Cyber security: Google & co. pronte a investire oltre 30 miliardi

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A seguito del vertice ospitato dalla Casa Bianca sulla sicurezza informatica, diverse big tech hanno assunto impegni multimiliardari per sostenere le difese statunitensi. Ecco tutti i numeri (e gli obiettivi): da Google a Microsoft

Joe Biden: “La realtà è che la maggior parte della nostra infrastruttura critica è gestita dal settore privato. E il governo federale non può affrontare questa sfida da solo”

Google investirà più di 10 miliardi di dollari nella sicurezza informatica nei prossimi cinque anni, impegnandosi anche a formare 100mila americani in campi a essa correlati

Microsoft, vittima di un attacco hacker nel mese di marzo, punterà 20 miliardi di dollari (quattro volte rispetto al tasso attuale d’investimento)

Google, Microsoft, Ibm. Ma anche Amazon. Sono solo alcuni dei nomi delle big tech che, nella giornata del 25 agosto, hanno partecipato al vertice sulla sicurezza informatica ospitato dalla Casa Bianca. Un’occasione, nelle intenzioni del presidente Joe Biden, per discutere delle ampie carenze nella difesa del Paese dalle minacce cyber, riconoscendo come il governo federale non possa “affrontare questa sfida da solo”. La maggior parte dell’infrastruttura critica statunitense, ha dichiarato il democratico in apertura, è gestita infatti dal settore privato. Un settore che viene chiamato all’azione per affrontare punti deboli che, secondo gli esperti, porrebbero a rischio l’intero sistema economico. Oltre che le singole società colpite.
Ad accogliere l’esortazione del numero uno della Casa Bianca Sundar Pichai, ceo di Google dal 2015 e di Alphabet dal 2019. Che ha rivelato come Google investirà più di 10 miliardi di dollari nella sicurezza informatica nei prossimi cinque anni, impegnandosi anche a formare 100mila americani in campi a essa correlati. Arvind Krishna, amministratore delegato di Ibm, ha dichiarato invece che l’azienda formerà 150mila lavoratori nei prossimi tre anni, lavorando a stretto contatto con college e università storicamente afroamericane. C’è poi Microsoft, vittima di un attacco hacker nel mese di marzo (che ha colpito Microsoft exchange server, il software utilizzato da aziende e organizzazioni in tutto il mondo per gestire email e calendari, ndr), che dedicherà 20 miliardi di dollari alla sicurezza informatica nel prossimo quinquennio, quattro volte rispetto all’attuale tasso d’investimento; inoltre, destinerà 150 milioni di dollari all’assistenza tecnica nei governi nazionali e locali.
Amazon non ha attribuito alcuna cifra monetaria ai suoi obiettivi, rivela il Financial Times, ma ha affermato che renderà pubblici i materiali di formazione forniti ai propri dipendenti per difendersi dagli attacchi informatici. Inoltre, ha annunciato che alcuni clienti di Amazon web services riceveranno gratuitamente dei dispositivi di autenticazione a più fattori in virtù di un più elevato livello di sicurezza. Chiude il cerchio Apple che, come raccontato dalla Casa Bianca, si sarebbe impegnata su protocolli di sicurezza informatica maggiormente stringenti tra i propri fornitori. A partecipare al vertice organizzato dall’amministrazione Biden anche Jamie Dimon di JpMorgan Chase e Brian Moynihan di Bank of America per il settore bancario, oltre a Resilience per il comparto assicurativo che richiederà invece ai propri clienti di soddisfare una soglia minima in termini di sicurezza informatica per ottenere la copertura.

A spiegare a We Wealth l’importanza per governi e privati di investire sulla sicurezza informatica è stata Greta Nasi, professore associato del dipartimento di analisi delle politiche e management pubblico dell’Università Bocconi, intervistata in occasione del recente attacco hacker alla Colonial Pipeline. “Un primo fattore da considerare è che la cyber security rappresenta a tutti gli effetti un bene pubblico. Ma l’elemento chiave non è la difesa dell’infrastruttura in quanto tale, quanto piuttosto dei servizi a essa associati che generano benefici economici e sociali per la collettività, non solo per il singolo. Sia negli Stati Uniti che in Europa, le amministrazioni pubbliche e i governi hanno la titolarità della regolamentazione, nel dare linee guida, veicolare messaggi legati alle vulnerabilità o collezionare informazioni a essa inerenti. Ma, dall’altro lato, non sono loro che gestiscono questi asset. Gli investimenti tecnologici sono spesso di titolarità privata”. Una situazione che renderebbe necessaria la strutturazione di “una partnership pubblico-privato efficace”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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