Banche: al via le nuove linee guida sui prestiti “green”

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In vigore dal 30 giugno le linee guida dell’Eba sulla concessione e il monitoraggio dei prestiti. Prevista l’integrazione dei fattori esg tra i criteri di valutazione dei rischi

Le linee guida dell’Eba rientrano nell’Action plan adottato dal Consiglio dell’Unione europea nel luglio del 2017 per fronteggiare la questione dei crediti deteriorati

Intanto, il Consiglio ha dato il via libera all’atto che fissa nella legislazione europea l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050

Entrano pienamente in vigore dal 30 giugno le linee guida dell’Autorità bancaria europea (Eba) sulla concessione e il monitoraggio dei prestiti. Un’iniziativa, parte dell’Action plan adottato dal Consiglio Ue nel luglio del 2017 per contrastare l’esposizione del sistema creditizio ai crediti deteriorati, che vede anche l’inclusione dei fattori esg (environmental, social, governance) tra i criteri di valutazione e gestione dei rischi. E che arriva in concomitanza con l’adozione da parte del Consiglio dell’atto che fissa nella legislazione europea l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Ma andiamo per gradi.
Stando a quanto definito nella relazione finale dell’Eba, gli orientamenti si applicano dunque a decorrere dal 30 giugno 2021. Nel dettaglio, sul fronte della sostenibilità, “gli enti dovrebbero incorporare i fattori esg e i rischi a essi associati nella loro propensione al rischio di credito, nelle politiche di gestione dei rischi e procedure relative al rischio di credito, adottando un approccio olistico”, scrive l’autorità europea. Essi, aggiunge, dovrebbero considerare i rischi legati ai fattori esg nel valutare le condizioni finanziarie dei mutuatari, ma anche l’impatto dei fattori ambientali e climatici nella loro propensione al rischio di credito e nelle politiche e procedure relative. Quanto al climate change, scrive l’Eba, ci sono due tipologie di rischi da considerare: i rischi fisici (come quelli derivanti dagli effetti “tangibili” del cambiamento climatico) e quelli di transizione (come quelli relativi al passaggio verso un’economia a basse emissioni di carbonio). Senza dimenticare poi i rischi legali e quelli connessi ai cambiamenti delle preferenze del mercato e dei consumatori.
Per quanto riguarda invece i soggetti che emettono o intendono emettere linee di credito sostenibile dal punto di vista ambientale, secondo l’Eba “dovrebbero indicare, nell’ambito delle loro politiche e procedure relative al rischio di credito, i dettagli specifici delle loro politiche e procedure di prestito sostenibile dal punto di vista ambientale, con riferimento alla concessione e al monitoraggio di tali linee di credito”. Nel dettaglio, politiche e procedure dovrebbero essere volte a offrire un elenco dei progetti e delle attività che l’ente ritiene idonei alla concessione di tali prestiti o un riferimento alle norme in materia che delineino quale tipologia di prestito può essere considerato come tale; inoltre, è richiesto di indicare il processo utilizzato per “accertare che i proventi delle linee di credito sostenibili dal punto di vista ambientale da essi emesse” siano “utilizzati per attività sostenibili dal punto di vista ambientale”, si legge nella relazione.

Qualora si tratti di prestiti a imprese, tale processo dovrebbe includere la raccolta di informazioni sugli obiettivi aziendali legati al cambiamento climatico e sostenibili dal punto di vista ambientale, la valutazione della conformità dei progetti di finanziamento dei clienti a tali criteri, la dimostrazione della volontà e la capacità degli stessi di monitorare e segnalare in modo opportuno i proventi dei progetti sul piatto, e poi la verifica della corretta destinazione di questi proventi. Infine, conclude l’Eba, “gli enti dovrebbero collocare le loro politiche e procedure di prestito sostenibile dal punto di vista ambientale nel contesto della strategia, della politica e degli obiettivi generali che si pongono in relazione alla finanza sostenibile” definendo obiettivi qualitativi e quantitativi per “sostenere lo sviluppo e l’integrità della loro attività di prestito sostenibile dal punto di vista ambientale e per valutare in che misura tale sviluppo sia in linea con i loro obiettivi legati al cambiamento climatico e sostenibili dal punto di vista ambientale o contribuisca a questi ultimi”.

Intanto, come anticipato, il Consiglio Ue ha concluso nella giornata del 28 giugno la procedura di adozione della norma che fissa nella legislazione europea l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. “Mi rallegro vivamente di questo ultimo passo che ha portato all’adozione della prima normativa dell’Unione sul clima in assoluto: ora l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 è sancito nella legislazione. Arrivare a un accordo è stata una priorità della presidenza portoghese e sono lieto che siamo riusciti a raggiungere questo traguardo”, ha commentato João Pedro Matos Fernandes, ministro portoghese dell’Ambiente e dell’azione per il clima. La normativa europea prevede un obiettivo vincolante per la contrazione delle emissioni di gas a effetto serra pari ad almeno il 55% entro il 2030 dai livelli del 1990. Nel rispetto di tale obiettivo, introduce anche un limite di 225 milioni di tonnellate di Co2 “equivalente al contributo degli assorbimenti a tale obiettivo”, scrive il Consiglio in una nota ufficiale. Infine, nel paniere dei desiderata un incremento del pozzo netto di assorbimento del carbonio entro il 2030.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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