Pir e mondo private
Theo Delia Russell

20 Marzo 2018 · 5 min

Nel 2017 la raccolta PIR ha raggiunto gli 11 miliardi di euro. Secondo un’indagine dell’Università Cattolica, dopo la prima fase di forte crescita di questo strumento, ci sarà un assestamento coerente. Theo Delia-Russell, Professore di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università Cattolica del Sacro Cuore, parla a We Wealth di PIR e mondo Private

Cosa ha determinato il successo dei PIR?

Si tratta di una normativa particolarmente azzeccata. Questa forma di investimento incentivata ha convinto gli italiani a riaffacciarsi verso un mercato che forse temevano, vista la volatilità passata degli indici.

I PIR sono uno strumento di investimento adatto anche al mondo Private?

Per la clientela Private, High Net e Ultra High Net, la dimensione è piuttosto limitata per sviluppare dei comportamenti previsti dalla normativa in termini di incentivo fiscale. I PIR sono senz’altro uno strumento valido per i Core Affluent e i Retail. La risposta del primo anno è significativa in questo senso. Sicuramente hanno definito un trend. Il fatto che si sia creato un mercato di flussi è risultato interessante per i clienti Private.

Cosa ha evidenziato l’indagine dell’Università Cattolica sull’impatto dei PIR sui prezzi delle azioni?

Abbiamo analizzato un campione di circa 100 azioni all’interno di un classico prodotto PIR e abbiamo visto che esistono delle distorsioni, in relazione alla crescita di prezzo delle azioni, comparate alle aspettative di crescita degli utili. Questo dimostra che in un mercato incentivato, almeno nella prima fase, tutte le azioni tendono a salire indifferentemente. Si assiste a un fenomeno diadverse selection, che nel lungo periodo dovrà ridimensionarsi.