infatti, comprende che da solo non può riuscire a risolvere i problemi che comincia a percepire. Di conseguenza, da un certo punto di vista, l’evoluzione delle conoscenze del risparmiatore, per chi vuol fare un lavoro di consulenza, è un segnale positivo perché aumenta la domanda di consulenza. Naturalmente questo però significa che certe cose non possono essere tenute nascoste. Se non c’è valore in quello che fai o c’è un eccessivo costo rispetto ai vantaggi, naturalmente tutto questo diventa uno svantaggio. Ritengo che, come nella medicina o in altri campi della nostra vita, l’accrescimento della cultura non porta altro che a un ampliamento delle nostre esigenze e alla ricerca di un servizio migliore e di un consulente che sia in grado di soddisfare fino in fondo i nostri bisogni”.