Ubp, nella seconda metà dell’anno parola d’ordine protezione

7 MIN
You Advisor

Prenditi cura del tuo patrimonio

Raccontaci i tuoi bisogni e ti mettiamo in contatto gratuitamente con l’Advisor giusto per te.

Tassi bassi, mercati volatili e incertezza politica. Lo scenario per la seconda metà dell’anno è complesso. Per il primo podcast di We Wealth abbiamo chiesto a Luca Trabattoni, country head per l’Italia di Union Bancaire Privèe, di aiutarci a fare un po’ di chiarezza

Il 2018 sui mercati finanziari è stato un mercato contrastato: da gennaio a ottobre numeri da record per poi cadere in una forte correzione nell’ultima parte dell’anno. Luca Trabattoni, country head per l’Italia di Union Bancaire Privèe, ci aiuta a capire cosa sta succedendo e cosa succederà invece  nel 2019. Proviamo a fare un bilancio di metà anno: cos’è successo in questi primi mesi sui mercati?
Ad oggi è successo tutto il contrario di tutto. Il mercato è partito con un segnale distensivo lanciato dal presidente Trump per permettere ai diplomatici di trovare un accordo con la Cina e il mercato che nel 2018 aveva chiuso fortemente negativo è ripartito con un inizio dell’anno molto in ripresa su tutti i mercati, sia azionario che obbligazionario. Questo ha un po’ sorpreso perchè le attese erano di avere parecchia incertezza. In più si è aggiunto un cambio di marcia da parte della Fed che è passata da una politica rivolta all’aumento di tassi a una fase di attesa e adesso addirittura siamo in una fase addirittura opposta. Se a questo aggiungiamo la variabile europea con Draghi che a fine giugno ha dato segnali molto forti, dando indicazioni di politica monetaria per permettere agli Stati di prendere tempo e mettere in azione quelle riforme necessarie per sostenere l’economia europea. Politiche fiscali, riforme economiche e ogni stato deciderà poi che cosa implementare. Il messaggio di Draghi è: “Vi sto dando del tempo e siamo pronti a difendere l’Europa in questa fase di incertezza anche politica. Ci sono state le elezioni europee, anche questo è stato un evento importante. Ci si attendeva nei primi tre mesi dell’anno Brexit che non c’è ancora stata, e anche quello è un capitolo tutto da vedere.

Ma gli investitori hanno disinvestito maggiormente alla fine dello scorso anno o adesso con la ripresa del mercato?

Chi ha preso paura alla fine del 2018 ha disinvestito nella fase finale dell’anno. Chi è rimasto investito ed era pronto ad uscire dal mercato a gennaio, di fronte alle nuove notizie che hanno cambiato completamente lo scenario e di fronte alle perdite che aveva incassato nel 2018 ha aspettato che i prezzi ritornassero su livelli accettabili e molti non hanno resistito a uscire a fronte della grande ripresa che è stata intensa ed è continuata a gennaio, febbraio, marzo, con l’ipotesi di rientrare nel mercato alla prima occasione di discesa che però non c’è stata. Ci sono stati a maggio una decina di giorni in cui il mercato era di nuovo incerto e si pensava a uno storno ma nel 2018, i mercati non erano liquidi perchè gli investitori erano tutti investiti a livello di sistema. Nel 2019 proprio perchè ci sono state delle prese di beneficio iniziate per chiudere le perdite dell’ultimo quarter del 2018 e continuate nel corso dei primi mesi di quest’anno, con un mercato che sale e non scende mai, chi ha la liquidità se non ha il coraggio di investire perchè aspetta prezzi più bassi, continua a rimanere liquido. Nel momento in cui il mercato accenna a una debolezza e scende, sostiene il mercato entrando. Ed ecco che questa famosa discesa che si attendeva molto forte nei primi mesi dell’anno non c’è effettivamente stata. C’è stato un ritracciamento che però è stato subito sostenuto perchè oggi i mercati sono molto più liquidi. L’investitore professionale oggi ha più denaro da investire rispetto a quello che aveva qualche mese fa.

ubp-nella-seconda-meta-dellanno-parola-dordine-protezione_3

Luca Trabattoni – country head of Italy Ubp
Verso quali asset si stanno orientando gli investitori?

Il vero problema che abbiamo oggi come investitori a livello mondiale è che abbiamo tassi negativi. Rendimento obbligazionario che rappresenta la parte di certezza e sicurezza di ogni investimento non rende o ha un rendimento addirittura negativo. Per trovare rendimenti positivi bisogna andare molto in là con la scadenza, a parte il titolo di stato italiano: il decennale oggi quota 150 160 punti base. In Germania siamo a -40. Avere un investimento trentennale non rende. L’investitore ha quindi orientato la propria propensione al rischio e ha investito in asset class potenzialmente meno liquide e più redditizie ma anche più rischiose. Il rischio è di non rivedere il proprio capitale. Mentre l’approccio all’azionario ha una maggiore consapevolezza del fatto che il risultato non è garantito. Nell’obbligazionario è meno frequente, si spera sempre di avere un risultato positivo: per questo c’è una tendenza verso gli illiquidi oppure gli obbligazionari on rischiosità più elevata come il debito subordinato bancario.

É ancora l’inflazione a guidare le decisioni della Fed?

Siamo in un periodo storico in cui è difficile vedere un’inflazione molto forte. Tutte le innovazioni tecnologiche che cambiano la vita dei lavoratori non fanno che aumentare la produttività a fronte di un numero di lavorativi che invece non cresce. Quindi la produttività ne esce migliorata utilizzando la stessa forza lavoro. Quindi l’inflazione è necessariamente bassa. Normalmente se c’è piena occupazione i salari salgono perchè tutte le risorse sono occupate, quindi i prezzi perchè il costo del lavoro è scaricato sui beni di consumo. Ma questo non avviene perchè la maggiore produttività è fatta con l’impiego della tecnologia. Ecco che le banche centrali, che hanno obiettivi target di inflazione, stanno stimolando l’economia con la politica monetaria ma l’impatto delle tecnologie sono molto importanti e lo saranno sempre di più in futuro. L’attesa sull’inflazione non è l’unico criterio che va preso in considerazione. Le variabili classiche non sono sufficienti per fare delle previsioni adeguate e una buona asset allocation.

Cosa dobbiamo aspettarci da Powell?

Uno dei mercati guida restail mercato statunitense. La probabilità che la Fed inizi un percorso di abbassamento dei tassi è qualcosa che il mercato sta dicendo come effettive, vedremo di quanto. Come Ubp avevamo immaginato una fase economica globale in rallentamento ma molto buona. Non c’è al momento un pericolo di rallentamento forte nè della produzione nè dell’economia. A maggior ragione adesso con i tassi che vanno verso il minimo sia in Usa che in Europa.

Secondo Draghi infatti è ancora necessario fare “whatever it takes”. Per Christine Lagarde sarà ancora così?

Draghi ha dato indicazioni precise su quello che a Bce potrà fare nei prossimi mesi e anni. Lagarde è meno tecnica e più politica. Sicuramente la nomina è di continuità, non ci aspettiamo degli stravolgimenti particolari.Diventerà determinante capire come saranno costituiti i comitati tecnici e quali indicazioni arriveranno dalle economie dei singoli Paesi.

ubp-nella-seconda-meta-dellanno-parola-dordine-protezione_5

Mario Draghi – presidente Bce
Passando all’Italia: lo spread si sgonfia e torna ai minimi da settembre 2018. Quali saranno le conseguenze?

Lo spread ha iniziato a sgonfiarsi per due motivi:

  1. Le parole di Draghi e a prospettiva di un nuovo quantitative easing, perchè il mercato ne può beneficiare. Così il Btp riprende quota. Il rendimento si riduce però dappertutto
  2. L’aver presetato una manovra eun piano di rietro di spesa superiore ai 7 miliardi. Chi shortava le posizioni italiane hanno iniziato a mettersi neutri o addirittura a comperare, ma sempre per il breve periodo

Per chi volesse puntare sull’obbligazionario governativo, come muoversi nella seconda metà dell’anno?

La nostra indicazione è di proteggersi. Sul governativo europeo l’unico Paese che ha ancora rendimento positivo, insieme alla Grecia, è l’Italia. Difendersi vuol dire utilizzare strumenti a protezione con un approccio barbel, conservativo per la maggior parte del portafoglio, la regola è contenere le perdite e poi allocare verso investimenti alternativi che offrono un ritorno maggiore su asset class di nicchia come il private debt, che però richiedo di rimanere investiti anche a lungo. Un approccio non per tutte le tasche che fa valutato caso per caso.

Quali sono le ripercussioni sul mercato azionario?

La domanda che ci si pone è: “Quanto durerà?”. I mercati hanno reagito positivamente, Wall Street continua a segnare nuovi record e l’approccio che suggeriamo è di protezione. Trovare investimenti che siano magari di nicchia o tematici e che possano portare gli investimenti sulle tematiche del futuro. Quindi non più allocazione geografica ma temi come quello dell’impatto sull’ambiente.

Caro lettore, per continuare ad informarti con i nostri contenuti esclusivi accedi o registrati!

Accedi Registrati

Scopri altri podcast simili