Il piano di integrazione fra Mps e Mediobanca ha confermato le sinergie a 700 milioni l’anno a regime: sfuma così la speranza di veder migliorate le potenzialità di ulteriore creazione di valore, mentre si mettono più a fuoco i contorni – in parte già noti – della strategia anticipata nei mesi scorsi. Per i dettagli finanziari dell’offerta finalizzata all’acquisto delle quote residue di Mediobanca bisognerà invece attendere ancora: il 10 marzo è prevista la definizione del piano di fusione e, presumibilmente, del relativo rapporto di concambio.
La principale trasformazione di Mps passa da un profilo dei ricavi che sarà nettamente più spostato sulle entrate commissionali, con una dichiarata centralità del wealth management nella generazione di ricavi ricorrenti, staccati dalla ciclicità dei tassi, e una crescita composta del fatturato fee-based del 5,6% nel periodo 2025–2030.
Mps prevede di portare il risultato operativo da 7,6 miliardi del 2025 a 9,5 miliardi nel 2030, con utili in salita da 2,4 a 3,7 miliardi e un rapporto costi/ricavi in calo dal 46% al 38%. Tutto questo porterà la redditività (RoTE) al 18% al 2030. Nell’intero orizzonte del piano il payout ratio sarà pari al 100%, per 16 miliardi di distribuzioni cumulate al 2030. Inoltre, si prevede un cuscinetto di capitale in eccesso pari a 3 miliardi, che resta una risorsa utile per ulteriore crescita o remunerazione degli azionisti.
Un pacchetto che nel complesso non è bastato a reggere le aspettative del mercato che ha scaricato il titolo Mps a Piazza Affari, con un calo superiore al 4,4%..
L’agenda per il wealth management: via all’integrazione Premier–Widiba
“L’asset gathering e il wealth management rappresentano il nostro moltiplicatore di valore: la componente più redditizia, meno assorbente in termini di capitale e con il maggiore potenziale di rivalutazione per il gruppo”, ha dichiarato Lovaglio. “Si tratta di uno dei motori più strategici del gruppo e, strutturalmente, del business più profittevole”.
Nel piano, i ricavi del segmento sono attesi in crescita da 1,5 miliardi a 2 miliardi di euro, mentre l’utile ante imposte salirà da 0,8 a 1,2 miliardi. Le masse finanziarie complessive aumenteranno da 142 miliardi a 185 miliardi di euro.
Già oggi, le commissioni incassate da wealth management e private banking rappresentano la prima voce di ricavo nel bilancio di Mps, con una quota del 30%, superando il tradizionale business della banca commerciale focalizzata sui crediti (29%). Il credito al consumo, grazie all’ingresso di Compass nel perimetro, diventerà la terza gamba del gruppo con un peso sui ricavi del 19%, seguito dal corporate and investment banking (14%).
Quelli che fanno capo al wealth management sono “ricavi ricorrenti, trainati da commissioni di elevata qualità e, con l’aumentare del loro peso nel mix del gruppo, contribuiscono a una naturale rivalutazione del titolo. È un business in cui scala, consulenza e prossimità al cliente sono determinanti”.
L’integrazione passerà anche dall’unione delle reti: “Stiamo unendo due solide reti di consulenza — Widiba e Mediobanca Premier — in un’unica piattaforma scalabile e ad alta produttività”. Il numero di consulenti finanziari crescerà da circa 1.280 a oltre 1.750, mentre le masse gestite dalla rete passeranno da 25 miliardi a circa 40 miliardi di euro.
Quanto al private banking, che nell’alta fascia resterà a brand Mediobanca, “costituisce il nostro catalizzatore strategico”. I private banker del gruppo, oggi circa 750, guideranno una crescita delle masse da 77 a 103 miliardi al 2030 e ricavi in aumento da 0,6 a 0,9 miliardi.
L’integrazione delle case prodotto
“Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dal nostro motore di prodotto, che combina Anima, le società di asset management di Mediobanca e oltre 30 asset manager globali”. Questa piattaforma supporterà la crescita delle masse gestite da Mediobanca SGR da 21 miliardi a circa 40 miliardi di euro al 2030, con sviluppo su mercati alternativi, mandati e gestione discrezionale.
Lovaglio ha precisato che “l’architettura aperta verrà rafforzata da soluzioni proprietarie”, in una logica di progressivo riequilibrio del mix di ricavi.
Cib e private banking: verso il modello di private investment banking
“Corporate & Investment Banking e Private Banking, lavorando insieme, ci consentono di sviluppare un modello di private investment banking che oggi non ha equivalenti in Italia”.
L’integrazione tra advisory alle imprese e gestione del patrimonio personale degli imprenditori consentirà al gruppo di seguire il cliente lungo tutto il ciclo di creazione di valore: dalla cessione o quotazione di un’azienda fino alla gestione della liquidità generata a livello personale, aumentando la capacità di intercettare e gestire i flussi patrimoniali all’interno del gruppo e incrementando in modo strutturale la share of wallet.
Il segmento partirà da circa 1 miliardo di ricavi e 0,6 miliardi di utile ante imposte (PBT) nel 2025, con una traiettoria verso 1,3 miliardi di risultato operativo e 0,8 miliardi di PBT entro il 2030, mentre i prestiti sono previsti in aumento da 22 a 27 miliardi. Previsto inoltre il rafforzamento del modello di Private Investment Banking attraverso attività di cross-selling, con circa 500 milioni di flussi di nuova raccolta netta derivanti dal cross-selling verso clienti PIB entro il 2030.
Quota in Generali? Resta, nessuna cessione all’orizzonte
Sulla partecipazione del gruppo Mps in Generali, portata in dote da Mediobanca (con una quota del 13%), il piano industriale conferma il mantenimento dell’esposizione come investimento in grado di generare importanti flussi di utile. Il “Principal investing rappresenta un contributore importante per la diversificazione e la stabilità dei risultati del gruppo”, ha detto in merito Lovaglio. “I risultati sono attesi in crescita da 0,5 a 0,8 miliardi e rappresenteranno circa l’8% dei ricavi di gruppo e il 16% dell’utile pre-tax al 2030”.
Il mantenimento della quota in Generali risponde formalmente a logiche di stabilizzazione degli utili nel segmento di principal investing. Ma, al tempo stesso, consente al gruppo di preservare un presidio strategico su uno degli snodi chiave del sistema finanziario italiano: una scelta industriale che finisce per allinearsi anche a più ampie logiche di influenza.

