Augmented investment, focus sul caso italiano: parla EY

09 Luglio 2019 · 3 min

In fatto di augmented investment, l’Italia sconta un po’ di ritardo rispetto agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Giovanni Paganini, associate partner di EY, spiega quali sono le motivazioni e quali sono invece i vantaggi per gli asset manager già innovativi

L’Italia come si posiziona in fatto di augmented investment nel panorama internazionale?

Con il termine augmented investment intendiamo l’utilizzo di tecniche innovative come l’intelligenza artificiale e l’adozione di dati alternativi a supporto delle strategie. L’Italia sconta un po’ di ritardo sull’adozione di queste tecnologie rispetto agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. Bisogna, quindi, prendere una decisione su se intraprendere questa strada, iniziare ad adottare queste tecnologie e sperimentare. Ci vuole un approccio di apertura alle innovazioni e di sperimentazione. Dal punto di vista delle competenze, gli asset manager sono sicuramente equipaggiati, ma manca la consapevolezza di dover investire in quest’ambito che porterà sicuramente dei vantaggi nei prossimi anni. Tuttavia, si tratta di un percorso, non c’è niente di scritto né di certo, non è una ricetta facile, ma richiede del lavoro.

Quali sono i vantaggi per gli asset manager già innovativi?

Potendo trattare una grande mole di variabili e di dati, il vantaggio principale è quello di una miglior capacità previsiva dei fenomeni, cioè anticipare il mercato e capire gli spostamenti prima degli altri. Inoltre, in un mercato sempre più dominato dagli algoritmi, un asset manager che opera in modo discrezionale rischia di non capire il mercato stesso. Quindi è anche un modo per intercettare meglio i segnali del mercato.