Private banking, le sfide del 2019

19 Febbraio 2019 · 3 min

Come si presenta oggi il panorama del private banking italiano? Risponde Carlo Maria Galli, responsabile investments solutions di Crédit Agricole CIB

Il private banking in Italia gode di buona salute. Le masse totali gestite nel 2018 erano circa 800miliardi e, probabilmente, c’è spazio per ulteriore crescita. D’altra parte, il private banking si presenta come sfidato da tre elementi fondamentali: il cambiamento regolamentare e il cambiamento relativo ai bisogni e alle preferenze dell’investitore.

La sfida regolamentare

Il cambiamento regolamentare viene spesso identificato in questa fase con l’introduzione della Mifid2 a gennaio del 2018. Non è stata una rivoluzione, ma un’evoluzione di un sistema che era già presente, con presidi ben oliati da parte degli intermediari in Italia. Probabilmente Mifid2 diventa addirittura un’opportunità nel momento in cui mette in risalto la relazione del value for money, ossia il peso che viene dato attualmente alladisclosure dei costi del servizio, che può spaventare l’intermediario ma può essere vista come un’opportunità. Infatti, essa può rappresentare la possibilità di migliorare il servizio erogato e di fare una politica di pricing che non sia necessariamente a ribasso.

La sfida dell’innovazione tecnologica

La sfida dell’innovazione tecnologica è abbastanza generalizzata a tutto il sistema dell’erogazione del servizio di consulenza e di investimento. Il cambiamento tecnologico è legato anche alla modifica delle preferenze e dei comportamenti dell’investitore, ed è anch’esso un’opportunità. Ovviamente richiede dei costi per l’adattamento, ma sicuramente comporta e permette anche un’evoluzione del modello di servizio e un miglioramento del servizio erogato, che può andare soltanto a beneficio del cliente finale. Questo non vuol dire sostituire l’impatto o l’azione del soggetto e della persona con la macchina ma, al contrario, combinare le due.