Passaggio generazionale, tre miti da sfatare

28 Novembre 2019 · 3 min

Il passaggio generazionale non è un fenomeno, ma un processo: è solo uno dei tre miti da sfatare in merito al tema secondo Claudio Devecchi, professore dell’Università Cattolica di Milano. Ma quali sono, invece, le principali criticità da affrontare?

Passaggio generazionale, quanta consapevolezza c’è in Italia?

“In Italia la consapevolezza è cresciuta nel tempo, grazie al alcune categorie professionali: i dottori commercialisti, gli avvocati d’affari, ma anche i private banker, che hanno iniziato sensibilizzare sempre di più i propri clienti sulla tematica. Anche noi in Università, grazie a eventi come il Premio di Padre in Figlio. Le società di consulenza inglesi o americane – le famose Big Four – stanno diffondendo una consapevolezza che prima non c’era. La cosa incomprensibile è che questa consapevolezza non venga sufficientemente sviluppata dalle associazioni di categoria o da Confindustria”.

Quali sono le principali criticità da affrontare?

“Prima del passaggio generazionale, la famiglia imprenditoriale ha tre rischi da affrontare. Il primo riguarda la possibilità di perdere le persone chiave nell’azienda, il secondo è quello di non avere la capacità di attrarle, il terzo riguarda l’inserimento dei manager. Tutte e tre le criticità sono di sostegno per il futuro erede. Infatti, le persone chiave sono quelle che lo aiutano a crescere, i manager spesso possono essere dei mentor o coach, e poi c’è il discorso di riuscire ad attrarre degli elementi talentuosi”.

Quali sono i miti da sfatare?

“Innanzitutto il fatto di rinviare. Abbiamo verificato che il fatto di non programmare e non preparare il passaggio generazionale porta di solito a delle situazioni di insuccesso. Inoltre, c’è chi parla del passaggio generazionale come un fenomeno che accadrà in futuro, ma il secondo mito da sfatare è proprio che il passaggio generazionale non è un fenomeno, ma un processo diviso per fasi. Il terzo mito riguarda il fatto che c’è una netta distinzione di pensiero tra il fondatore e il titolare, cioè colui che ha assunto l’eredità da parte di un altro. Si pensa al passaggio generazionale fatto in principio e lo si ripropone con i propri figli, dimenticando il mito del tempo: sono passati 40 anni e il mondo è cambiato almeno cinque volte”.