In un settore attraversato da trasformazioni rapide, tra innovazione tecnologica e nuove esigenze della clientela, la consulenza finanziaria è chiamata a ridefinire il proprio ruolo. Ma qual è oggi il cambiamento più profondo?
“Certamente l’innovazione tecnologica è uno dei temi più importanti e delle sfide più significative che il settore deve affrontare” ha spiegato Luca Antonio Trotta, Responsabile rete Financial Wellbanker del Gruppo Credem, a margine di Consulentia 2026. La questione, però, non è solo adottare nuovi strumenti, ma farlo nel modo giusto: “Come gestire e implementare l’innovazione tecnologica per farne un’opportunità e non un elemento di complicazione della professione”.
Il valore dell’integrazione (quando è reale)
Negli ultimi anni Credem ha investito in un modello che integra banca, rete e competenze specialistiche. Una promessa che molte realtà fanno, ma che non sempre riescono a tradurre in valore concreto per il cliente.
Trotta ha poi rivendicato un percorso già consolidato: “Oggi è un valore percepito sia dal consulente sia dal cliente. Riusciamo a rispondere alle esigenze di tutte le tipologie di clientela, dai privati agli imprenditori, perché il consulente è il baricentro della relazione, supportato da un ecosistema di gruppo”.
Il punto chiave, dunque, non è l’integrazione in sé, ma la sua efficacia operativa: quando funziona, diventa “un fattore di arricchimento e di potenziamento della relazione”.
Il cambiamento si riflette anche nella quotidianità del consulente. Il cliente oggi non cerca più solo un esperto di investimenti, ma un interlocutore capace di presidiare tutte le aree del patrimonio.
“Il cliente cerca sempre più un punto di riferimento che sia capace di soddisfare tutte le sue aree di bisogno: protezione, finanziamento, investimento” ha sottolineato Trotta.
Questo implica un’evoluzione del mestiere: il valore del consulente dipende sempre più dalla struttura che lo supporta e dalla sua capacità di attivare competenze diverse all’interno dell’organizzazione.
Formazione: tecnica, ma soprattutto comportamentale
In questo contesto, la formazione diventa una leva strategica. Credem ha strutturato un piano triennale che va oltre la dimensione puramente tecnica.
“La formazione è un pilastro fondamentale della nostra strategia” ha spiegato Trotta. “Non è solo tecnica, ma anche comportamentale, proprio per rispondere alle nuove sfide legate alla comprensione dei bisogni del cliente”.
Particolare attenzione è dedicata alla tecnologia, ma con un approccio chiaro: deve supportare la relazione, non sostituirla. Anche per questo, il percorso formativo integra competenze digitali e soft skill, attraverso una combinazione di risorse interne, come la Scuola Credem, e collaborazioni esterne.
Il vero rischio? Complicare
In un settore che tende spesso ad aggiungere livelli di complessità, Trotta ha individuato un rischio preciso: “Credo che il rischio sia quello di complicare inutilmente”.
La sfida, al contrario, è rendere la consulenza più accessibile ed efficace: “Dobbiamo essere capaci di generare valore e benessere per i clienti, con soluzioni semplici, immediate e con un’ottica di medio-lungo termine”.
Un passaggio che sintetizza bene la direzione del settore: meno sovrastrutture, più chiarezza. Perché, in un contesto sempre più sofisticato, il vero vantaggio competitivo potrebbe essere proprio la capacità di semplificare senza banalizzare.
