Se lo scenario di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz dovesse concretizzarsi, questo settore potrebbe proseguire l’inversione positiva.
Le ultime previsioni aggiornate dagli analisti di Goldman Sachs hanno già incorporato un’evoluzione più persistente del conflitto, con un barile Brent a 75 dollari nei prossimi tre mesi, 73 nei prossimi sei e 71 entro un anno (al momento della pubblicazione è oltre i 100 dollari).
Anche il prezzo del gas europeo (TTF) è stato rivisto al rialzo per il secondo trimestre del 2026, a 63 euro per megawattora, contro i 45 stimati in precedenza (il prezzo attuale è di circa 50,6 euro). Gli analisti temono infatti che il conflitto possa ostacolare più a lungo del previsto le esportazioni di gas naturale liquefatto dal Qatar.
“In tutte le nostre discussioni sulla guerra in Iran, la parola che ricorre continuamente è una sola: durata. La domanda chiave è se il conflitto durerà abbastanza a lungo da alimentare in modo significativo l’inflazione e provocare una recessione globale”, ha scritto in una nota Lewis Grant, senior portfolio manager per le azioni globali di Federated Hermes.
“La reazione dei prezzi spot di petrolio e gas naturale ha attirato molta attenzione. Tuttavia, le quotazioni forward si sono mosse molto meno, perché gli investitori sembrano scontare un ritorno a condizioni più normali prima o poi. Questo spiega almeno in parte perché i titoli delle società energetiche non abbiano seguito pienamente il rialzo del petrolio”.
In questo scenario, Grant ha indicato come interessanti i settori value più tradizionali.
“Indipendentemente dall’evoluzione della guerra, riteniamo che i titoli energetici possano essere tra quelli con maggiori probabilità di beneficiare nel corso dell’anno”, ha affermato. “Se il conflitto dovesse prolungarsi, il petrolio resterebbe più caro più a lungo. Se invece dovesse terminare rapidamente, la ripresa ciclica globale potrebbe rafforzarsi. In entrambi i casi, il settore energetico appare ben posizionato”.
Dove guardano i portafogli: energia, materie prime e selettività
Anche Allianz Global Investors ritiene che l’impatto sui mercati azionari non sia uniforme tra i settori.
“Per i mercati azionari l’impatto è eterogeneo: energia, infrastrutture e difesa sono tra i settori che possono beneficiare dello shock, mentre i comparti più energivori sono esposti all’aumento dei costi”, osservano Jingjing Chai e Frederik Fischer, senior portfolio manager di Allianz Global Investors.
Nel contesto attuale, secondo i due gestori, tornano inoltre interessanti alcune materie prime. “Riteniamo che le commodity restino un asset interessante nell’attuale contesto, inclusi oro e rame”.
Nonostante l’incertezza geopolitica, la visione complessiva sui mercati resta comunque relativamente costruttiva. “Sebbene il conflitto abbia spinto a rivedere alcune preferenze di asset allocation, continuiamo a vedere un contesto nel complesso favorevole per gli asset rischiosi, anche se più selettivo”.

