Mentre la difesa militare tira il fiato, in Europa c’è un’altra forma di difesa che continua a correre nelle scommesse degli investitori: le energie pulite. Negli ultimi 12 mesi l’indice European Renewable Energy Total Return ha quasi raddoppiato la sua valutazione, con una performance superiore al 13% solo nell’ultimo mese. Quello delle energie pulite richiama alla mente un settore su cui l’industria del risparmio ha spinto per anni, ma che ha deluso le aspettative per molto tempo. Il rally è stato verticale nel corso del 2020, segnato dal Covid, ma da inizio 2021 ad aprile 2025 l’indice aveva perduto circa il 60% del suo valore, nonostante la crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina che avrebbe potuto alimentare una narrativa simile a quella odierna. Sì, perché in previsione di costi energetici stabilmente più alti a causa dello shock nello Stretto di Hormuz, il comparto delle rinnovabili sta attraversando una nuova espansione della domanda.
Sono emblematici i casi raccontati da Reuters di due operatori attivi nel solare in Germania: Solarhandel24 ha dichiarato vendite più che triplicate a marzo, con la previsione che possano triplicare nuovamente questo mese fino a circa 60 milioni di euro. Storia analoga quella di Enpal, che ha comunicato ordini in crescita del 30% su base annua a marzo, raggiungendo 130 milioni di euro, mentre aprile è sulla buona strada per segnare un aumento del 33% fino a circa 120 milioni, trainato dalle installazioni di impianti solari sui tetti, spiega l’agenzia. In Borsa la tendenza ha riguardato anche titoli come SMA Solar, terzo produttore mondiale di inverter, le cui azioni sono salite di circa il 50% dall’inizio della guerra.
Energie green: il rally può durare ancora?
Il ricordo delle scommesse green andate male negli ultimi anni, però, è ancora fresco: il rally sarà più stabile questa volta? Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, è importante non attribuire troppa importanza all’ultima svolta geopolitica. “La guerra in Iran ha riacceso il premio di mercato sulla sicurezza energetica, con un nuovo shock su petrolio e gas e una rinnovata attenzione europea alla vulnerabilità delle forniture fossili”, ha affermato in un’intervista a We Wealth. “Ma il punto di svolta non nasce oggi. Se osserviamo il settore delle rinnovabili europee, misurato dall’European Renewable Energy Index, ha chiuso il 2024 con un calo vicino al -40%, nel mix più ostile possibile tra tassi elevati, costi in salita e prezzi dell’energia in discesa. Il 2025 è stato l’anno della svolta, con un rimbalzo superiore al +40%, quindi ben prima dello shock geopolitico”.
È innegabile, però, che la narrativa sulla cosiddetta resilienza energetica europea abbia trovato una nuova ragione per stimolare le aziende attive nel settore delle rinnovabili, “che smettono di essere solo una scelta ambientale e tornano a essere una scelta economica e strategica”.
Non a caso Bruxelles ha accelerato i piani di indipendenza energetica, ha ricordato l’analista di eToro, con taglio delle tasse sull’elettricità, semplificazione delle autorizzazioni e un nuovo pacchetto Clean Energy Investment Strategy da oltre 75 miliardi di euro. “Il recupero ha quindi elementi per proseguire, ma non perché il mercato abbia improvvisamente riscoperto il green. Ha elementi per proseguire perché oggi il settore poggia su driver più solidi: sicurezza energetica, elettrificazione, reti, accumulo, data center e contratti di lungo termine”, ha affermato Debach.
Il rischio che la risoluzione politica in Iran possa diventare un boomerang nel breve termine esiste, ha aggiunto Debach, avvertendo che il rialzo potrebbe non essere lineare. “Se le tensioni geopolitiche dovessero rientrare e i prezzi energetici normalizzarsi, una parte del rerating potrebbe essere riassorbita. Resta inoltre il tema dei tassi. Un contesto di inflazione più elevata e costi di finanziamento ancora alti potrebbe continuare a pesare su un settore ad alta intensità di capitale. Lo abbiamo già visto nel 2022, quando lo shock sui tassi ha innescato una fase di debolezza protrattasi fino al 2025”.
Infatti, le imprese attive nel comparto delle energie pulite, a causa di una leva finanziaria superiore alla media, sono molto sensibili al costo del debito: tendono quindi a fare peggio della media del mercato quando i tassi d’interesse sono in salita. E il rischio di qualche rialzo da parte della BCE è attualmente nelle attese di mercato, con due possibili inasprimenti da qui a fine anno.
Energie pulite: le aziende da monitorare
Fra i nomi da monitorare secondo Debach, il profilo più robusto resta quello di Siemens Energy, che è esposta non solo alla narrativa green ma a driver industriali più larghi e più solidi, come reti, elettrificazione e domanda di infrastrutture energetiche: “È uno dei pochi titoli dove il mercato sta inseguendo i numeri, non anticipandoli. Non a caso il management parla di capacità già sold-out sulle turbine fino al 2028-29 e di un mercato delle reti raddoppiato in tre anni, con pricing favorevole”.
A febbraio il gruppo ha riportato un utile trimestrale quasi triplicato grazie alla forte domanda di turbine a gas e apparecchiature per la rete, mentre già a inizio anno annunciava nuovi investimenti per aumentare la capacità produttiva negli Stati Uniti, segno che il mercato sta premiando fondamentali reali più che semplice entusiasmo settoriale. Più ciclica ma interessante resta anche Nordex: il gruppo ha chiuso il 2025 con profitti record dopo un secondo anno consecutivo di ordini record, ha alzato i target di marginalità e continua a vedere una domanda sostenuta, pur con intake nel primo trimestre 2026 inferiore a quello eccezionale dell’anno precedente ma in linea con le attese della società. “Ordini record, backlog in crescita e margini in miglioramento indicano che il ciclo delle turbine sta girando davvero. È spesso il primo anello della catena a segnalare un cambio di fase”, ha affermato Debach. “Chi ha già dimostrato backlog visibile, margini in espansione e multipli ancora ragionevoli è meglio posizionato per il prossimo tratto del recupero”.

