Fine ciclo, cosa succede sul mercato azionario

31 Luglio 2019 · 3 min

Oggi stiamo assistendo a un vero e proprio tiro alla fune tra chi ritiene che ci stiamo avvicinando alla fine del ciclo economico e chi invece pensa ci sia ancora potenziale per una crescita globale sincronizzata. Justin Wells, strategist global equities di Merian Global Investors, descrive la fase attuale del ciclo di mercato, tra i trend più significativi e i principali fattori di rischio

Come descriverebbe la fase attuale del ciclo di mercato?

Al momento il mercato azionario è molto interessante. Vediamo cambiamenti che si realizzano ogni 6-8 settimane circa. Ciò è parzialmente legato al fatto che ci sia una carenza di visibilità sull’economia reale. Stiamo assistendo a rotazioni sui mercati e a cambi di regime guidati da questa mancanza di visibilità, in un tiro alla fune tra chi ritiene che ci stiamo avvicinando alla fine del ciclo economico e chi invece pensa ci sia ancora potenziale per una crescita economica globale sincronizzata, situazione che non si verifica dal 2017.

Quali sono i trend più significativi che stanno influenzando i mercati azionari nel contesto attuale?

Credo che sia interessante il sentiment fragile a cui stiamo assistendo. Si esprime in diversi modi: se si guarda alla propensione al rischio, che noi proviamo a misurare come parte del nostro processo d’investimento per avere un’idea del tipo di società che gli investitori intendono acquistare, questa propensione al rischio è ai minimi storici al momento. E quello che si nota guardando il mercato è che il tasso di partecipazione degli investitori ai fondi di investimento è molto, molto basso. In molte aree del nostro universo d’investimento, i rendimenti a livello di mercato sono guidati da fattori come il buyback delle azioni e non dalla decisione spontanea degli investitori di investire nel mercato. Si tratta di una peculiarità propria dei mercati nella fase attuale. Mentre cerchiamo di ottenere maggiore chiarezza sull’economia reale, riteniamo che questa tendenza potrebbe persistere per un certo periodo. Per esempio, guardando al mercato americano, si nota che per la maggior parte dell’anno scorso c’è stata una leadership molto concentrata e sembra che in molte fasi le maggiori società in termini di capitalizzazione abbiano dominato il resto del mercato. Molti lo indicherebbero come un esempio del tipico comportamento di fine ciclo, durante il quale gli investitori trascurano nuove idee, temi innovativi o nuove società in arrivo sul mercato e allocano invece la parte di capitale che sono disposti a rischiare in sostegno delle imprese fino a quel momento vincenti.

Quali sono i principali fattori di rischio?

Guardando ai mercati sviluppati, credo che sia molto interessante notare come, per la prima volta in forse 30 anni, ci sia un livello di instabilità politica mai vista in precedenza o mai direttamente connessa con il mercato azionario come singola asset class. Ciò è in netto contrasto con i mercati emergenti, dove, come parte del premio per il rischio, gli investitori hanno dovuto per molti anni prendere in considerazione i rischi politici. Al contrario, se guardiamo al mondo sviluppato oggi, che sia in riferimento agli Stati Uniti, all’Eurozona oppure a Brexit nel Regno Unito, vediamo prove di una rinnovata instabilità che impatta direttamente su tali mercati. Si tratta di una sfida ma anche un’opportunità per molti gestori attivi, perché quasi tutti i gestori oggi presenti sul mercato sono cresciuti in un ambiente in cui non era necessario adattarsi a questo specifico tipo di rischio. Ciò chiaramente apre opportunità così come sfide per i gestori attivi nel contesto dell’azionario globale.