Antonio Feriero è stato per anni responsabile corse di Goodyear per la Formula1 e per i Rally. Successivamente “Tony” Feriero, ha fondato a 33 anni la sua impresa: Tonygomme, storica e apprezzata officina milanese.
Alla festa per lo storico traguardo dei 45 anni dalla fondazione, erano presenti stelle dello sport come Roberto Donadoni e Giovanni Galli, del motorsport, e dello spettacolo come Massimo Boldi e Davide Mengacci. La testimonianza di un rapporto di fiducia costruito in decenni. Ma per Tony, la vera soddisfazione non sono i vip, ma la regola d’oro che ha guidato la sua impresa.
I 3 consigli di Feriero per una impresa longeva
A lui chiediamo i 3 consigli per un’azienda longeva. Ci risponde con la schiettezza di chi ha visto cambiare Milano e il mondo dell’automotive.
1. Anticipare il mercato: aggiornamento continuo
“L’aggiornamento è importante come il servizio”, spiega Feriero, “La gente vuole sempre di più. È un pò come se lei compra una macchina: una volta non c’era l’aria condizionata e andava a Roma lo stesso. Adesso la vuole con l’aria condizionata e magari AI a bordo. Bisogna seguire l’evoluzione del mercato e bisogna arrivarci prima”. Questo significa quindi stare al passo con le tecnologie.
2. Alimentare il motore: mettere il cliente al centro
“Il cliente è sempre più informato, esigente e sa cosa vuole”, afferma con convinzione Tony. È la filosofia di prestare la massima attenzione al cliente che ha trasformato i clienti di passaggio in amici di una vita. “La soddisfazione dei clienti è il miglior premio per noi che puntiamo alla qualità del servizio offerto”.
3. Finanziare il viaggio: reinvestire i profitti
Il consiglio finanziario di Tony riguarda dove mettere i soldi che l’impresa genera. “Quando ero giovane volevo investire nel mattone. Adesso un po’ meno nel mattone e molto di più nell’attività stessa”, rivela.
La sua strategia è semplice e potente: “Tutti i soldi, se ce li hai, li investi in quello che sai fare”. Che significa aprire un altro punto vendita, migliorare la tecnologia, potenziare i servizi.
Per lui, tenere i capitali liquidi sul conto o investimenti passivi non è la strada. “Mio nonno mi diceva che se i soldi li tieni troppo in tasca, incominciano a puzzare. Bisogna farli lavorare”, conclude.
Decisamente un economista “ante litteram”.
Conclusione
Possiamo concludere, parafrasando la mentalità imprenditoriale di Tony, che la sostenibilità di un’impresa non si costruisce inseguendo il profitto fine a sé stesso, ma reinvestendo continuamente nella propria missione centrale: anticipare i bisogni del cliente attraverso un miglioramento continuo.
In altre parole, il successo non è una destinazione, ma un percorso di evoluzione costante alimentato dal cliente e finanziato dai profitti che esso stesso genera.

