Hormuz, Trump vuole negoziare: sollievo sui mercati, petrolio in calo

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Sagome di due leader di fronte alle bandiere americana e iraniana, con fiamme sullo sfondo.

Il presidente Usa sospende la nuova offensiva contro l’Iran e apre alla diplomazia, anche se Teheran nega colloqui diretti con Washington. Il Brent perde oltre il 4%, mentre le Borse salgono: i mercati prezzano soprattutto il minor rischio di un’escalation immediata.

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La speranza di una nuova apertura negoziale tra Stati Uniti e Iran è durata poche ore, prima di essere raffreddata dalle smentite di Teheran. I mercati, tuttavia, non hanno ridimensionato la reazione positiva registrata lunedì 3 agosto: il Brent ha mantenuto un calo vicino al 5%, a 83,7 dollari al barile, il gas europeo ha ceduto circa il 2%, mentre l’S&P 500 ha guadagnato l’1,3% nelle prime ore di contrattazione, riavvicinandosi ai massimi storici. Il Dow Jones ha intanto aggiornato il proprio record intraday.

Nelle ore precedenti, Donald Trump aveva annunciato un’intesa imminente sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di nuovi negoziati con l’Iran già dal pomeriggio di lunedì. Teheran ha però negato di avere aperto un nuovo canale di colloqui con Washington, sostenendo di essere impegnata esclusivamente nelle trattative con l’Oman.

La reazione degli investitori sembra quindi derivare soprattutto dalla decisione di Trump di sospendere, almeno per il momento, una nuova ondata di attacchi contro l’Iran. Un’offensiva che lo stesso presidente aveva descritto come potenzialmente “la più grande dalla Seconda guerra mondiale” e che avrebbe rischiato di aggravare ulteriormente le tensioni sul mercato dell’energia. Nelle scorse settimane il prezzo del petrolio aveva superato i 100 dollari nelle fasi di maggiore tensione, alimentato dal timore di una nuova escalation militare.

“Eravamo pronti a partire, ma quando gli alleati ti chiedono di fermarti devi dire: ‘Vediamo’”, aveva dichiarato Trump, prima che arrivasse la smentita della Repubblica islamica.

“Al momento non sono in corso negoziati con gli Stati Uniti. Le trattative con l’Oman mirano a trovare un’intesa su una rotta sicura che consenta la ripresa della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, citato dal Financial Times.

I toni di Trump si sono quindi nuovamente induriti. “La leadership iraniana è incredibilmente ipocrita. Chiedono un incontro, alcuni direbbero che supplicano, iniziano i colloqui, con altri in programma nell’immediato futuro, e poi affermano apertamente e con orgoglio che non è in corso alcuna discussione e che stanno trattando soltanto con l’Oman”, ha scritto il presidente su Truth Social.

L’Iran, ha aggiunto, starebbe “ripetendo le solite chiacchiere”, sostenendo che lo Stretto di Hormuz sarà gestito da Teheran, mentre sarebbe già “completamente sotto il controllo della Marina degli Stati Uniti”.

Wall Street torna verso i massimi

Il recupero di Wall Street ha riportato l’S&P 500 in prossimità dei massimi, neutralizzando quasi interamente il calo di mercoledì 29 luglio. Allora, il mercato aveva reagito negativamente alle indicazioni della Federal Reserve e alla posizione del presidente Kevin Warsh, giudicata troppo accomodante di fronte a un’inflazione ancora elevata. Sulla seduta avevano pesato anche il nuovo aumento del petrolio e la debolezza dei titoli tecnologici. Il venir meno, almeno nell’immediato, del rischio di una vasta offensiva americana contro l’Iran ha quindi favorito il ritorno degli acquisti sugli asset rischiosi.

Anche le Borse europee hanno beneficiato della distensione. Lo Stoxx Europe 600 ha chiuso in rialzo dello 0,45% e il Ftse Mib ha segnato un +1,34%. Gli sviluppi della guerra contro l’Iran continuano dunque a produrre effetti finanziari rilevanti. La direzione di fondo di Wall Street rimane però legata anche alle aspettative di crescita connesse all’intelligenza artificiale e al generale aumento delle valutazioni azionarie.

Il Buffett indicator tocca nuovi record

Un segnale arriva dal cosiddetto Warren Buffett indicator, che rapporta il valore complessivo delle azioni statunitensi, rappresentato dall’indice Wilshire 5000, alle dimensioni dell’economia americana. Il rapporto si aggira intorno al 230%, contro circa il 150% registrato prima dello scoppio della bolla dot-com.

Il confronto con il 2000 è tutt’altro che omogeneo: le maggiori imprese americane ricavano oggi una quota molto più elevata dei propri utili all’estero, un elemento che rende meno immediato il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e Pil statunitense. Soprattutto, il livello raggiunto non segnala necessariamente una bolla prossima a scoppiare (è già un anno che questo indicatore supera i livelli del 2000). Suggerisce però che i rendimenti futuri potrebbero essere più contenuti e che, almeno nel breve periodo, per le azioni sarà più difficile offrire un premio elevato rispetto ai titoli di Stato. In questa direzione può essere letta anche la prudenza di Berkshire Hathaway, la società presieduta da Warren Buffett, che ha accumulato 397 miliardi di dollari tra liquidità e titoli del Tesoro. Una riserva record che testimonia quanto sia diventato difficile trovare investimenti azionari a valutazioni considerate attraenti.

Domande frequenti su Hormuz, Trump vuole negoziare: sollievo sui mercati, petrolio in calo

Qual è stata la reazione dei mercati finanziari alla speranza di negoziati tra Stati Uniti e Iran?

I mercati hanno registrato una reazione positiva, con il Brent in calo di quasi il 5% e l'S&P 500 in guadagno dell'1,3% nelle prime ore di contrattazione. Questo ha portato l'S&P 500 a riavvicinarsi ai suoi massimi storici.

Come ha reagito il prezzo del petrolio Brent a queste notizie?

Il Brent ha mantenuto un calo vicino al 5%, attestandosi a 83,7 dollari al barile. Questa flessione è stata una conseguenza diretta della speranza di un'apertura negoziale tra Stati Uniti e Iran.

Quali indici azionari hanno mostrato performance positive?

L'S&P 500 ha guadagnato l'1,3% nelle prime ore di contrattazione, avvicinandosi ai massimi storici. Anche il Dow Jones ha aggiornato i propri massimi, indicando un generale ottimismo sui mercati azionari.

Cosa indica il 'Buffett indicator' secondo l'articolo?

Il 'Buffett indicator' ha toccato nuovi record, suggerendo un potenziale surriscaldamento del mercato azionario. Questo indicatore, che confronta la capitalizzazione di mercato totale con il PIL, è spesso visto come un segnale di sopravvalutazione.

Qual è stata la risposta dell'Iran alle speranze di negoziati?

Teheran ha smentito la possibilità di una nuova apertura negoziale con gli Stati Uniti, raffreddando rapidamente le speranze iniziali. Questa smentita ha avuto un impatto limitato sulla reazione positiva iniziale dei mercati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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