Mentre si parla dell’altolà europeo all’aumento retroattivo del costo dei biglietti aerei, uno dei settori più colpiti dagli effetti della crisi energetica innescata dalla guerra sembra aver concluso la sua picchiata in Borsa. Anzi, da inizio maggio le compagnie aeree del Vecchio Continente hanno sovraperformato largamente l’indice azionario complessivo. Se l’Euronext 500 ha guadagnato un modesto 0,6% dall’inizio del mese all’8 maggio, in sole sei sedute Air France-KLM è balzata del 10,9%, Ryanair dell’8%, Lufthansa del 6%.
L’indice Stoxx Europe Total Market Airlines conferma la tendenza complessiva: rispetto al minimo annuale del 29 aprile, l’indice è rimbalzato di quasi il 12%, pur rimanendo in calo del 12,7% se confrontato con i livelli di inizio anno. Il rialzo si è concentrato fra il 5 e l’8 maggio: +10% in sole tre sedute.
Nel frattempo, il Brent ha riassorbito il picco a oltre 110 dollari al barile, tornando più vicino all’area 100 dollari – un livello comunque alto che potrebbe giustificare il mantenimento di uno sconto rispetto ai livelli pre-guerra.
Ci sono i presupposti per acquistare esposizione sul settore in una fase in cui, complici le tensioni energetiche, appare ancora scontato?
“Le compagnie aeree sono tra i settori più sensibili all’andamento del prezzo del jet fuel. Per questo, un allentamento delle tensioni attorno allo Stretto di Hormuz rappresenterebbe un fattore potenzialmente favorevole per il comparto, perché contribuirebbe a ridurre la pressione sui margini e ad abbassare il rischio di interruzioni operative o di limitazioni alla capacità”, ha dichiarato a We Wealth il capo della ricerca di HANetf, Tom Bailey. “Naturalmente, ciò non significa che i titoli del settore possano recuperare in modo lineare, senza volatilità. Tuttavia, la correzione recente sembra essere stata guidata più da uno shock energetico esogeno che da un indebolimento strutturale della domanda di viaggi. In questo senso, se la pressione legata al carburante dovesse attenuarsi, il settore potrebbe avere spazio per riprendere la traiettoria di recupero”, ha aggiunto.
Energia, ciclo e il ruolo dei passeggeri premium
Uno degli argomenti che ha colpito le compagnie aeree fin qui è stata l’appartenenza al gruppo di settori considerati ad alto consumo energetico, come ricordato dagli analisti di Goldman Sachs in una nota del 7 maggio: “Tra i temi trasversali ai mercati emerge una sovraperformance dei settori chimico e assicurativo, a fronte di una sottoperformance dei comparti più energivori e ciclici, come le compagnie aeree e i macchinari per costruzioni… Le compagnie aeree rappresentano il caso più evidente di sottoperformance legata alla sensibilità al ciclo macroeconomico”, dovuta alla “loro maggiore esposizione all’aumento dei costi del carburante e dell’energia, alle persistenti interruzioni delle catene di approvvigionamento e a una domanda più debole”.
Per il momento Goldman Sachs rimane “sottopesata”, ossia poco convinta che i comparti a elevata intensità di input energetici, come quello delle compagnie aeree, siano orientati verso un ritorno fisiologico ai livelli precedenti.
Come interpretare allora questo rimbalzo? Per ora il mercato sembra ritenere che l’opportunità si sia concentrata sui vettori più esposti alla clientela premium: infatti il contraccolpo più grave continua a osservarsi su compagnie come easyJet e Ryanair, ancora in calo rispettivamente del 28% e del 19% da inizio anno. Nomi invece come IAG (British Airways) hanno retto meglio la prova della trimestrale, consolidando un rialzo del 5% nell’ultima settimana, ha commentato Aarin Chiekrie, equity analyst di Hargreaves Lansdown: uno dei motivi è proprio il maggiore focus sui passeggeri premium.
Su questi vettori, la cui clientela sembra meno propensa a rinunciare ai viaggi a seguito dell’andamento dei prezzi, lo spazio per il recupero si è già ristretto: in particolare Lufthansa è in calo del 4,6% da inizio anno, IAG del 7,3%, nettamente meno della media.
| Società | Performance da inizio maggio (all’8 maggio) | Performance da inizio anno (all’8 maggio) |
|---|---|---|
| Air France-KLM | +10,9% | -15,9% |
| Ryanair | +8,4% | -18,5% |
| Lufthansa | +5,9% | -3,9% |
| IAG (British Airways) | +5,3% | -6,8% |
| easyJet | +3,2% | -28,3% |
| Euronext 500 | +0,6% | +2,9% |
Il nodo del jet fuel e un rimbalzo ancora fragile
Il punto, allora, è capire se il rimbalzo in corso rappresenti l’inizio di una normalizzazione oppure una pausa all’interno di una dinamica ancora fragile. In questo senso, una delle variabili più osservate dagli operatori resta quella del carburante per jet, che più del petrolio in senso lato riflette le tensioni operative del settore.
Le scorte europee di jet fuel, negli ultimi mesi, hanno mostrato oscillazioni molto più ampie rispetto a quelle statunitensi, segnalando una minore capacità del sistema di assorbire shock prolungati. Non si tratta solo di prezzi: la produzione di carburante per aviazione compete con diesel e altri distillati medi per la capacità delle raffinerie, mentre la maggiore dipendenza dell’Europa dalle importazioni e i vincoli logistici rendono più complessa una risposta rapida a eventuali interruzioni.
In questo contesto, anche soluzioni come il fuel tankering o il trasporto via nave spostano l’offerta senza aumentarla davvero. Il carburante per jet finisce così per comportarsi come un indicatore anticipatore di tensioni più ampie, che nel tempo possono riflettersi sui costi operativi, sui prezzi dei biglietti e infine sulla domanda.
Come osserva Darwei Kung, co-head delle strategie su materie prime ed energia di DWS, “quando le difficoltà logistiche persistono, i mercati smettono di considerare le interruzioni come fenomeni temporanei e iniziano a prezzare vulnerabilità strutturali”.
In ogni caso, ha proseguito Bailey, “ci sono inoltre segnali concreti di intervento per contenere l’impatto della crisi. Le autorità europee hanno indicato che, se gestito in modo appropriato, le compagnie possono utilizzare il Jet A, lo standard statunitense, come alternativa al Jet A-1, il carburante normalmente impiegato in Europa. Anche l’applicazione delle regole sugli slot viene trattata con una certa flessibilità nei casi in cui eventuali carenze di carburante provochino disservizi”.
“Queste misure non eliminano del tutto il rischio, ma indicano la volontà dei policymaker di evitare che una tensione temporanea sull’approvvigionamento di carburante si trasformi in una crisi più profonda per l’aviazione”, ha aggiunto Bailey.
Il rischio è che questa resilienza mostrata anche con il recupero di Borsa resti circoscritta al breve periodo. Se lo shock dovesse protrarsi, il passaggio da problema di costi a problema di domanda diventerebbe inevitabile, soprattutto per i vettori più esposti alla clientela leisure.
Per ora, però, il mercato guarda altrove: il Brent ha riassorbito i picchi peggiori, i conti reggono e il peggio non è ancora nei numeri. “La debolezza attuale del comparto travel appare legata soprattutto a fattori temporanei”, osserva Joanna Sawicka, gestore dell’US Global Investors Travel UCITS ETF e partner di HANetf, “come il livello elevato del petrolio e l’incertezza geopolitica in Medio Oriente, più che a un deterioramento strutturale della domanda”.

